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109 Costituzionalisti per il SI all'ammissibilità
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di Mario Segni
Carissimi,
109 costituzionalisti italiani, cioè la quasi totalità dei professori di questa materia, hanno sottoscritto l'appello che Vi allego.
Tra essi vi sono due ex Presidenti della Corte, cioè Onida e Zagrebewskj, e molti altri notissimi nomi come Barbera, Bassanini, Cheli, Guzzetta.
Nell'appello si afferma che "auspichiamo che la Corte decida per la ammissibilità". I giornali di questi giorni dicono invece che sarebbe stata già decisa la bocciatura. Ma come spiegheranno i quindici giudici le ragioni della bocciatura visto che quasi tutto il mondo costituzionalistico italiano ritiene i quesiti accoglibili?"
Mario Segni
Il Comitato referendario per i collegi uninominali ha diffuso un appello, promosso da Andrea Morrone, sottoscritto finora da 109 costituzionalisti.
L’appello, auspicando che il referendum sia ammesso dalla Corte costituzionale, esprime il convincimento che, grazie alla decisione di ammissibilità, l’iniziativa referendaria continui a svolgere la funzione di pungolo per il varo di una nuova legge elettorale, nel solco dei quesiti sottoscritti da un milione e duecentomila cittadini.
I quesiti referendari, se ammessi dalla Corte costituzionale, potranno aiutare le forze parlamentari impegnate nel delicato sostegno al governo Monti a realizzare gli obiettivi indicati dal Capo dello Stato.
Il testo:
“All’inizio della campagna referendaria, molti di noi lanciarono un appello ai cittadini, perché appoggiassero una iniziativa che costituiva una “occasione imperdibile per ridare base e senso al nostro sistema politico, stimolando il Parlamento a compiere il suo dovere di dotare l’Italia di una legge elettorale all’altezza della Costituzione e della dignità del popolo italiano”. Adesso che la raccolta delle firme ha avuto un così ampio successo, ci rivolgiamo ai gruppi parlamentari e ai partiti perché affrontino immediatamente il problema, utilizzando al massimo l’ultima parte della legislatura. L'iniziativa referendaria ha già svolto un compito importante, riaprendo un tema che sembrava chiuso e riproponendo alla coscienza popolare il rischio di votare, per la terza volta, con un sistema che calpesta fondamentali principi della Costituzione. Il referendum – se ammesso, come auspichiamo, dalla Corte costituzionale - non solo non interferirà con la attività di governo ma, anzi, potrà aiutare i gruppi parlamentari nello sforzo per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria. Il referendum, infatti, potrà diventare nei prossimi mesi non solo uno stimolo, sempre più forte, per affrontare le tematiche istituzionali auspicate dal Presidente della Repubblica accompagnando le misure di risanamento e di rilancio dello sviluppo, ma potrà, altresì, evitare lacerazioni fra i gruppi parlamentari impegnati in una così importante e delicata missione per il Paese. Al di là di aspetti che il Parlamento potrà sempre correggere, il ritorno alle "leggi Mattarella" potrebbe contribuire a ricostituire, attraverso i collegi uninominali, un rapporto più diretto fra parlamentari ed elettori e potrà evitare, pur in un quadro tendenzialmente maggioritario, la formazione di coalizioni rissose, fragili ed eterogenee, artificiosamente tenute insieme dalla conquista di un premio di maggioranza a livello nazionale. Sarebbe una sciagura se - nonostante la condanna, ormai generale, dell’attuale sistema elettorale - l’inerzia e gli interessi di parte impedissero nuovamente al Parlamento di intervenire. Ma poiché questo pericolo esiste realmente, e lo sarebbe ancora di più senza lo stimolo referendario, invitiamo i partiti ad assumersi tutte le responsabilità e a lavorare immediatamente attorno a questo problema alla ripresa dei lavori parlamentari.”
Hanno finora aderito :
Vittorio Angiolini, Luca Antonini, Adele Anzon, Paolo Armaroli, Enzo Balboni, Vincenzo Baldini, Augusto Barbera, Franco Bassanini, Ernesto Bettinelli, Raffaele Bifulco, Roberto Bin, Giuditta Brunelli, Maria Agostina Cabiddu, Marina Calamo Specchia, Licia Califano, Paolo Caretti, Agatino Cariola, Massimo Carli, Emilio Castorina, Elisabetta Catelani, Paolo Cavaleri, Alfonso Celotto, Ginevra Cerrina Feroni, Enzo Cheli, Omar Chessa, Lorenzo Chieffi, Anna Chimenti, Pietro Ciarlo, Giovanni Cordini, Pasquale Costanzo, Antonio D'Aloia, Marilisa D’Amico, Luigi D’Andrea, Gian Candido De Martin, Gianmario Demuro, Giuseppe de Vergottini, Giovanni Di Cosimo, Alfonso Di Giovine, Giampiero Di Plinio, Guerino D’Ignazio, Filippo Donati, Damiano Florenzano, Tommaso Edoardo Frosini, Carlo Fusaro, Silvio Gambino, Paolo Giangaspero, Adriano Giovannelli, Tommaso Francesco Giupponi, Stefano Grassi, Enrico Grosso, Riccardo Guastini, Giovanni Guzzetta, Armando Lamberti, Sergio Lariccia, Aldo Loiodice, Isabella Loiodice, Nicola Lupo, Jörg Luther, Elena Malfatti, Alessandro Mangia, Stelio Mangiameli, Andrea Manzella, Angelo Mattioni, Luca Mezzetti, Roberto Miccù, Andrea Morrone, Giovanni Moschella, Ida Nicotra, Nicola, Occhiocupo, Maurizio Oliviero, Valerio Onida, Maurizio Pedrazza Gorlero, Roberto Pinardi, Cesare Pinelli, Ferdinando Pinto, Andrea Piraino, Alessandro Pizzorusso, Anna Maria Poggi, Fabrizio Politi, Salvatore Prisco, Andrea Pugiotto, Margherita Raveraira, Saverio Francesco Regasto, Antonio Reposo, Paolo Ridola, Francesco Rigano, Angelo Rinella, Raffaele Guido Rodio, Giancarlo Rolla, Roberto Romboli, Claudio Rossano, Emanuele Rossi, Antonio Ruggeri, Antonio Saitta, Carmela Salazar, Roberto Scarciglia, Stefano Sicardi, Andrea Simoncini, Antonino Spadaro, Sandro Staiano, Rolando Tarchi, Vincenzo Tondi della Mura, Roberto Toniatti, Alessandro Torre, Giuseppe Verde, Lorenza Violini, Gustavo Zagrebelsky, Nicolò Zanon, Antonio Zorzi Giustiniani.
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Lettera sulla caduta di Berlusconi
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Cari amici e cari compagni,
Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni del suo quarto governo nelle
mani del Presidente della Repubblica. Così facendo ha aperto la strada al
conferimento dell’incarico a Mario Monti, ritenuto da molti la “riserva della
Repubblica”.
Silvio Berlusconi non aveva il dovere di dimettersi perché il Parlamento non
lo aveva sfiduciato. Solo in questo caso la Costituzione impone le dimissioni
perché, formalmente, il nostro regime è una democrazia parlamentare. Però
Berlusconi, pur godendo di un’ampia maggioranza al Senato, alla Camera aveva
solo la maggioranza relativa e non quella assoluta; e un governo non può fare
affidamento su di una tale maggioranza per affrontare la sfida che la finanza
internazionale stava portando al debito sovrano.
A me Berlusconi non piace perché la promessa di rivoluzione liberale non l’ha
mantenuta, perché ha utilizzato il potere politico per difendersi dalle sue
disavventure giudiziarie, perché non ha fatto nulla per offrire una immagine
integerrima della sua vita privata, perché è l’esponente più significativo del
conflitto tra l’interesse privato e l’interesse pubblico.
Stavolta devo, però, riconoscergli il merito di aver scelto di farsi da parte
per permettere il tentativo di una diversa difesa degli interessi nazionali.
Alcuni diranno che lo ha fatto perché costretto dallo spread dei Buoni del
Tesoro italiani e dei Bund tedeschi. In una democrazia parlamentare è il
Parlamento che manda a casa i governi e non certamente la finanza
internazionale. Affermare che è stato sfiduciato dallo “spread” significa
dargli ragione sull’esistenza di un complotto finanziario ai suoi danni.
Personalmente non credo nell’esistenza di complotti, credo che il notevole
debito pubblico, accumulato dal nostro paese in un lasso di tempo molto più
lungo della presenza di Berlusconi al governo, ha esposto il nostro paese alla
sfida della finanza internazionale.
La caduta di Berlusconi ha degli aspetti, diciamo, “sui generis”. Lo aveva
notato Michele Ainis. C’è stato un preannuncio di dimissioni (o pre-dimissioni)
per permettere al Presidente della Repubblica di effettuare delle pre-
consultazioni e ventilare un pre-pre-incarico e si è lanciato un pre-toto-
ministri. Inoltre è stata approvata una finanziaria che non sarà attuata dal
governo che l’ha predisposta.
Questi aspetti provano la drammaticità della situazione che stiamo
attraversando. La gazzarra scoppiata in piazza la sera del 12 novembre
contraddice la serietà del momento.
Alcuni contestatori di fronte al Quirinale hanno intonato, l’altra sera, cori,
insulti e lanciato monetine nei confronti del Presidente del Consiglio
dimissionando.
Da una parte i tifosi del “meno male che Silvio c’è” e dall’altra i tifosi “Ho
un sogno nel cuore/Berlusconi a San Vittore” sono gli effetti di un bipolarismo
fondato sul berlusconismo/antiberlusconismo. Non è stato un bello spettacolo!
E’ vero i deputati del centrodestra dettero uno spettacolo squallido quando
Prodi venne sfiduciato in Parlamento: per festeggiare furono offerti mortadella
e spumante! Ma bastano questi episodi per buttare a mare il bipolarismo. E’
necessario, perciò, tornare al sistema elettorale proporzionale con liste
plurinominali e voto di preferenza. I nostalgici tenteranno questa operazione,
perciò occorre vigilare.
Giovanni Sabbatucci, in un buon libro di qualche anno fa “Il trasformismo come
sistema”, scriveva: “Non si può escludere che il ritorno alle regole della
Prima Repubblica possa portare a una nuova pietrificazione degli equilibri di
governo, cancellando quei caratteri di mobilità delle scelte elettorali e di
reale competività del confronto politico che costituiscono…il principale dato
positivo della stagione iniziata negli anni ’90. Gli elettori italiani…si sono
abituati a partecipare a una gara autentica, in cui si decidono davvero – e si
conoscono subito dopo la chiusura delle urne – il colore del governo e il nome
del suo leader. Non credo che rinuncerebbero volentieri a questo privilegio,
tipico delle democrazie”.
La caduta di Berlusconi potrebbe essere anche conseguenza del risveglio
politico di alcuni settori cattolici che ritengono non più utilizzabile l’uomo
di Arcore. (Che abbia avuto un ruolo la finanza vaticana. ) Il convegno di Todi
di qualche settimana fa, le esternazioni di Bagnasco e di Benedetto XVI
segnalano un fermento che non lascia indifferente il centrosinistra. La
professione di cattolicità di Mario Monti è nota, di qui l’attenzione dei
postdemocristiani e dei postcomunisti del PD nostalgici del compromesso storico
di memoria berlingueriana.
Ma, mi chiedo, i cattolici possono dar vita solo ad una nuova DC. Oppure
possono contribuire a dare energia ad un soggetto riformatore di liberali e di
democratici. La storia non si ripete mai allo stesso modo. I cattolici non
hanno contribuito molto al nostro Risorgimento, non fornendo utili energie alle
forze liberali. Nei primi anni del secolo XX hanno strumentalizzato il
notabilato liberale per tentare di impossessarsi del potere ma si sono
ritrovati il fascismo, con il quale sono scesi a patti. Grazie anche a quanto
avevano acquisito accordandosi con il fascismo sono riusciti a dar vita, nella
seconda metà del secolo scorso, al partito democratico cristiano che è stato
egemone almeno sino al 1992. In questo ultimo ventennio i cattolici hanno
rinunziato al partito unico pensando di poter influenzare, infiltrandosi, sia
il centrodestra che il centrosinistra. Ora i cattolici sembrano insoddisfatti
del ruolo che stanno svolgendo. Se i cattolici, correggendo l’errore del
Risorgimento, si proponessero di offrire energie ad un soggetto riformatore di
liberali e di democratici. Mario Monti potrebbe costituire la transizione verso
una democrazia liberale.
Comunque, non dimentichiamoci che il tentativo di Mario Monti ha l’obiettivo
di riagganciare l’Italia all’Unione europea, o meglio a renderla protagonista e
non più solo spettatrice. L’obiettivo è ambizioso e, per noi italiani, è
essenziale. Però un governo senza la presenza di politici sembra un governo
“anticasta” che dovrebbe essere sostenuto dalla “casta”: lasciare che Monti
mendichi la fiducia dal Parlamento non mi pare che sia una buona idea! Pertanto
hanno ragione da vendere coloro che sostengono la necessità che i politici
“mettano la loro faccia” in questa avventura.
Se il tentativo di Monti (e di Napolitano) dovesse fallire le elezioni
anticipate (con il “porcellum”) diventerebbero obbligate e il “si salvi chi
può” potrebbe concretizzarsi. (bl)
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Postato da Fabio il Tuesday, 15 November @ 12:38:10 CET (20 letture)
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Il nuovo governo ascolterà 1.200.000 cittadini?
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(ANSA) – ROMA, 13 NOV – ‘Nel momento in cui si appresta a conferire l’incarico per la formazione del nuovo governo ci rivolgiamo a Lei come garante della Costituzione affinche’ nel mandato di governo costituisca riferimento qualificante la domanda di oltre 1.200.000 cittadini rivolta alla abrogazione della attuale legge elettorale per evitare il rischio che anche la prossima consultazione politica sia regolata da una legge che pressocche’ tutte le forze politiche hanno avuto modo di definire non piu’ difendibile’. E’ la richiesta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da parte del presidente del Comitato per il referendum per i collegi uninominali Andrea Morrone e dal coordinatore politico Arturo Parisi.(ANSA).
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Ci sarà mai da aspettarsi qualcosa di buono dal G20?
Secondo molte organizzazioni internazionali non è possibile, perché il G20, secondo loro, non è un tavolo che possiede gli strumenti necessari per risolvere le situazioni di crisi.
Mentre i capi di stato del G20 si incontrano a Cannes, altre organizzazioni di sono incontrate a Nizza per ascoltare la voce dei contadini e per difendere la sovranità alimentare.
Queste organizzazioni contadine denunciano le false soluzioni e le misure deboli introdotte dal G20 per sradicare la fame e la malnutrizione.
Per garantire la sicurezza alimentare, l’agricoltore deve avere accesso ad acqua, ai semi e alla terra.
Questo accesso è limitato, in particolare attraverso lo sviluppo dei nuovi carburanti prodotti dall’agricoltura e dagli espropri dei terreni per produrre gli “agro-caburanti”, che sono promossi dal G20.
In un periodo in cui non si parla più di agricoltura geneticamente modificata, pare che il G20 abbia trovato l’intesa a facilitare la ricerca sul genoma di frumento, in particolare per lo sviluppo di varietà geneticamente modificate, che ridurrà ulteriormente l’autonomia dei contadini.
Inoltre, il G20 non offre misure serie per evitare la speculazione sui prezzi delle materie prime agricole inducendo irregolarità, rovinando gli agricoltori, proprio mentre intere popolazioni muoiono di fame.
Secondo queste organizzazioni internazionali il G20 è illegittimo, anzi è proprio il G20 ad essere la causa della crisi finanziaria, la causa della crisi alimentare, la causa delle sbagliate tendenze ambientali e sociali.
I suoi interessi sono incompatibili con la risoluzione di queste crisi.
Ma allora… perché ci siamo aspettati tanto che il G20 ci aiutasse ad uscire dalla crisi internazionale che stiamo subendo in questi anni?
Fonte via campesina: http://www.viacampesina.org
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di Mario Segni
Cari amici,
questa è una lettera di ringraziamento.
Quando a luglio vi ho scritto chiedendovi aiuto, dicendo che stava per iniziare una nuova campagna referendaria, non immaginavo la risposta che voi tutti mi avreste dato, e tanto meno immaginavo la risposta corale che sarebbe venuta dagli italiani.
E’ stata una galoppata entusiasmante, un fatto imprevedibile e mai visto. Un milione e duecento mila firme (e in realtà di più data la impossibilità di raccoglierle negli ultimi giorni) sono state raccolte in meno di un mese, dato che la raccolta è iniziata in realtà ai primi di settembre.
Tutto questo ha rivelato una straordinaria voglia di cambiamento degli italiani.
Di cambiare la legge elettorale innanzitutto, dato che è ormai insopportabile l’immagine del Parlamento nominato invece che eletto.
Ma non c’è solo questo.
Chi veniva ai banchi voleva riprendersi uno strumento che la “casta” gli aveva tolto, il diritto di scelta del parlamentare.
Ma voleva riprenderselo, e spesso lo diceva, per mandare a casa una classe dirigente che ormai non è in grado di governare l’Italia.
Quindi non c’è solo voglia di cambiare una legge elettorale ignobile; c’è voglia di cambiare la classe politica.
Per adesso posiamo dire che l’effetto è stato enorme. Abbiamo cambiato l’agenda politica. Il ritorno all’indietro, che sembrava inarrestabile, è stato bloccato e l’Italia ha ripreso una marcia verso il bipolarismo.
Oggi tutti, persino quelli che l’hanno fatta, dicono che il “porcellum” è inutile, che dobbiamo sbarazzarcene al più presto.
Naturalmente i trabocchetti saranno moltissimi, le trappole infinite.
Ma abbiamo ripreso il cammino.
Naturalmente oltre una rivoluzione istituzionale, che abbiamo messo in moto, ci vorrebbe una rivoluzione politica.
L’Italia avrebbe bisogno di veder nascere qualcosa di nuovo.
Ma qui mi fermo, perché come possa nascere quella novità che tanti aspettano non è chiaro a nessuno. Un attimo di riflessione. Intanto un grande passo l’abbiamo fatto.
Mario Segni
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Postato da fabio il Tuesday, 11 October @ 10:43:32 CEST (44 letture)
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