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PNM: lunedì 30 gennaio 2006
Postato il Thursday, 19 April @ 11:04:49 CEST di Fabio

Per non mollare

per non mollare

Newsletter per l'azione liberale



 

“Rivendico il diritto di andarmene appena viene il buio, decidendolo ora, quando la luce è accesa”

(Luca Goldoni, citato da Umberto Veronesi in “Il diritto di morire”, Mondadori Milano, 2005)

 

Anno VII – n. 03 – 30 gennaio 2006

SOTTOSCRIVETE IL MANIFESTO DELLA LIBERTA’ E DITE LA VOSTRA SULLE DODICI PROPOSTE.

 

www.societalibera.org

 

POTRETE ANCHE ADERIRE, VIA INTERNET, AL MOVIMENTO DI OPINIONE.

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APPUNTAMENTI

  • PADOVA 4/02/06 h. 15 Riunione del Tavolo permanente dei liberali veneti  presso il Bar "Perchè no café" a Padova in via Manzoni 4. Ordine del giorno: 1) Soggetto liberale unitario in Veneto: lanciamo la costituente; 2) Mozione alla costituente dei liberali; 3) Stato delle elezioni amministrative.

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SCIOPERO DEL VOTO E I LIBERALI

Il progetto del tavolo dei liberali veneti non è altro che il vecchio e solito progetto di “mettere assieme” i liberali e non confonderli con questo centrodestra e con questo centrosinistra. Personalmente sono convinto che non tutti i liberali possano essere “messi assieme”: molti di loro sono troppo legati, per affetto, ad esperienze ormai sorpassate per cui spesso confondono il conservatorismo anglosassone con l’italico, di tutt’altra pasta.

Di qui la necessità, secondo me e gli amici di Veneto liberale, di aggregare i liberali antagonisti dei conservatori (siano essi di destra che di sinistra) e sul punto le consonanze sono molteplici. Ma tutti non sono d’accordo sulla scelta del “non voto” o, meglio, sull’azione politica dello sciopero del voto per delegittimare il regime antiliberale partitocratrico. Ed allora non resta che attendere che passi la consultazione elettorale.

Quello che ci divide è la scelta della strategia politica. Loro sono per l’entrismo e noi l’osteggiamo. E non l’osteggiamo per motivi “etici”, ma per motivi pratici. L’esperienza ha ormai ampiamente provato l’impermeabilità al liberalismo delle due coalizioni, quindi diventa opportuno delegittimarle. E le si delegittima cercando di sottrarre consensi con il non voto.

Nella mozione dell’VIII congresso di Veneto liberale  si fa riferimento a quattro strategie che non vengono considerate utili al progetto di modernizzazione della politica, dell’economia e della società civile di cui il paese avrebbe bisogno, a nostro modestissimo parere.

1) il partito “democratico”, così come si presenta con l’attuale “ulivo”, 2) la “Rosa nel pugno”, mero cartello elettorale furbescamente utilizzato per entrare con l’aiuto del centrosinistra in Parlamento, 3) i “salmoni”, altrettanto espediente “furbo” per tentare di avere l’aiuto del centrodestra; 4) gli orfani degli ex partiti laici, alla ricerca di “nicchie” per tentare di far sopravvivere con stessi una tradizione “moderata” che, forse, non è stata molto gloriosa.

In detta mozione si legge “Tutte queste iniziative sottraendo energie umane, culturali e finanziarie al progetto ragionevole, opportuno e saggio della radicale alternativa, di fatto rendono sempre più difficile la vita politica di coloro che urlando “questa Italia così com’è non ci piace” preferiscono confondersi con i cittadini senza potere che sono stufi di turarsi il naso nel momento che dovrebbero esercitare il loro diritto di voto, e quindi si astengono o, quanto meno, annullano la scheda o la inseriscono, nell’urna, in bianco.”

Per carità lo sciopero del voto potrebbe essere velleitario, ma lo potrebbero essere anche quelle strategie. Però mi e ci sembra più dignitoso prendere le distanze dai “bari” che confondersi con loro, o peggio, chiedere a loro una mano.(bl)

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* LA VITTORIA ELETTORALE DI HAMAS

ESTREMISTI ? MODERATI ?

di Deborah Fait http://www.informazionecorretta.com/ 28-1-2006

Non capisco la sorpresa e la  preoccupazione del mondo per la schiacciante vittoria di Hamas alle elezioni palestinesi.

Cosa e' cambiato? Niente.

Oddio adesso ci sara' la guerra, dicono.

- Perche' finora avevamo la pace? rispondo.

Ma quelli vogliono distruggere Israele, dicono spudoratamente.

- Anche l'OLP voleva distruggere Israele e vuole ancora farlo ma non vi dava fastidio. Rispondo.

Ma quelli sono estremisti. Dicono .

- Perche' gli altri cosa sono, moderati? Rispondo.

Israele ha reagito con calma alla vittoria di Hamas, nessuna meraviglia, nessuna paura, nessuna grande preoccupazione. I politici osservano e stanno all'erta e l'uomo della strada dice sarcastico " nu, ma hadash? " che letteralmente significa "allora, qualcosa di nuovo?" ma che vuol dire anche molte altre cose " non cambiera' niente, hamas e' come quelli che l'hanno preceduta, continuera' la guerra".

Certo, i parenti delle vittime di Hamas hanno sentito un brivido giu' per la schiena ma in Israele ci sono migliaia di vittime dell'OLP, della Jihad, dei Tanzim, delle Brigate Al Aqsa, tutti figli di Arafat, l'amato, il santo, l'uomo di pace dell'Europa.

Lo statuto di hamas dichiara che il suo obiettivo è di sollevare la bandiera di Allah sopra ogni pollice di terra della Palestina eliminando lo stato di Israele (entita' sionista) fino all'ultimo centimetro di terra.

Lo statuto dell'OLP  recita : " La nostra lotta e' la completa liberazione della Palestina e lo sradicamento fino all'ultimo centimetro di terra della presenza sionista".

Dove sta la differenza? Solo nel fatto che l'OLP e' fatta da fanatici laici e Hamas da fanatici religiosi ma il loro fine e' comune: l'eliminazione di Israele.

Ancora dallo statuto di hamas, riferito a se stesso: “Allah è il suo obiettivo, il profeta il suo modello, il Corano la sua costituzione, la jihad il suo cammino e la morte in nome di Allah il più dolce dei suoi desideri” e da questa aberrante convinzione nascono i terroristi suicidi: morire ammazzando gli ebrei.

Niente di piu' dolce e santo per far contento Allah.

L'OLP ha invece sempre pensato, laicamente, che ammazzare senza suicidarsi fosse molto piu' dolce e soddisfacente quindi per 40 anni si e' dedicata  con entusiasmo agli assassini senza affidarsi piu' di tanto ai kamikaze e bisogna dire che ha comunque ottenuto un grande successo sia in Israele che in giro per il mondo.

Morti ammazzati a migliaia sotto l'occhio comprensivo e affettuoso del mondo che dava la colpa a Israele.

L'Occidente innamorato ha costretto Israele a trattare inutilmente con gli assassini, ha dato irresponsabilmente il premio Nobel al loro capoccia e il risultato e' che siamo qua, al punto di partenza.

E adesso cosa fara' Hamas?

Ha bisogno dei soldi del mondo se no nel giro di una settimana, dice Wolfensohn, sara' bancarotta e la storia ci insegna che i palestinesi sono capaci di tutto pur di  non rinunciare ad essere mantenuti dalla comunita' internazionale, fanno le capriole, mentono, fingono, si ammazzano tra loro, tutto pur di apparire agnellini occupati dall'orco Israele.

Si puo' quindi facilmente immaginare che fingeranno pragmatismo, cercheranno di tenersi il ministro dell'economia di Abu Mazen, metteranno in naftalina cappucci bianchi e candelotti esplosivi per qualche settimana fino a quando avranno imbrogliato abbastanza gli allocchi e ricominceranno a ricevere milioni di euro e di dollari che hamas usera' si per arricchirsi, fare qualche asilo e qualche campeggio per accattivarsi altre simpatie ma soprattutto per armarsi e continuare le stragi.

Puo' passare una settimana come un mese o un anno ma niente cambiera'.

Gli arabi non hanno fretta, loro confidano in Allah e nelle pance delle loro donne.

Carne da candelotti ci sara' sempre. 

L'unica amara soddisfazione in questa tragedia che ci perseguita da ormai piu' di un secolo e' la prova che i palestinesi non vogliono la pace e nemmeno uno Stato, vogliono guerra, odio e morti.

La stupidita' e' la cosa che mi sconvolge di piu', la stupidita' di questo popolo che da 60 anni rifiuta sistematicamente di avere uno Stato per odio , un odio senza limiti, un odio che li rende incapaci di pensare, di preoccuparsi per i loro figli, anzi che in nome di quest'odio li sacrificano, che vivono senza futuro, senza dignita', senza lavoro, senza la vergogna di essere mantenuti come puttane.

Eppure questa gente infida continua ad avere la simpatia del mondo intero e anche di fronte a questa ennesima prova di idiozia e di voglia di guerra c'e' chi, piu' puttana di loro, dice che la colpa e' di Israele.

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* MFE

DOCUMENTO APPROVATO DALLA DIREZIONE NAZIONALE

Milano, 21 gennaio 2006

I dibattiti elettorali, in Italia come in molti altri paesi europei, sono sempre più dominati da rivalità personali, affari e scandali, che poco hanno a che vedere con il futuro della democrazia e il ruolo che l’Italia può svolgere nella famiglia umana per la costruzione di una civiltà di pace e di progresso. Per reagire a questa deriva non vi è che una via: i partiti e i loro leaders si assumano la responsabilità di proporre ai cittadini un grande progetto di rinnovamento democratico e politico. I cittadini sanno ben distinguere le vuote promesse dai progetti lungimiranti.

Accogliendo l’appello rivolto dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, per un dibattito elettorale sereno, dal quale scaturisca l’impegno a costruire un’Italia migliore, il Movimento Federalista Europeo chiede a tutti i partiti che intendono governare l’Italia di dire con chiarezza agli elettori qual è il loro programma per portare a compimento l’unificazione federale dell’Europa, un progetto che i padri costituenti della Repubblica italiana vollero fermamente all’indomani della Seconda guerra mondiale, come testimonia anche l’art. 11 della nostra Costituzione.

L’Unione europea attraversa una grave crisi. L’allargamento è ormai avvenuto senza che venisse realizzata la necessaria riforma delle sue istituzioni, concepite nel 1950 per un’Europa a Sei. L’iniziativa della Costituzione europea, voluta fermamente dai federalisti, è stata mal condotta, a causa della pervicacia dei governi nella difesa del diritto di veto, la vera causa del deficit di democrazia nell’Unione e della sua incapacità di esprimere un governo europeo, dotato dei poteri sufficienti per parlare al mondo con una sola voce. I governi nazionali, inoltre, contro l’opinione del Parlamento europeo, della società civile e dei federalisti che hanno chiesto un referendum europeo, hanno voluto procedere all’approvazione della Costituzione europea mediante ratifiche nazionali, esponendo così la Costituzione europea al pericolo di strumentalizzazioni partigiane.

 Tuttavia, nonostante il No dei cittadini francesi e olandesi, il processo costituente sta per essere rilanciato. Il Movimento Federalista Europeo ha organizzato a Genova, nello scorso dicembre, una Convenzione dei cittadini europei che ha consentito ad un centinaio di organizzazioni della società civile di rivendicare la Costituzione europea. Il Parlamento europeo, anche in risposta a questo appello, ha promosso dei Forum con i parlamenti nazionali per discutere dei problemi sollevati dai cittadini durante le campagne per la ratifica. La Presidenza austriaca dell’Unione, accogliendo un suggerimento della Cancelliera Sig.ra Merkel, ha proposto di riprendere il cammino delle ratifiche. Si apre dunque la possibilità, per i paesi che hanno già detto Sì alla Costituzione europea, di formare un gruppo d’avanguardia per guidare l’Unione verso la sua trasformazione in una Federazione, con una Costituzione sovranazionale e un governo europeo. Chi vuole che l’Italia affronti i grandi problemi della pace, della globalizzazione, del sottosviluppo e della salvaguardia ecologica del Pianeta deve cogliere questa occasione storica. Con Einaudi, De Gasperi e Spinelli, l’Italia ha svolto un ruolo cruciale nella storia dell’unificazione europea. I partiti italiani e i loro leaders devono ritrovare l’orgoglio di porsi all’avanguardia dell’Europa.

Il Movimento Federalista Europeo, nato dal Manifesto di Ventotene, si batte per la costruzione della Federazione europea, nella consapevolezza che questa sia la sola via per il rinnovamento civile e democratico dell’Italia. Chi ama la propria patria deve volere un’Europa federale. Per questo, il Movimento Federalista Europeo inviterà gli elettori a votare quei partiti che introdurranno nel loro programma elettorale un impegno preciso per la costruzione della Federazione europea”.

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* LA LOTTA NONVIOLENTA DI PANNELLA.

Addio regole è il Far West elettorale

di Michele Ainis da LA STAMPA del 23/01/06

C’è sempre un che d'inusitato quando un uomo usa il proprio corpo per protestare contro la legalità ferita. Se poi quest'uomo è classe 1930, e se la sua protesta assume la forma senz'appello di uno sciopero della sete, faremmo assai male a distogliere lo sguardo. Ma davvero Pannella denunzia a buon diritto una violazione del diritto?

La risposta è sì, senza alcun dubbio. Perché la nuova legge elettorale costringe la Rosa nel pugno a una corsa ad handicap, chiudendo le liste elettorali un mese prima degli altri concorrenti. Perché questa discriminazione colpisce il solo partito della prima Repubblica (quello radicale) sopravvissuto alla seconda, sia pure in aggregato con i socialisti dello Sdi. Perché essa viola altresì il principio costituzionale d'eguaglianza, nonché il trattamento uniforme di partiti e candidati sancito dalle direttive Osce del gennaio 2001. E perché infine l'obbligo di sottoscrivere le candidature da parte d'alcune migliaia di cittadini ha sempre innescato un balletto di firme false e liste truffaldine, in cui hanno danzato a turno partiti di destra e di sinistra, tanto l'unico rischio (si fa per dire) è un'ammenda di 660 euro. Sarà per questo che adesso l'obbligo è scaduto, messo in soffitta dalla nuova legge elettorale. Per tutti, salvo che per le liste con la Rosa.

Ma la protesta di Pannella ha pure un altro merito, ben più rilevante delle sorti d'un singolo partito. Ha il merito di accendere un faro sulle regole del gioco di questa campagna elettorale. Quali sono? E chi ne garantisce l'osservanza? Cominciamo dai sondaggi, dove vale pur sempre l'aforisma coniato da Herstgaard sull'altra sponda dell'oceano: «500 americani vengono continuamente interrogati per dire a noi, cioè agli altri 250 milioni di americani, quello che dobbiamo pensare». E tuttavia i sondaggi hanno il potere di trasformare l'oroscopo in diario, di condizionare l'esito del voto. E tuttavia in ogni sondaggio quadriglie di deputati virtuali trasmigrano da una lista all'altra, senza che sia possibile certificarne l'attendibilità, l'affidamento complessivo.

E i candidati? Vengono scelti al chiuso delle segreterie politiche, dato che l'elettore non ci può metter becco. Sarà dura ottenere il rispetto della Costituzione, che imporrebbe un'adeguata rappresentanza femminile. D'altronde la Costituzione garantisce anche il voto degli italiani all'estero; ma a maggio il ministro Tremaglia confessò che gli elenchi sono tutt'altro che completi. E a proposito del diritto di voto. La legge assicura il voto a domicilio per i malati che dipendono da apparecchiature elettromedicali; però sono molti di più quelli davvero intrasportabili. Nel frattempo la legislatura s'allunga come un elastico, per allontanare la scure della par condicio. Col risultato di perpetuare il far west, la legge del più forte. Tanto per dire, in dicembre «Porta a porta» ha destinato alla Lega 138 volte il tempo di Italia dei valori. Mentre in queste prime 3 settimane di gennaio la Rosa nel pugno è scomparsa dai notiziari Mediaset, salvo 18 secondi al Tg5. Poi, certo, le regole non mancano. Ma ce ne sono troppe, e quindi non ce n'è nessuna.

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* EUTANASIA

Una legge per l’eutanasia, stop terapie anche ai minori”

di Si. Bu. da LA REPUBBLICA del 20/01/06

I malati senza speranza potrebbero chiedere ai medici di porre fine alle loro sofferenze. Oppure potrebbero essere gli stessi medici di porre fine alle cure lasciando spegnere il malato. Anche nel caso si tratti di un minore, ma con l’accordo dei genitori. Le norme sono contenute in un progetto di legge per regolamentare l’eutanasia presentato ieri alla Camera e al Senato dalla Rosa nel pugno. Un tema che scatena subito la polemica nel mondo politico, in particolare nel centro sinistra.

L’Udeur infatti ammonisce l’Unione e Romano Prodi che non accetterà mai di far parte di un’alleanza che preveda nel programma “la dolce morte” e i PACS. “Ci auguriamo che il candidato presidente del Consiglio del centro sinistra, dica alto e forte, che questi temi non sono e non saranno mai, parte del suo programma di governo, e che su di essi non esiste pertanto possibilità alcuna di mediazione”, ammonisce una nota del partito di Clemente Mastella. Posizioni simili esprime l’ex ministro della Salute Rosy Bondi: “La proposta di legge sull’eutanasia è l’iniziativa autonoma di un movimento politico, la Rosa nel pugno. Non è e non sarà nel programma dell’Unione. E’ inutile che la destra ai agiti in maniera strumentale”, dice la deputata della Margherita. Si schiera invece a favore un altro ex ministro della Sanità: Umberto Veronesi. L’oncologo spiega: “Io non la farei mai perché è proibita dalla legge, solo per questo. Ma se fosse consentita, non avrei difficoltà, davanti a una persona in condizioni disperate, ad aiutarla. E’ un atto di pietà, di carità che non dovrebbe essere negato in certe circostanze”.

Di fronte alla reazione di Udeur e parte della Margherita, i socialisti e i radicali della Rosa nel pugno ammettono che il tema dell’eutanasia non è inserito nel programma dell’Unione. Ma ribadiscono che sono intenzionati a portare la loro battaglia fino in fondo. Il senatore socialista Roberto Biscardini, primo firmatario della proposta di legge, sostenuto anche dall’Associazione Luca Coscioni, spiega che presentare il progetto oggi “è soprattutto un segnale politico, perché quello dell’eutanasia è un tema che dovrà entrare nell’agenda politica del prossimo Parlamento”.

La destra ovviamente insorge: “Nel nostro ordinamento”, ricorda Riccardo Pedrizszi, AN, “non esiste in alcun luogo normativo un diritto alla morte”. Altri puntano il dito contro il leader dell’Unione e gli chiedono di dire cosa pensa. Il senatore Maurizio Ronconi, UDC, per esempio, dice: “Il cattolico adulto Romano Prodi faccia sapere agli elettori come giudica la proposta di legge sull’eutanasia che un partito suo alleato sta per proporre. E’ un suggerimento a fin di bene per evitare a Prodi, se mai dovesse vincere le elezioni, di cadere rovinosamente sulle macerie delle contraddizioni della sua coalizione”

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* LEGITTIMA DIFESA

LEGGE INGIUSTA. AUTORIZZA "LEGITTIMA OFFESA"

Da http://www.camerepenali.it 24/01/2006

Purtroppo è stata approvata un’altra legge ingiusta, da noi sempre avversata fin dalla sua presentazione in Parlamento, che autorizza la "legittima offesa" anche nei confronti di chi non rappresenta un pericolo per la incolumità del cittadino - commenta così Ettore Randazzo Presidente dell’Unione delle Camere Penali l’approvazione della legge sulla legittima difesa - Il nostro sistema era al proposito molto ben maturato e tutelava soltanto i casi in cui l’aggredito dovesse davvero difendere la sua incolumità semprechè la difesa fosse proporzionata all’offesa ricevuta.

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* LEGGE PECORELLA

I penalisti: “Riapprovare la legge sull’appello”

di Anna Maria Greco da IL GIORNALE del 24/01/06

Arriverà in aula a Montecitorio il 30 gennaio la legge sull'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, rinviata alle Camere dal Quirinale. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo e l'azzurro Elio Vito si augura ampia convergenza. La Cdl ieri è stata battuta per un voto dall'Unione, in commissione Giustizia e così il riesame riguarderà tutto il testo. Il presidente e “padre” della riforma, Gaetano Pecorella, e la relatrice di Fi Isabella Bertolini, avevano invece proposto di escludere due articoli del provvedimento, non direttamente toccati dai rilievi di Carlo Azeglio Ciampi.

Il ministro della Giustizia Roberto Castelli ieri non è entrato nel merito del riesame: “Non lo so, è una legge che sta gestendo Pecorella, io non l'ho seguita”. Sia Pier Ferdinando Casini che Massimo D'Alema dicono che non si può riproporre il testo così com'è. Ma proprio questo vuole l'Unione delle Camere Penali, che critica l'inspiegabile rinvio del Quirinale. In un lungo documento dal titolo “La Costituzione esige e non respinge la legge Pecorella”, inviato alle commissioni Giustizia di Camera e Senato, ai capigruppo e ai presidenti dei due rami del Parlamento, l'associazione dei penalisti chiede al legislatore una “impennata di orgoglio confermando la legge così com'è sui punti essenziali e limitandosi a ritocchi del tutto marginali su altri”. L'Ucpi proclama lo stato di agitazione della categoria, si riserva altre iniziative e chiede udienza alle più alte cariche del Parlamento. Per i vertici dell'associazione è “una legge giusta che consente ai cittadini di avvicinarsi alla civiltà del giusto processo”.

L'avvocatura penale affronta punto per punto i rilievi e le osservazioni di Ciampi. Primo: la presunta mutazione della Cassazione da giudice di legittimità a giudice di merito. Per L'Ucpi l'innovazione prevista nella legge, “a differenza di quanto sostiene una vulgata orchestrata da alcuni maître à penser ormai dediti solo alla propaganda, non comporta affatto la rivisitazione dell'intero processo, essendo invece il giudizio limitato ai vizi di legittimità (e giammai di merito) dedotti nei punti della sentenza impugnata che sono oggetto del ricorso”. Secondo: la ragionevole durata del processo. L'Ucpci non si sorprende che questo principio sia stato “malinteso fino a divenire un potere autoritario dello Stato per il conseguimento di una rapida sentenza”, ma del fatto che Ciampi non abbia “colto e valorizzato la fondamentale differenza, culturale prima che politica, che oppone le diverse interpretazioni”. Terzo: la supposta asimmetria tra difesa e accusa. Per i penalisti, “è amaro veder comparare il diritto dell'imputato, presunto innocente, a un secondo grado di merito con il potere persecutorio del Pm a replicare la sua accusa”.

Quarto: i diritti della parte civile e la diversa disciplina nei casi di ingiuria e diffamazione. Rilievi “che possono avere un loro fondamento”, ma che sono eliminabili con qualche “tratto di penna”.

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* EMMA FOR PRESIDENT

PRESTIGIACOMO: BONINO AL COLLE? BUONA IDEA

dal SECOLO D'ITALIA del 22/01/06

Roma - "Mi piacerebbe, se ci fosse l'opportunità per una donna di salire al Quirinale, che questa fosse Emma Bonino". La proposta è del ministro per le Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, che spiega: "Ci sono varie figure femminili illustri nel nostro Paese, che potrebbero svolgere questo ruolo in maniera veramente degna. Faccio il nome della Bonino ma ne potrei dire altri". La Prestigiacomo definisce l'esponente radicale "una donna straordinaria che, proprio per la sua cultura, ha un grande rispetto delle istituzioni. Lo stesso che i radicali hanno dimostrato quando hanno avuto incarichi importanti, non solo in Italia, ma anche nella Ue".

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* EUROPEISMO

SENZA UN GOVERNO, NON PUO’ ESSERCI UNA POLITICA ECONOMICA

Si è svolto lunedì 23 gennaio a Castelfranco Veneto, presso la saletta dell’Hotel Alla Torre, un incontro fra il Movimento Federalista Europeo e Forza Italia sul tema "Istituzioni e politiche per un efficace governo europeo dell'economia".Per il MFE è intervenuto il dott. Giorgio Anselmi, segretario nazionale mentre per F.I. è intervenuto il dott. Mauro Giacomazzi, segretario della locale sezione. Il dott. Anselmi ha illustrato un po’ la storia delle istituzioni economiche dell’UE e ha rilevato la carenza di autorità politica quale causa della mancanza di una qualsiasi politica economica europea. Il dott. Giacomazzi ha sottolineato anche le carenze culturali degli operatori dovute ad una visione ideologica keynesiana .

I presenti hanno rivolto varie domande ai relatori e, l’unica conclusione ragionevole che può trarsi dalla serata, è che una politica economica può scaturire solo se una “Costituzione” europea realizza i presupposti per un vero governo europeo. (bl)

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* VENETO LIBERALE

SCIOPERO DEL VOTO

Da www.venetoliberale.ilcannocchiale.it 29/01/06

Si è svolta a Santa Lucia di Piave la II sessione dell’VIII congresso di Veneto liberale.

L’incontro è stato preceduto dalla lettura dei messaggi di saluti di amici impossibilitati a partecipare. Claudio Pietroni, del forum liberale delle Marche e Mario Caputi di Liberali per l’Italia hanno manifestato simpatia ed attenzione nei confronti del sodalizio veneto.

Per il Movimento Federalista Europeo Nicola Martini, segretario della sezione di Castelfranco Veneto e membro del comitato centrale, rivolgendo un saluto ai presenti ha sottolineato la comunanza di propositi allorché Veneto liberale si pone l’obiettivo della “europeizzazione dei cittadini, dell’indizione di un referendum europeo per l’approvazione di una Costituzione europea da stendere tramite un’assemblea costituente eletta unitariamente a livello continentale”.

Dopo una lunga e profonda discussione, approvando le modifiche allo Statuto, i presenti hanno trasformato la federazione in associazione. In tal modo si è rinunciato a dissolvere il sodalizio e lo si è “ridimensionato” con la speranza di poter meglio contribuire ad una “costituente liberale del Veneto” che è il progetto centrale del “Tavolo permanente dei liberali veneti”.

In occasione della modifica statutaria si è ritenuto opportuno specificare meglio gli obiettivi del sodalizio, ritenendo insufficiente il richiamo al liberalismo, al liberismo ed al .libertarismo. Il primo articolo, perciò, stabilisce che Veneto liberale “ha come obiettivi da realizzare a) il rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche  sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.”

In fondo il Congresso ha approvato sostanzialmente le modifiche predisposte dalla direzione di Veneto liberale nella riunione del 17 gennaio.

Infine il Congresso, nella mozione politica, ha ribadito la “scelta per lo sciopero del voto alle prossime elezioni politiche già viziate da illegalità per violazione del principio costituzionale della pari dignità delle forze politiche concorrenti e dall’esito scontato della vittoria dell’immobilismo conservatore, qualsiasi maggioranza scaturisse dalle urne”.

In conclusione Veneto liberale, pur trasformata in una associazione federalista, continua a dichiararsi di voler essere al fianco dei cittadini che sono stufi di turarsi il naso al momento del voto e che non vogliono essere tifosi della curva sud. (bl)

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* VIII CONGRESSO DI VENETO LIBERALE

LA MOZIONE POLITICA

Da www.venetoliberale.ilcannocchiale.it 29/01/06

L’8° congresso di Veneto liberale, riunito a Santa Lucia di Piave (Tv), giovedì 8 dicembre 2005 e domenica 29 gennaio 2006 ringrazia quanti con il proprio voto hanno tentato di difendere la laicità dello stato e la nobiltà della politica dall’attacco dei conservatori in occasione dei quattro quesiti referendari sulla legge "contro" la fecondazione medicalmente assistita;

purtroppo anche l’esito del confronto referendario ha confermato, nonostante la speranza in un minimo cambiamento, l’amara diagnosi circa il degrado politico, civile ed economico dell’Italia;

degrado già ampiamente provato dalla incapacità del sistema politico di modernizzare le istituzioni dal punto di vista politico, civile ed economico prima con i governi di centrosinistra (Prodi, D’Alema ed Amato) poi con i due governi di centrodestra (Berlusconi 2° e Berlusconi 3°).

Alla vigilia di una nuova tornata elettorale diventa responsabile riesaminare la tradizionale scelta astensionista assunta da Veneto liberale, però di fronte al confronto tra Prodi e Berlusconi, non si vede cosa sia cambiato rispetto al passato se non sottolineando il confronto tra due candidati più vecchi di dieci anni.

Pur tuttavia i segnali di cambiamento sono rappresentati da alcuni fatti marginali ritenuti del tutto insignificanti, se non proprio dannosi per il progetto della radicale alternativa liberale.

a. Il partito “democratico” che dovrebbe scaturire dal progetto “ulivo” impostato da Romano Prodi, sembra sempre più una chimera ed un mero espediente per fornire al leader del centrosinistra una candidatura elettorale e agli apparati dei maggiori partiti del centrosinistra un paravento per sembrare uniti;

b. Il progetto “Rosa nel pugno” lanciato da buona parte dei radicali e dei socialdemocratici di Boselli sembra sempre più un espediente per tentare l’operazione “ospitalità” nel centrosinistra  lanciata dai radicali, stanchi di perseguire l’alternativa ed ora divenuti sostenitori dell’alternanza;

c. Il progetto “Salmoni” del gruppo radicale Della Vedova – Palma oltre a Taradash e Calderisi sembra la traduzione nello schieramento di centrodestra della predetta operazione “ospitalità”;

d. Alcuni orfani dei partiti laici (PLI, PRI, PSDI, PSI) si sforzano di trovarsi delle nicchie negli schieramenti conservatori credendo che la propria personale sopravvivenza possa significare anche la salvezza di una tradizione “moderata” che, forse, non è stata neanche molto gloriosa;

Tutte queste iniziative sottraendo energie umane, culturali e finanziarie al progetto ragionevole, opportuno e saggio della radicale alternativa, di fatto rendono sempre più difficile la vita politica di coloro che urlando “questa Italia così com’è non ci piace” preferiscono confondersi con i cittadini senza potere che sono stufi di turarsi il naso nel momento che dovrebbero esercitare il loro diritto di voto, e quindi si astengono o, quanto meno, annullano la scheda o la inseriscono, nell’urna, in bianco.

Tutto ciò premesso necessariamente comporta:

1. che la radicale alternativa liberale al regime partitocratrico è l’unica soluzione all’immobilismo conservatore esistente;

2. che la predetta alternativa consiste in modernizzazioni politiche, economiche e civili rappresentate da istituzioni liberali, liberiste e libertarie che oggi sono deficitarie in questa Italia;

3. che la riforma elettorale maggioritaria all’inglese, unitamente alla forma di governo presidenziale e a quella dello stato federale, resta un obiettivo centrale della lotta liberale;

4. che la centralità del “mercato”, osteggiata dalle “lobby” corporative che costituiscono il “partito conservatore”, è una esigenza fondamentale per la lotta liberista;

5. che l’antiproibizionismo non solo sulle droghe ma anche sulla libertà di ricerca scientifica è caratterizzante della lotta libertaria;

6. che la libertà politica, quella economica e quella civile vivono o muoiono assieme;

pertanto,

è condizione necessaria e non sufficiente l’esistenza di un soggetto politico “di” liberali che possa farsi protagonista della lotta politica anticonservatrice e perciò innovatrice, ma l’esperienza prova che la federazione “Veneto liberale” non risulta idonea per la costituzione di quel soggetto, di qui la necessità di decidere se sciogliere definitivamente il sodalizio per mancato raggiungimento dello scopo sociale oppure trasformarlo in una associazione “federalista” pronta ad aggiungere le proprie energie umane, culturali e finanziarie ad altri sodalizi con analoghe finalità per costituire il “partito di liberali” antagonista dei conservatori;

conseguentemente l’8° congresso, riunito in II sessione in data 29 gennaio 2006

a. decide di non sciogliere il sodalizio e trasformare la federazione in “associazione federalista, liberale liberista e libertaria di moderati e radicali, di riformisti e riformatori” approvando le conseguenti modifiche dello statuto societario;

b. conferma l’autorizzazione agli organi dirigenti a continuare nell’impegno di ricercare possibili convergenze con altri soggetti politici al fine di trovare un “minimo comun denominatore” per unire le singole energie, pur ribadendo la propria scelta per lo sciopero del voto alle prossime elezioni politiche già viziate da illegalità per violazione del principio costituzionale della pari dignità delle forze politiche concorrenti e dall’esito scontato della vittoria dell’immobilismo conservatore, qualsiasi maggioranza scaturisse dalle urne;

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