Search
Topics
  Create an account Home  ·  Topics  ·  Downloads  ·  Your Account  ·  Submit News  ·  Top 10  
Principale
· Home
· Scrivici
· Statistiche
· Archivio Storico
· Argomenti
· Maxi Chat
· Segnalaci a...

mariosegni.eu
vai all''archivio delle news
mercoledì 10 ottobre 2012
"una stagione indimenticabile", a vent''anni dal palaeur


lunedì 25 giugno 2012
presentazione del diario di antonio segni 1956-1964


lunedì 9 gennaio 2012
109 costituzionalisti per il si all''ammissibilità


giovedì 17 novembre 2011
un governo per l''europa. rispondere alle sfide globali


venerdì 4 novembre 2011
ci salveranno le primarie?



Le disfunzioni dell’ACEA
Postato il Wednesday, 28 June @ 14:02:31 CEST di dolla

Notizie dal portale Gloria Monaco di Gloria Monaco

Una moderna Odissea: l’importanza dell’energia elettrica

Scena I: lunedì sera ore 22.30 – Via Crescenzio, arteria che collega Piazza Cavour a Piazza Risorgimento, centro storico come viene definito dal regolamento del decentramento approvato di recente dal Comune di Roma, nonostante si tratti del Municipio XVII e non del I.
Televisori accesi, condizionatori in funzione visto il caldo opprimente che si è abbattuto sulla Capitale in questo squarcio di estate anticipata. All’improvviso il buio. Si sa, può capitare specialmente in questa stagione visto l’aumento esponenziale di richiesta di energia elettrica. Non mi preoccupo più di tanto e lascio che il tempo scorra mentre ne approfitto per fare due chiacchiere con i miei.
Passato un quarto d’ora però di luce nemmeno l’ombra ed allora decido di chiamare l’Acea dalla quale dipendiamo per l’erogazione del servizio di energia elettrica. Mi premunisco del codice utente presente sull’ultima bolletta e compongo il numero verde. Dimenticavo giusto per rendere più chiara la situazione paradossale. Visto che ormai le linee Telecom di nuova generazione sono munite di una cassetta funzionante ad energia elettrica il telefono di casa è isolato, fortunatamente il cellulare non ha di questi problemi ancorché sia carico e non a fine batteria.
Quattro stagioni di Vivaldi, una serie di notizie utili, la richiesta del codice di avviamento postale della zona colpita dal guasto e finalmente un operatore. Faccio presente la mancanza di corrente da ormai una mezzora e mi viene risposto in tono maleducato che “i guasti in questi giorni sono numerosissimi, questa sera in particolare. Ribatto che non so se debbo gioire del fatto che un mal comune è un mezzo gaudio e sollecito l’intervento di una squadra. Mi viene risposto che sarà fatto il possibile ma che i tempi di attesa vanno dalla mezzora a tre ore. Chiudo la comunicazione ed attendo l’evolversi degli eventi. Passa un’ora e nulla accade. Decido quindi di richiamare. Solita trafila fino a che un nuovo operatore, decisamente più garbato del primo, mi comunica che la squadra è già partita e che quindi a minuti dovrebbe essere sul posto.
Mia madre è in finestra sconfortata e suggerisce di scendere in strada ricordandomi che l’isolato è già stato colpito nel recente passato da una serie di guasti imputati ad una centralina troppo vecchia che a detta degli stessi addetti Acea andrebbe cambiata, lavori ai quali però non è stata mai messa mano.
MegLight da sei torcioni (per intenderci la pila elettrica americana resa celebre da alcuni telefilm) scendo le scale. Al pian terreno una tata vigila su due bambini di 5 e 3 anni chiedendosi se la luce tornerà. Il portone è aperto ed il cancello elettrico è stato “forzato” da un condomino di ritorno a casa nell’emergenza luce.
Sul marciapiede i condomini del palazzo di fronte attendono come me l’arrivo del pronto intervento. Ci confrontiamo sulle telefonate effettuate al numero verde. Opinione comune che sia inammissibile l’atteggiamento di un call center che garantisce un pubblico servizio. In lontananza un camioncino Acea che si ferma sullo slargo antistante i due palazzi. I tecnici si mettono subito al lavoro, seguiti a ruota dalla nostra raffica di richieste. Prima un controllo alla centralina, poi direttamente agli interruttori generali dei due palazzi. Ma la natura del guasto rimane oscura. Ci spiegano che potrebbe trattarsi di un cavo sotterraneo colpito da una dispersione e che potrebbe essere necessario aprire. Non prima della mattinata successiva ovviamente. Si agita lo spettro di un gruppo autogeno che provvisoriamente possa aiutare a superare l’emergenza. Infine sembra che la situazione si risolva almeno nell’immediato isolando l’utenza, maggiore imputata della disfunzione, di una galleria d’arte sottostante il mio civico. La squadra compila la scheda tecnica richiedendo un intervento accurato che risolva la questione in via definitiva.

Scena II: Rientro verso casa ieri sera dopo una riunione. Sono circa le otto quando ricevo una telefonata da mia madre che mi comunica che siamo ancora una volta senza luce e che dunque dopo aver effettuato la richiesta di sollecito all’Acea lei e mio padre hanno deciso nell’attesa di andare a mangiare una pizza al ristorante all’angolo (munito logicamente visto il periodo di aria condizionata).
Chiedo di aspettarmi visto che tempo massimo dieci minuti anche io sarò a casa. Stessa scena della notte precedente.
Cancello aperto manualmente, portone spalancato. Incrocio un amico dei miei vicini di casa che mi fa strada con la torcia elettrica su per le scale. Dopo una giornata a 35 gradi la temperatura è insopportabile. Penso alla signora ottantenne del I piano che vive da sola e che è costretta all’uso dell’ossigeno per aiutarsi nella respirazione. E’ gravissimo che per due volte in nemmeno 24 ore si trovi a dover subire un disservizio di questa portata.
Entro a casa mentre mia madre si intrattiene con i vicini. Chiedo abbia richiamato e cosa ci sia stato risposto dal famoso numero verde. Aspettare come ieri sera. Visto che però è inutile stare ad attendere, che il sole è ormai ampiamente tramontato e che per preparare la cena sono necessari alcuni elettrodomestici privi di vita, decidiamo di uscire per la famosa pizza. Muniti di due meglight affrontiamo la tromba delle scale seguiti dai vicini. Sul marciapiedi stavolta una piccola folla. Rispetto alla notte precedente infatti il gruppo dei condomini di fronte si è fatto più folto. Come il nostro, del resto. Affacciato alla finestra del primo piano anche il papà dei due bambini attende notizie. Un signore è attaccato al cellulare e litiga con l’operatore dell’Acea. Siamo impotenti ed oramai dalla luce al buio sono passate già due ore. Viene fermata una gazzella dei carabinieri di zona. Si fa presente il problema parte la segnalazione e la richiesta di informazioni per procedere contro l’interruzione di un pubblico servizio. Molto gentili i due agenti fanno il possibile, avvisata la centrale solleciteranno anche loro l’intervento dell’Azienda erogatrice di energia elettrica, ma ci suggeriscono di continuare a tempestare anche noi di chiamate. Ringraziamo per la disponibilità. Oramai più che di malumore siamo all’esasperazione.
Ci si comincia ad interrogare sul modo migliore per uscire dall’impasse. Sorge il dubbio che se non si trova un “santo in paradiso” siamo destinati a convivere con il problema fino a che l’Acea non si ricorderà dei famosi lavori richiesti. Confesso che anche io – che rifuggo all’idea tutta italiana del non sa chi sono io e della conoscenza – inizio a pensare alla necessità di trovare chi si renda paladino dei diritti di un cittadino. Mi rifiuto però di credere che sia l’unica strada. In fondo qui si tratta di più di 20 famiglie colpite da un disagio. Possibile che nessuno si preoccupi di ciò? Possibile che nonostante sia stata fatta presente la segnalazione alle forze dell’ordine la risposta “avete fatto bene” sia sintomatica del disinteresse? No. Non è giusto e per questo aspettiamo fiduciosi che prima o poi qualcuno arrivi e ci rimetta in condizione di tornare nelle nostre case.
Il tempo scorre via inesorabile. La pazienza è al limite o meglio dopo due ore e mezza è assolutamente venuta meno. E’ passata anche la fame, c’è solo voglia di mettere la parola fine a quello che sta diventando un brutto incubo. Un camioncino Acea si ferma davanti ad un altro stabile sul lato opposto della strada. Lo abbordiamo assieme alla signora del palazzo di fronte con la quale oramai dopo una notte ed un pomeriggio siamo diventate amiche. Devono effettuare la conversione ma saranno subito da noi dicono. Per cinque minuti temiamo la presa in giro. Il nulla all’orizzonte. Poi finalmente vediamo i due tecnici che, con grande flemma, si avvicinano nella zona della centralina elettrica. Spiego quanto avvenuto la notte prima e come in realtà nessuna squadra si sia vista nel corso della giornata. Mi viene risposto che non c’entra nulla e che sicuramente sarà un sovraccarico. Il marito della signora è molto più diretto e meno garbato dinanzi all’atteggiamento irritante dell’operatore. Insistiamo perché effettuino un controllo completo dalla centralina agli interruttori centrali dei due stabili. Lo otteniamo anche per rendere palese il fatto che non ci possano far passare per stupidi e che la notte precedente i loro colleghi assai più scrupolosi avevano identificato una delle possibili cause distaccando il cavo imputato del disagio e lasciando segni visibili del problema (tanto di post-it e cartellino guasto sulla parte incriminata!). Alla fine dopo le sollecitazioni ci danno finalmente retta. Il paradosso è che l’unica cosa che appare evidente anche ad un profano come me - non in possesso di una laurea in ingegneria elettrica – è che nessuno ha idea di cosa stia capitando di quale sia la causa del guasto, ma soprattutto di garantirci che il problema non si riproporrà. La vera follia è nell’affermazione del caposquadra: “per effettuare i lavori straordinari è necessario che rimaniate definitivamente al buio, che non ci sia più alcuna possibilità di intervenire su di un semplice interruttore o cavo, che sia evidente che serve “rompere” ed andare in profondità a verificare cosa capiti ai grossi cavi che scorrono sotto il marciapiedi”. Nemmeno la proposta, che avanziamo, di rimanere senza corrente per tutto il tempo necessario alla verifica è di aiuto. Siamo prigionieri della burocrazia. Impossibilitati a fare alcunché, alla mercè degli eventi. Al momento comunque il danno sembra ancora potersi contenere. C’è sì il rischio che ricapiti in qualsiasi momento, “anche fra dieci minuti” come ci viene risposto, ma altro non si può fare. Rientriamo alle nostre abitazioni prudenzialmente evitando di prendere l’ascensore e rimanere in cabina. Scena III: l’ennesimo episodio della saga. A nemmeno 12 ore dal secondo intervento, alle 7.30 di questa mattina ci svegliamo di nuovo senza elettricità. Parte il tam tam delle telefonate: al numero verde, al responsabile di zona, al servizio centrale. Nulla. Niente di niente. Le comunicazioni con i dirimpettai avvengono alla vecchia maniera via terrazza, via finestra. Oramai la solidarietà fra noi è totale. In positivo c’è da dire, infatti, che si sono cementati rapporti che fino a qualche giorno fa nemmeno si sapeva esistessero, anzi per essere più precisi si sono conosciute e viste persone delle quali si ignorava l’esistenza. Certo è che così non si possa andare avanti. Certo è che al problema bisogna dare soluzione. Gli impegni lavorativi quotidiani ci restituiranno al “buio” nel tardo pomeriggio o in prima serata. Ci auguriamo di cuore che la Provvidenza, anzi no l’Acea, si ricordi di noi.

Gloria Monaco

 
Links Correlati
· Inoltre Notizie dal portale
· News by dolla


Articolo più letto relativo a Notizie dal portale:
1, 2, 3... fuori il ROSPO !!!


Valutazione Articolo
Punteggio Medio: 0
Voti: 0

Dai un voto a questo articolo:

Eccellente
Ottimo
Buono
Sufficiente
Insufficiente



Opzioni

 Pagina Stampabile  Pagina Stampabile

 Invia questo Articolo ad un Amico  Invia questo Articolo ad un Amico


Argomenti Correlati

Interesse GeneraleNovità e altroUn punto di vista


 



Web site engine\'s code is Copyright © 2002 by PHP-Nuke. All Rights Reserved. PHP-Nuke is Free Software released under the GNU/GPL license.