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mercoledì 10 ottobre 2012
"una stagione indimenticabile", a vent''anni dal palaeur


lunedì 25 giugno 2012
presentazione del diario di antonio segni 1956-1964


lunedì 9 gennaio 2012
109 costituzionalisti per il si all''ammissibilità


giovedì 17 novembre 2011
un governo per l''europa. rispondere alle sfide globali


venerdì 4 novembre 2011
ci salveranno le primarie?



PNM: Venerdì 13 gennaio 2006
Postato il Thursday, 19 April @ 10:14:59 CEST di Fabio

Per non mollare

per non mollare

Newsletter per l'azione liberale

 

[…]Ritengo che tra i diritti dell’uomo ci sia anche, anzi soprattutto quello di congedarsi dalla vita quando questa sia diventata per lui soltanto un calvario di sofferenze senza speranza e, mettendolo alla mercè degli altri, gli abbia tolto anche la possibilità di difendere il proprio pudore, e quindi la propria dignità. L’obbiezione dei cattolici […]è che, la vita essendo un dono del Signore, solo Lui ha il diritto di toglierla alle sue creature. Ed è su questo punto che sono io a dissentire. Io non sono (purtroppo) un credente. Ma, se lo fossi, troverei sacrilego attribuire al Signore tanta crudeltà verso le sue creature.[…]



(Indro Montanelli Corriere della Sera 23/02/2000)

 

Anno VII – n. 02 – 13 gennaio 2006

“Liberali antagonisti dei Conservatori”

il futuro di Veneto liberale, se avrà un futuro

VIII congresso di Veneto liberale

II sessione

SANTA LUCIA DI PIAVE (Tv) domenica 29 gennaio h. 9,30

saletta del bar Mozart (www.mozartnonsolobar.it) tel. 0438700613, via distrettuale, 173,

(a 5 minuti di auto dalla stazione ferroviaria di Conegliano sulla provinciale Conegliano – Mareno)

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SOTTOSCRIVETE IL MANIFESTO DELLA LIBERTA’ E DITE LA VOSTRA SULLE DODICI PROPOSTE.

 

www.societalibera.org

 

POTRETE ANCHE ADERIRE, VIA INTERNET, AL MOVIMENTO DI OPINIONE.

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APPUNTAMENTI

  • CASTELFRANCO VENETO (Tv) 17/01 h. 21 Riunione direzione di Veneto liberale
  • FIRENZE 16/01 h. 10,30 Tribunale di Firenze (Piano terra, aula n. 3, P.zza San Firenze) “Partecipazione dei Presidenti delle Camere Penali alla manifestazione nazionale di protesta indetta dalla Giunta UCPI, in merito all’approvazione della c.d. ex Cirielli”

·         ANCONA 19/01 h. 17,30 Facoltà di Economia (ex Caserma Villarey) Conferenza – dibattito del prof. Angelo Panebianco – Università di Bologna: “Come rivendicare la centralità del cittadino nella gracile costituzione della società libera” da “Il potere, lo stato, la libertà” edito da Il Mulino. Conferenza – dibattito in occasione del ciclo di conferenze sul tema “Le origini di un sogno rivoluzionario : lo stato di diritto” organizzate dal Circolo Culturale Benedetto Croce di Ancona e dal Comitato per le libertà, con la collaborazione dell’assessorato alla Cultura del Comune di Ancona e della Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche

  • SANTA LUCIA DI PIAVE (Tv) 29/01 h. 9,30 saletta del bar Mozart , via distrettuale, 173, VIII Congresso di Veneto liberale II sessione “Liberali antagonisti dei Conservatori” il futuro di Veneto liberale, se avrà un futuro.

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PENSIERO ED AZIONE LIBERALE

Ci siamo. Ormai mancano poco più di due settimane alla seconda sessione dell’VIII congresso di Veneto liberale.

Ricordiamo perché si è giunti alla decisione di non “chiudere” il congresso a dicembre.

Lo stato del sodalizio non poteva e non può permettersi di proseguire in quella situazione. E’ vero che oggi in Veneto si è riusciti ad organizzare un tavolo permanente dei liberali veneti, ma il contributo di Veneto liberale non è stato determinante. Se l’impegno degli amici liberaldemocratici e del Patto non avesse saputo sopperire alle gravi defaillance del soggetto denominato “Veneto liberale”, in questa parte d’Italia i liberali sarebbero stati completamente allo sbando. Inoltre la presenza di un soggetto federale (ricordiamoci che, per statuto, Veneto liberale è una federazione) si sta rivelando più un handicap che un vantaggio. Gli altri liberali credono che Veneto liberale voglia aggregare sotto il suo simbolo tutto il movimento, con l’intento di egemonizzarlo. Niente di più falso. Considerare anche il soggetto “Veneto liberale” biodegradabile è nel dna dei suoi aderenti. Lo hanno capito gli amici che hanno costituito con noi il tavolo permanente. Quelli che sono rimasti sordi ai nostri inviti, forse non l’hanno capito. Per questo motivo diventa indispensabile dissolvere la federazione “Veneto liberale”. E per fare questo si è deciso di spezzare il congresso in due sessioni. Se ci saranno le forze, il sodalizio lo si dovrà ridurre ad una mera associazione disponibile ad aggregarsi paritariamente ad altre associazioni locali così manifestando la volontà di rinunciare a qualsiasi egemonia.

Alla vigilia di elezioni politiche, ove una presenza di liberali potrebbe al massimo costituire una testimonianza, Veneto liberale ne prende le distanze  perché ritiene più opportuno intraprendere un percorso per gettare le basi di un partito di liberali alternativo ai conservatori. Che vinca il centrosinistra prodiano o il centrodestra berlusconiano o si giunga ad un pareggio, l’immobilismo conservatore dominerà il prossimo futuro. Per questo occorre costruire un partito di liberali, alternativo ai conservatori di oggi, e rifiutare sogni di “presenze liberali” all’interno degli schieramenti perbene. Quelle “presenze liberali” hanno provato ampiamente la loro inutilità per aumentare il tasso liberale di coalizioni conservatrici e il nocumento alla costituzione di un partito di liberali moderno.

Forse, finalmente, il tempo è maturo. E l’imminente riunione per la “costituente dei liberali” potrà dirci sulle concrete possibilità di costruire il soggetto politico dei moderati e dei radicali, dei riformisti e dei riformatori. Pensiero ed azione liberale, perciò alternativi all’immobilismo conservatore, devono avere uno strumento per diventare protagonisti della lotta politica. (bl)

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* Il papa. No ai PACS.

Ed è lite a sinistra

di Marco Politi da LA REPUBBLICA del 13/01/06

Papa Ratzinger riceve in udienza Veltroni, Marrazzo e Gasbarra e piomba di peso nell’attualità politica: niente pillola abortiva, niente Pacs. Opportuni, afferma il papa, sono tutti i provvedimenti (illustrati dai rappresentati di Regione, Provincia e Comune) per sostenere le giovani coppie e promuovere la famiglia, ma “è un grave errore oscurare il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio, attribuendo ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici dei quali non vi è in realtà alcuna effettiva esigenza sociale”.

Altrettanto duro il veto pronunciato sulla pillola RU-486. “Uguale attenzione e impegno – soggiunge con la voce di chi ammonisce – richiede la tutela della vita nascente”. Occorre aver cura che non mancino aiuti concreti alle gestanti in difficoltà “ed evitare di introdurre farmaci che nascondano in qualche modo la gravità dell’aborto, come scelta contro la vita”.

Enorme l’imbarazzo politico dei presenti, ben controllato tra sorrisi e manifestazioni di reciproca cortesia, che nemmeno il “damose da fa” che Veltroni pronuncia in bavarese riesce a rimuovere.

Come un rompighiacci Benedetto XVI ha speronato una rappresentanza dell’Unione, ben sapendo che il centrosinistra non può rinunciare a trovare soluzioni laiche ai problemi delle coppie di fatto e alla gestione delle interruzioni di gravidanza, ma è anche diviso al suo interno sui metodi da adottare. Per di più l’intervento papale avviene proprio alla vigilia di due manifestazioni che domani a Milano e a Roma sono state promosse per difendere la legge sull’aborto e i patti civili di solidarietà.

Finita l’udienza, in cui Veltroni, Marrazzo e Gasbarra, hanno battuto dinanzi al pontefice il tasto delle politiche in difesa delle famiglie, dei poveri e degli emarginati, scoppia la bufera. Il centro-destra si schiera a difensore della politica papale. Isabella Bertolini, di Forza Italia, attacca Prodi, evocando la “deriva zapaterista del centrosinistra”. Le dà man forte Volontà, dell’UDC, che accusa Prodi di farsi dettare la linea da Grillino ex presidente dell’ARCIGAY.

E subito si verifica il primo contraccolpo politico.  Il leader dell’Unione Prodi fa sapere si essere “amareggiato” con Grillino per la manifestazione a favore dei PACS, dal momento che l’Unione ha deciso di non usare più questo termine preferendo di parlare nel suo programma di “unioni di fatto”.

Capezzone leader dei Radicali, insorge invece contro le ingerenze ecclesiastiche e la pretesa di trasformare la dottrina religiosa in “imposizione per tutti gli altri”. Interviene Calderoni (Lega) per affermare  che “papa Benedetto XVI ha detto la cosa più sacrosanta del mondo” e ribadisce che i matrimoni gay contraddicono la natura stessa”. AN vede nel discorso papale un “monito alla sinistra”.

Alemanno, candidato sindaco a Roma, ne approfitta per sfidare Veltroni a seguire il papa. Storace invita Marrazzo a “cambiare rotta”. Dure le risposte del centrosinistra. Il socialista Villetti polemizza: “La Chiesa non può dettare le leggi allo Stato”. Zanella dei Verdi parla di “ossessione” della gerarchia ecclesiastica. Barbara Pollastrini dei DS afferma che il rispetto per il papa non può far venir meno la difesa dei “principi laici e liberali dello Stato”. Titti de Simone, di Rifondazione, denuncia “la campagna elettorale del Vaticano”.

Plumbeo il silenzio dei leader della Margherita. Passetto, coordinatore dei Dl nel Lazio, interviene per disapprovare “l’ennesima forzatura strumentale delle parole di Benedetto XVI” da parte del centrodestra.

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* REAZIONARI ALL’ATTACCO?

La legge sull'aborto non ha alternative”

di Rita Querzé da CORRIERE DELLA SERA del 12/01/06

Si chiama “Usciamo dal silenzio”. E' il neonato movimento in difesa della legge 194. Il suo battesimo del fuoco è previsto per sabato prossimo. Dopodomani, a Milano, infatti, le donne (e gli uomini) dell'organizzazione daranno vita a un corteo. Una manifestazione (alle 14, dalla stazione Centrale al Duomo) che sarà anche l'occasione per contarsi.

Proprio ieri il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, è intervenuto sul tema dell'aborto. “La legge 194 oggi non ha alternative – ha detto - pensare di eliminarla è impensabile, però andrebbe applicata più correttamente e con maggiore attenzione ai consultori e all'accoglienza della maternità”.

Per i sostenitori di “Usciamo dal silenzio”, invece, la 194 sarebbe tutt'altro che scontata. “La legge è sotto attacco — valuta Susanna Camusso, segretario generale di Cgil Lombardia, tra le promotrici del corteo —. Il nostro obiettivo è riprendere la parola in quanto donne”. Il movimento può contare sul sostegno della Cgil e della sinistra: donne Ds, Pdci, Radicali italiani, Rifondazione Comunista. “Adesioni singole sono arrivate da dirigenti locali della Margherita e da alcuni ambiti della Cisl — aggiunge Camusso —. Puntiamo, comunque, alla massima trasversalità”. L'iniziativa è stata accolta con entusiasmo dal mondo dello spettacolo e della cultura: hanno sottoscritto l'appello le attrici Maddalena Crippa, Lella Costa, Mariangela Melato, Ottavia Piccolo, Pamela Villoresi, i comici Luciana Littizzetto, Claudio Bisio, Paolo Rossi e Paolo Hendel, le giornaliste Bianca Berlinguer, Natalia Aspesi e Daria Bignardi, l'astrofisica Margherita Hack.

Da parte delle donne che hanno fatto il femminismo il movimento viene accolto con accenti diversi. “Scendere in piazza? Non ci penso nemmeno — dice Roberta Tatafiore — Questa manifestazione si presta a strumentalizzazioni politiche”. Tatafiore (oggi saggista e ricercatrice) condivide le motivazioni del suo “no” con Rosetta Stella, scrittrice e saggista. “L'aborto andrebbe depenalizzato. In altre parole, l'aborto non è un diritto che va regolato da una legge ma una contraddizione insanabile da contemplare”. Il fatto che la 194 possa subire limitazioni non merita una battaglia? “Sono convinta che la legge non sarà toccata — risponde Stella — anzi, temo che tutto il bailamme scatenato con la manifestazione di fatto abbia obiettivi politici”.

Favorevoli al ritorno in piazza delle donne Franca Fossati, ex direttrice di “Noi donne”, e Laura Balbo, sociologa, ex ministro delle Pari Opportunità. “Ben vengano le strumentalizzazioni, significherebbe che temi sottovalutati negli ultimi anni sono finalmente presi sul serio”, dice Balbo. “La manifestazione ha i suoi limiti — conclude Fossati—. Se non altro il fatto che gran parte delle organizzatrici siano, come me, signore della vecchia guardia. Ma è positivo che le donne tornino a porsi come soggetto e non accettino il ruolo di semplici ‘cavità generatrici’. Certo, mi arrabbierei molto se il corteo fosse egemonizzato dalla politica”

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* AMNISTIA

DELLA VEDOVA: SVELATA IPOCRISIA DS E MARGHERITA

Da www.riformatoriliberali.org 12/01/06

“Per mesi si è raccontata una favola: nella parte dei “cattivi” c’erano i parlamentari di centrodestra, e in particolare di Forza Italia, impegnati ad approvare ingiuste leggi ad personam per gli imputati eccellenti e insensibili ai diritti dei poveracci; nella parte dei “buoni” i parlamentari del centrosinistra, fieri oppositori delle amnistie di classe e fieramente impegnati ad alleviare le sofferenze dei carcerati italiani.

Invece, alla resa dei conti, l’amnistia per gli “imputati poveri” ha ottenuto i voti favorevoli di Forza Italia e UDC e quelli contrari di DS e Margherita.

Così tramonta, grazie al tradimento degli “amici”, il provvedimento di amnistia, che Pannella ha meritoriamente avanzato, collegandolo strettamente a quello di indulto, per intervenire contestualmente sul sovraccarico giudiziario e carcerario prodotto da una giustizia ingiusta e inefficiente. E tramonta seppellito non già dall’opposizione delle forze politiche (AN e Lega) che lealmente vi si sono contrapposte, né dalla diserzione di Forza Italia e UDC, che hanno al contrario coraggiosamente scelto di affrontare i rischi di un provvedimento impopolare ma necessario, ma per l’ipocrisia opportunistica di Margherita e DS, che dopo avere fatto convocare la Camera nel mezzo delle feste natalizie, si sono allegramente sfilate alla vigilia del voto, ripiegando su di un “indultino bis".

Questo episodio- che semplice “episodio” non è- ci conferma nella nostra convinzione che le politiche radicali sui temi centrali della politica di governo, come quelli della giustizia (lo stesso sarebbe stato per la politica internazionale) trovano di gran lunga più spazio nel centrodestra che nel centrosinistra."

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* Pena di morte

New Jersey (USA): il parlamento approva una legge per la moratoria

Da www.radicali.it 10/01/06

Il New Jersey è il primo stato ad introdurre per via parlamentare una moratoria delle esecuzioni capitali da quando la Corte Suprema reintrodusse la pena capitale nel 1976.

L’Assemblea ha deciso ieri, con 55 voti a favore, 21 contrari e 2 astensioni di sospendere le esecuzioni fino a quando una commissione ad hoc presenterà un rapporto al parlamento e al Governatore entro il 15 novembre.

Il Senato aveva approvato il testo il mese scorso. La Commissione dovrà valutare se la pena di morte è un deterrente e se vi è una significativa differenza tra i costi legati alla pena di morte rispetto a quelli dell’ergastolo senza condizionale

Il New Jersey è uno dei 38 Stati della Federazione americana che prevede la pena capitale anche se non ha compiuto esecuzioni dal 1963. Vi sono attualmente 10 persone nei bracci della morte dello stato.

La legge è ora alla firma del Governatore Richard Codey, un democratico. Vi sono altri due stati americani l’Illinois e il Maryland, i cui Governatori hanno introdotto una moratoria anche se quella del Maryland non è più in vigore.

Nessuno tocchi Caino ha chiesto al Sindaco di Roma Walter Veltroni di illuminare il Colosseo.

“Illuminare il Colosseo per la decisione del parlamento del New Jersey sarebbe un modo per richiamare l’attenzione sulla tendenza, in corso ormai da anni negli Stati Uniti, ad abbandonare la pena capitale” ha dichiarato il segretario dell’associazione Sergio d’Elia che ha aggiunto: “Illuminare la moratoria del New Jersey sarebbe un modo anche per sostenere l’urgenza che una moratoria universale sia pronunciata dall’Assemblea Generale dell’ONU in modo che abbiano dignità di condannati a morte, non solo i condannati negli USA, ma anche le migliaia e migliaia di uomini e donne che si trovano nei bracci della morte dei paesi totalitari ed illiberali che sono i responsabili di oltre il 98% delle esecuzioni che avvengono ogni anno nel mondo.”

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* IRAN

Blair dà la sveglia all'Onu

Da IL RIFORMISTA 12/01/06

Ieri Tony Blair è stato il primo capo di un governo europeo ad annunciare quello che osservatori e analisti sapevano già da tempo: occorre portare al più presto la questione dell'atomica iraniana davanti al Consiglio di Sicurezza. “Non escludiamo alcuna misura”, ha dichiarato l'inquilino di Downing Street, lasciando intendere che è giunta l'ora di lanciare un aut-aut al regime iraniano, di minacciare e se necessario implementare sanzioni economiche per porre fine alle pericolose ambizioni nucleari degli ayatollah. La recente riapertura dei siti per l'arricchimento di uranio, giunta dopo una lunga serie di passi avanti e passi indietro, obbliga a constatare che il lavoro diplomatico del terzetto europeo, che godeva del tiepido appoggio da Washington, ha fallito. Ora è necessaria un'azione più drastica che coinvolga, se non la comunità internazionale, che pure è minacciata nella sua interezza dalle aspirazioni iraniane, almeno le grandi potenze.

D'altro canto, l'opzione militare non è da prendere in considerazione, e non solo perché le forze statunitensi sono già provate da tre anni di presenza a Baghdad. L'Iran è un paese enorme, grande quasi quattro volte l'Iraq, il che esclude in partenza l'ipotesi di un'occupazione, mentre gli esperti dubitano della fattibilità di una serie di blitz mirati contro i siti nucleari. Le sanzioni sembrano non solo l'unica via percorribile, ma anche la più efficace: da oltre 26 anni la teocrazia iraniana fa i conti col crescente malcontento di una popolazione impoverita e che non condivide culturalmente il fanatismo del regime, e lo stesso Ahmadinejad sa bene che sanzioni economiche non farebbero altro che acuire l'impopolarità del suo governo. Sanzioni siano, dunque. Ora non rimane che augurarsi che le Nazioni Unite colgano nell'invito di Blair un'opportunità per riscattarsi dal torpore e dalla crisi in cui si trovano da anni.

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* GLOBALIZZAZIONE

ENERGIA E SVILUPPO

di Antonio Martino da www.brunoleoni.com 2/01/06

La crisi nei rapporti fra la Federazione Russa e l’Ucraina, con la conseguente riduzione delle forniture di gas russo all’Europa, suggerisce due considerazioni fondamentali per comprendere il mondo in cui viviamo: l’enorme importanza di una seria politica energetica e l’interdipendenza internazionale senza precedenti che caratterizza il nostro tempo. Quanto alla prima, cui abbiamo ripetutamente fatto cenno in precedenza, non è necessario fare un grande sforzo di fantasia per comprendere come il nostro modo di vivere, la nostra civiltà, il nostro benessere dipendano in modo cruciale dalla disponibilità di energia a prezzi abbordabili. In sua assenza entrerebbero in crisi non solo le fabbriche, l’agricoltura, il commercio, l’artigianato e tutte le attività produttive, ma persino le nostre case, che abbisognano di energia per il controllo della temperatura (riscaldamento d’inverno, refrigerazione d’estate), la conservazione dei cibi e la loro cottura, nonché la miriade di elettrodomestici ormai divenuti indispensabili. Per non parlare degli ospedali e delle cliniche, del mondo dei servizi, delle banche, e così via. Il grado di civiltà cui siamo pervenuti, dopo processi millenari, dipende dall’energia. Ritenere che il problema lo si possa facilmente liquidare con confusi accenni all’energia solare significa essere irresponsabilmente ignoranti della realtà del nostro tempo.

È necessario anzitutto che si presenti in modo corretto il problema all’opinione pubblica: la gente deve capire che non ci si può opporre con manifestazioni più o meno pacifiche alla costruzione di centrali o di termovalorizzatori e poi scendere nuovamente in piazza al primo black out, alla prima discontinuità nella erogazione di energia. Né ha molto senso opporsi all’energia nucleare (la più sicura, pulita ed economica fonte di energia) e poi tacere sul fatto che l’Italia dipende dall’energia nucleare … prodotta da altri! Questa schizofrenia – volere i vantaggi della disponibilità di energia a buon prezzo, ma opporsi a tutto ciò che potrebbe garantirci quel risultato – è il classico esempio del volere la siringa piena e la moglie drogata, per usare una versione aggiornata di un proverbio tradizionale. La gente deve sapere che esponenti politici che negano l’esistenza del problema o che, con irresponsabile faciloneria, affermano che esistono formule magiche per la sua soluzione, rinviando l’adozione di scelte serie in materia energetica, ci condannano, se ascoltati, a dovere affrontare problemi giganteschi e non più solubili in un futuro forse molto prossimo. La politica energetica dovrebbe essere la cartina di tornasole dell’affidabilità di chi ci chiede consenso.

Quanto all’interdipendenza internazionale se ne parla profusamente ormai da anni, spesso in termini sbagliati, attribuendo alla “globalizzazione” responsabilità che non ha, dando l’impressione che il suo opposto, la chiusura verso l’esterno, potrebbe essere utile. Lasciando questi problemi per un’altra occasione, il fatto che un contenzioso fra Federazione Russa ed Ucraina potrebbe impedirci di riscaldare le nostre case dovrebbe farci rendere conto di un’ovvietà per troppo tempo trascurata. Nel mondo moderno i rapporti internazionali sono essenziali anche per il nostro benessere, per la salute della nostra economia, per le nostre speranze di sviluppo, per l’occupazione. La politica internazionale, estera e di sicurezza, è di gran lunga l’aspetto più importante delle nostre politiche pubbliche: non è, come implicitamente si crede, uno dei compiti dello Stato, è lo Stato in quanto soggetto di relazioni internazionali. L’Italia non ha una politica internazionale, l’Italia è la sua politica internazionale.

Se tutto questo è vero, ed a me sembra del tutto ovvio, nei programmi dei partiti o delle coalizioni di partiti gli elettori faranno bene a dedicare la massima attenzione alla politica internazionale ed alla politica energetica, chiedendosi se le tesi proposte siano se non altro plausibili. In caso di risposta negativa, faranno bene a tenersi lontani da chi ci condurrebbe verso problemi enormi e, a breve termine, del tutto insolubili.

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* LIBERTÀ ECONOMICA, L'ITALIA PEGGIORA

SUPERATI DALL'EUROPA DELL'EST E DAL BOTSWANA

di Sara Cristalli Da IL SOLE 24 ORE, 5/01/06

La libertà economica nel 2005 è aumentata nel mondo, così come nell'Europa trainata dagli exploit liberisti dei nuovi membri Ue. Chi arranca è l'Italia, superata da Paesi come Polonia, Spagna e addirittura l'emergente Botswana. L'analisi impietosa arriva ancora una volta dalla classifica 2006 dell'Index of Economic Freedom elaborato dalla Heritage Foundation, il centro studi conservatore di Washington che ogni anno emette il suo verdetto in collaborazione con il Wall Street Journal. Ebbene, dal 26mo posto dello scorso anno, l'Italia è scesa al 42mo, a pari merito con Trinidad e Tobago. E certo non può consolare il gradino più in alto rispetto alla centralista Francia.

Un Paese dunque "prevalentemente libero", l'Italia. "Il suo declassamento è dovuto al rating peggiore dal 1996, quando il punteggio era 2,61: nel 2005 è stato 2,50 contro il 2,28 dell'anno precedente. Migliora, è vero, l'indice legato al peso del fisco, grazie ai tagli sull'imposta sul reddito, ma peggiorano gli indicatori legati al settore bancario e finanziario e alla tutela dei diritti di proprietà", dichiara Alberto Mingardi, direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni che collabora alla compilazione della classifica insieme ad altri think tank europei.

Imprendibili appaiono i primi della classe: Hong Kong, Singapore e al terzo posto, per la prima volta, l'Irlanda. Lontanissimi gli Stati Uniti, che recuperano il nono posto (a pari merito con Australia e Nuova Zelanda) e rientrano così nella top ten da cui erano usciti per il 2004 essendo scivolati in 12ma posizione. Così come la Germania che entra a pieno titolo nella categoria "Paesi liberi", con Austria e Cipro.

L'indice si basa su 50 variabili raggruppate in 10 categorie di libertà economica. Ebbene è proprio su quasi tutti i fronti, a partire dal sistema bancario, che è peggiorato il rating dell'Italia. "L'elezione di Silvio Berlusconi era sembrata dare una chance all'Italia per importanti riforme economiche, ma poco è stato fatto. L'imponente deficit pensionistico, le rigidità del mercato del lavoro e il peso della burocrazia restano problemi irrisolti, mentre i tagli fiscali, a conti fatti, sono stati minuscoli". E' il severo commento dell'Heritage, insospettabile quanto a rigore liberista. "Quello che spaventa i curatori dell'Index - aggiunge Mingardi - è più che altro, come nel giudizio dell'Economist, il fatto che il Paese sembri essersi rassegnato all'immobilismo, a un declino lento e forse relativamente indolore, ma in prospettiva drammatico".

La lezione degli esaminatori di Washington? Il cammino delle riforme liberiste non può essere affrontato a metà. Per lo sviluppo, il sostegno ai cambiamenti e l'aumento del benessere della popolazione. E, quindi, per positivi dividendi elettorali. A maggior ragione nell'era della globalizzazione.

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UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE

COMUNICATO SULLA LEGGE CHE SANCISCE L'INAPPELLABILITÀ DELLE SENTENZE

http://www.camerepenali.it/ 12/01/2006

Finalmente, secondo i nostri auspici, espressi anche in occasione dell’apposita audizione presso la Commissione Giustizia della Camera, viene varata una legge in linea, oltre che con la migliore giurisprudenza, non solo a Sezioni Unite, con il (giusto) processo accusatorio. In cui non può esserci spazio per una prima condanna da parte del giudice di appello, così che l’imputato sia privato di un secondo grado di merito e debba subire una pronuncia negativa proprio da chi si sia potuto limitare a “leggere” un processo celebrato da altri. Peraltro, non può compararsi il diritto dell’imputato al doppio giudizio di merito con il potere del p.m. di replicare una richiesta di condanna già disattesa.

Anche se interviene last minute, e certo non organicamente nel quadro di una revisione di una necessaria e trascurata revisione complessiva del codice di rito, la nuova disciplina contiene, oltre al sacrosanto principio dell’inappellabilità delle sentenze di assoluzione, altre previsioni di grande civiltà e correttezza: la possibilità di ricorrere per cassazione anche quando l’illogicità o la contraddittorietà della sentenza non risulti dal testo della stessa (come esige la formula oggi vigente), ma emerga da elementi oggettivamente acquisiti nel processo e di cui non si sia inspiegabilmente tenuto conto; la fissazione del principio legale dell’ “al di là di ogni ragionevole dubbio”, che del resto rispecchia gli orientamenti giurisprudenziali più qualificati.

Non convince, invece, la previsione dell’obbligo del p.m. di chiedere l’archiviazione quando la cassazione abbia dichiarato in sede cautelare l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sempre che non siano stati acquisiti elementi nuovi a carico dell’indagato. E ciò sia perché si tratta di previsione facilmente neutralizzabile, sia perché –per altro verso- essa può provocare un dannoso irrigidimento nella giurisprudenza di legittimità al proposito.

Complessivamente, non si può che ribadire un motivato apprezzamento per questo intervento legislativo, nei cui confronti la levata di scudi di settori dell’opposizione e della magistratura appare come il frutto di una strumentalizzazione politica di delicatissimi temi giuridici, ovvero svela una ideologia regressiva di quanti non hanno mai accettato il processo giusto.

L’avvocatura penale è pronta a denunciare qualsiasi resistenza interpretativa che stravolgesse la ratio legis.

MARRON GLACES, PERE COTTE E CALENDARI DELLA CATTIVA INFORMAZIONE

Da http://www.camerepenali.it/ 11/01/2006

Il dott. Mario Giordano, autorevole commentatore del Giornale ed il dott. Edmondo Bruti Liberati, hanno voluto, bontà loro, rivolgere alcune simpatiche riflessioni nei confronti dell’avvocatura penale con riguardo alle note vicende della legge ex Cirielli. Secondo il primo, a commento di una recente decisione della Cassazione che ha ritenuto non incostituzionale il regime transitorio della Cirielli – e solo quello – tutti coloro che hanno strepitato contro tale intervento legislativo si dovrebbero vergognare di fronte a tale giudizio, avendo fatto quel che il giornalista definisce, con delicato calambour, “una figura da marron glaces”. Tra questi il dott. Giordano infila un po’ avventurosamente anche gli avvocati penalisti per aver dichiarato che questa legge “si fonda su di una idea della pena degna di uno stato autoritario”. Nel tentativo di afferrare qualche frutto non avvelenato della legge Cirielli il direttore di Studio Aperto sbaglia clamorosamente indirizzo, sia pur infilandosi in pasticceria, giacché la decisione della Cassazione non riguarda affatto la parte della legge che i penalisti hanno ritenuto – e continuano a ritenere – indegna di un paese civile, che è quella che produrrà pene abnormi, prescrizioni senza fine e via discorrendo, naturalmente a discapito per lo più dei poveri cristi.

Viceversa della norma transitoria, guarda un po’, i penalisti non hanno detto nulla, perché sono ben poco interessati ad entrare nell’infausto sport che lega le vicende legislative ai singoli processi. Prima di commentare una sentenza e le opinioni dei penalisti il dott. Giordano avrebbe fatto bene a farsele spiegare entrambe, magari da un cronista di giudiziaria. Insomma, forse perché accecato dalla bella notizia, il dott. Giordano, invece che marron glaces, si è messo a regalare ai suoi lettori pere cotte.

Frutto del tutto identico a quello che, su di un altro versante, ma in base al medesimo intento di rendere una cattiva informazione, ha regalato ai cittadini anche l’ex presidente dell’ANM Bruti Liberati, il quale, pur convenendo sulle brutture delle legge Cirielli, trova maliziosamente da ridire per il fatto che l’astensione dei penalisti farà slittare il processo Previti fissato per il 16 gennaio e “non sarebbe la prima volta”. Anche qui il frutto avvelenato della cattiva informazione è in agguato, visto che il valente magistrato sa benissimo che in casi del genere la prescrizione viene sospesa e dunque l’imputato non trae nessun vantaggio, solo che non lo dice. Il problema è che, per difendere i diritti di tutti, i penalisti non guardano il calendario, neppure quello elettorale. Qualcun altro evidentemente sì.

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* PARTITO DEMOCRATICO

PER ORA, ARRIVEDERCI

Da www.venetoliberale.ilcannocchiale.it 12/01/06

Mercoledì 11 gennaio si è svolta la riunione di direzione del partito dei Democratici di Sinistra recentemente coinvolto nell'affaire "Unipol scalata BNL" a causa del collateralismo, storicamente esistente, tra l'area politica cui i DS fanno riferimento e il movimento cooperativo.

Il punto centrale del dibattito non poteva non riguardare questo argomento ed è stato affrontato unitariamente respingendo con forza "la vergognosa aggressione con cui si tenta la delegittimazione morale e politica dei Democratici di Sinistra e dei suoi dirigenti".

Un atteggiamento difensivo che però comporta "un rafforzamento della democrazia interna, anche attraverso uno sviluppo di responsabilità comune e di collegialità" se i DS "sapranno essere una forza trainante della coalizione di centrosinistra". Questa è l'unica condizione per "creare un'economia nuova, più competitiva che sappia guardare al futuro con quella fiducia che appartiene a chi ha dietro le spalle un progetto autentico di guida del paese", perché "l'aspetto cruciale rimane comunque la grave crisi del paese e il vuoto politico dell'attuale governo".

"Il nostro sforzo - dice il documento unitario conclusivo - deve essere teso a far si che la politica ritrovi le forze per dettare nuove regole affinché il paese non si ritrovi in una situazione di sbando irreversibile. Il nostro impegno deve essere quello di saper offrire ai cittadini uno Stato di diritto che si faccia garante di tutti gli interessi generali.".

C'è un punto oltremodo interessante nel documento unitario allorché si afferma che " l'autonomia della politica è data dall'effettiva trasparenza della sua attività e del suo finanziamento"

Occorre chiedersi "autonomia" da chi o da cosa? Viste le disavventure recentemente corse l'autonomia va rivendicata nei confronti di potentati economici. E' la politica che deve dettare le regole e non i potentati economici perché la volontà popolare si esprime con il consenso alla politica e non con il consenso che crea i successi economici.

Ora collegando la legittima affermazione sull'autonomia della politica dai potentati economici, con il "rafforzamento della democrazia interna anche attraverso uno sviluppo di responsabilità comune e di collegialità" non vi è, forse, il riconoscimento dell'errore politico conseguente anche ad una troppo poca "democrazia interna" dovuta a scarsa collegialità? Non sarebbe stato più opportuno che chi ha fornito prova di scarsa collegialità si fosse presentato alla riunione di direzione dimissionario? Il dibattito ne avrebbe guadagnato in chiarezza il che sarebbe stato più utile ai DS per il ruolo trainante che vuole svolgere nell'ambito della coalizione prodiana, per raggiungere l'obiettivo "di restituire all'Italia e agli italiani le speranze e le certezze che la destra ha promesso e non ha saputo realizzare". (bl)

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* PLI

APPELLO DE LUCA A PRI E RIFORMATORI PER LISTA COMUNE

(ANSA) - ROMA, 12 GEN – “I liberali intendono offrire agli italiani la possibilità di votare per la Casa delle libertà ed esprimere contemporaneamente una scelta chiara sui temi delle libertà civili ed economiche”. Lo ha detto il segretario Stefano De Luca al Consiglio Nazionale del Partito Liberale Italiano.

Sulla base di queste valutazioni il Partito Liberale Italiano ha lanciato un appello al PRI, ai rappresentanti del mondo radicale che non hanno seguito Pannella a sinistra e a quelli dell'ambientalismo liberale per dar vita ad una lista di coalizione che comprenda tutte le tradizioni di cultura liberale, democratica e laica.

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* ROSA NEL PUGNO

RIUNIONE DELLA DIREZIONE

Si è svolta ieri, 9 gennaio, la riunione della direzione della “Rosa nel pugno”.

Da quello che si è potuto ascoltare da Radio Radicale (in registrazione e non in diretta, a spezzoni e non in una unica trasmissione) e quello che si è potuto leggere sui siti dei radicali e della “Rosa”, sembra che la riunione si sia risolta in un semplice e cortese incontro dei “vertici” dei Radicali italiani e dei Socialdemocratici di Boselli ed Intini.

E’ vero che Capezzone ha sollecitato un impegno perché la Rosa nel pugno “è, insieme, il soggetto della laicità e dell'innovazione economica e sociale, e può giocare non solo un ruolo numericamente decisivo per la vittoria elettorale dell'Unione, ma soprattutto un ruolo politicamente determinante per far sì che il centrosinistra sappia tenere insieme i diritti civili e la modernizzazione.”

Ma è altrettanto vero che le dichiarazioni della componente socialdemocratica hanno riguardato più l’unità socialista e la scelta di Bobo Craxi di porsi in rotta di collisione piuttosto che il progetto di un’area laica, liberale socialista e radicale, che è nelle intenzioni dei Radicali Italiani.

Diciamolo francamente: il soggetto politico nuovo non c’è, e, forse, per ora sarà solo un’alleanza elettorale. Infatti la Rosa nel pugno potrebbe essere utile al centrosinistra come contenitore dei voti di coloro che sono delusi soprattutto dagli ultimi eventi che vedono protagonisti i DS. Ossia i delusi, invece di ingrossare le file degli astensionisti, parcheggeranno i loro voti in una lista utile allo schieramento prodiano. Servirà almeno ad immettere nel parlamento una pattuglia di attivisti radicali? Ma è utile una loro presenza, vista la scelta dell’alternanza (piuttosto che dell’alternativa) conseguente alla strategia dell’ospitalità? (bl)

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* LETTURE

UMBERTO VERONESI “IL DIRITTO DI MORIRE” Mondatori, Milano 2005

LA LIBERTA’ DEL LAICO DI FRONTE ALLA SOFFERENZA

“[…]L’eutanasia non può che essere il diritto di morire, il quale, come tutti i diritti della persona, fa unicamente capo unicamente al soggetto[…]E’ di questo diritto che voglio parlare, ed è questo diritto che voglio difendere[…]il diritto di ogni uomo all’autodeterminazione, cioè il diritto alla libertà[…]”

Non ci sono altre parole per presentare il contenuto di questo agile volumetto del prof. Umberto Veronesi. E’ il famoso oncologo che introduce l’argomento tabù dell’eutanasia con quella frase.

Con molta delicatezza affronta il tema della morte e del congedo cui tutti siamo destinati. Osserva, Veronesi, che la medicina ha fatto notevoli progressi in questi ultimi vent’anni, per cui ormai più che “curare” siamo giunti a procrastinare l’evento morte. Ossia si è artificialmente prolungata la vita. A differenza che in passato si aveva la paura di morire anzitempo, oggi “siamo assediati dalla paura di sopravvivere oltre il limite consentito dalla dignità personale, dal nostro desiderio, dalla nostra capacità di sopportare sofferenze fisiche e mentali”.

Solo in Olanda ed in Belgio vi è una legislazione che tutela il diritto di morire. Altrove il tabù dell’eutanasia condanna all’ostinazione terapeutica l’essere umano, con sofferenze tanto personali che non vi sono parole per poterle descrivere.

In Italia l’eutanasia è vietata, e viene equiparata all’omicidio del malato, anche se consenziente. Ipocritamente si tollera (senza facilitarla, però) la cosiddetta “eutanasia passiva”, ossia la rinuncia alle cure inutili.

L’esperienza olandese ci insegna che il sorgere di un forte movimento di opinione favorevole alla legalizzazione dell’eutanasia consegue alla consapevolezza che i progressi della medicina hanno comportato un prolungamento “artificiale” della vita, e ciò non può essere lasciato solo in mano ai medici. Di qui la necessità che la “decisione su come e quando si dovesse prolungare la vita oltre il termine naturale fosse tolta ai medici e riconsegnata ai pazienti.” Conseguentemente “ognuno ha il diritto di porre termine alla propria vita quando ritiene che a causa della sofferenza essa abbia perso valore”.

Comunque, Veronesi non nasconde la persistenza di molte incertezze anche in Olanda. Ad esempio non ci si può nascondere il rischio che la decisione del paziente possa essere conseguenza di pressioni dei parenti che desiderano anticiparne la fine per ragioni economiche o per ragioni egoistiche. Il paziente, inoltre, potrebbe essere indotto a richiedere l’eutanasia perché affetto da grave e non inspiegabile crisi depressiva. Infine le cure palliative potrebbero migliorare ed alleviare le sofferenze.

Concludendo, il prof. Veronesi ricorda una frase di Seneca (“l’uomo saggio vive finchè deve, non finchè può”) quale ammonimento nei confronti della medicina perché non è detto che tutto quello che si può fare sia lecito fare. (bl)

SOMMARIO: Premessa – Introduzione – I. Il mistero della morte e della vita – II. Male fisico e metafisico – III. Perché è ancora un tabù – IV. L’eutanasia nella società moderna – V. L’insostenibile solitudine del dolore – VI. Le ipocrisie del “non fare” – VII. Un sonno senza risveglio – VIII. Sacralità e dignità della vita – IX. Una legge impossibile – Conclusione.

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SOLDI AI PARTITI!

I movimenti o partiti possono (quindi, non è obbligatorio?) chiedere il finanziamento adducendo la scusa di un rimborso per le spese elettorali sostenute.

Il finanziamento pubblico è pari ad 1 euro per ogni iscritto alle liste elettorali e per ogni anno di legislatura (in tutto 5 euro in 5 anni di legislatura invece di 4 mila lire, come previsto dalla precedente legge sottoposta a referendum nel 2000).

Ne hanno diritto tutti i partiti o movimenti che hanno superato la soglia dell'1% dei consensi.

Per ogni elezione il singolo partito avrà il finanziamento in proporzione alla percentuale dei voti ottenuti invece che in rapporto ai voti effettivamente ottenuti, naturalmente per aggirare gli effetti dell’astensionismo elettorale.

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