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venerdì 4 novembre 2011
ci salveranno le primarie?



PNM: sabato 25 febbraio 2006
Postato il Thursday, 19 April @ 11:17:43 CEST di Fabio

Per non mollare

per non mollare

Newsletter per l'azione liberale

 

[…]SCIOPERO DEL VOTO alle prossime elezioni politiche, già viziate da illegalità per violazione del principio costituzionale della pari dignità delle forze politiche concorrenti e dall’esito scontato della vittoria dell’immobilismo conservatore, qualsiasi maggioranza scaturisse dalle urne[…]



(dalla Mozione politica dell’VIII congresso di Veneto liberale - 8 dicembre 2005 e 29 gennaio 2006)

 

Anno VII – n. 05 – 25 febbraio 2006

SOTTOSCRIVETE IL MANIFESTO DELLA LIBERTA’ E DITE LA VOSTRA SULLE DODICI PROPOSTE.

 

www.societalibera.org

 

POTRETE ANCHE ADERIRE, VIA INTERNET, AL MOVIMENTO DI OPINIONE.

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APPUNTAMENTI

·         MILANO 27/02/06 h.18.00 Università degli Studi di Milano – Facoltà di Scienze Politiche – Sala Lauree – via Conservatorio, 7 Salvatore Carrubba parlerà delle “Prospettive del liberalismo in Europa” Il ciclo di “lecture promosse dall’Associazione Società Libera in collaborazione con la Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano si snoda attraverso sette appuntamenti tenuti da esponenti del panorama culturale, di diversa sensibilità e formazione, appartenenti al Comitato Scientifico di Società Libera. Per informazioni sul calendario completo delle “lecture: www.societalibera.org

·         ROMA 27/02/06 h. 20.30 presso gli Studi di Nessuno Tv a Via Ostiense 95, “Premio liberale dell'anno” organizzato dalla redazione del quotidiano on line Liberalcafe.it  e assegnato a Francesco Giavazzi. Il tutto verrà ripreso dalle telecamere di Nessuno Tv e quindi potrà essere visto sul canale 890 di Sky già da Lunedi 27 alle 23 poi fino alla trasmissione integrale di giovedi 30 febbraio.  Per maggiori dettagli www.liberalcafe.it/invito_serata_nessunotv/invito_nessunotv.html o info@liberalcafe.it

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UN PARTITO PER L’EUROPA

Lo stravolgimento della direttiva Bolkestein, da parte del Parlamento europeo, è conseguenza degli interessi dei produttori che sono rappresentati dai deputati europei, tutti appartenenti a partiti nazionali. E’ vero che nel Parlamento europeo vi sono federazioni di partiti che raggruppano vari partiti nazionali, ma non esiste un partito europeo che possa rappresentare gli interessi dei consumatori europei. Questo fatto ha impedito che la scelta fosse fatta in favore dei consumatori  piuttosto che dei produttori dei paesi più ricchi della Unione Europea.

Costruire un partito europeo per i consumatori è anche l’utopia di quei liberali che vorrebbero un soggetto politico italiano alternativo ai conservatori. Per fare ciò è indispensabile formare e coordinare i cittadini che si sentono europei e pronti a sostenere un progetto che miri ad abbattere l’Europa delle patrie, che oggi sembra essere il vero volto della comunità europea.

Guido Montani, presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo, sull’ultimo numero del mensile del movimento, L’Unità Europea, fondato da Altiero Spinelli, sostiene che “è possibile lanciare una campagna per la raccolta di 1.000.000 di firme per ottenere un referendum europeo nel 2009”. La finalità, esplicitamente dichiarata, è quella di abbandonare la vecchia via delle ratifiche nazionali della Costituzione europea, via che ha portato alla recente bocciatura della Francia e dell’Olanda e che ha innescato una grave crisi nel percorso che avrebbe dovuto condurre alla costituzione di una vera Europa federale.

Quindi la raccolta di firme per quel referendum potrà essere l’occasione per avvicinare i cittadini e renderli consapevoli che solo una Costituzione europea può legittimare un governo trasnazionale dotato di poteri militari ed economici effettivi, altrimenti, nel giro di poche generazioni, l’Europa potrebbe scomparire dalla scena mondiale. Già oggi le difficoltà innescate dalla globalizzazione (la sfida di paesi come Cina ed India, il terrorismo internazionale, i flussi migratori dai paesi poveri del pianeta e i guasti ecologici globali, ad esempio) sono sotto gli occhi di tutti e non preannunciano nulla di buono.

Perciò affiancare il Movimento Federalista Europeo nel sostenere la loro proposta referendaria potrà essere la grande opportunità per la costruzione di un partito europeo dei consumatori (cioè dei cittadini senza potere), strumento indispensabile di una politica liberale a livello continentale. “Europeizzare i cittadini”, è una condizione necessaria e non sufficiente, per costruire gli Stati Uniti d’Europa. (bl)

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* MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

CONFERENZA INTERAFRICANA

Da www.radicali.it

Roma/Bamako, 21 febbraio 2006

Emma Bonino, deputata europea della Rosa nel Pugno, ha aperto oggi a Bamako, insieme alla First Lady del Mali, Touré Lobbo Traoré, la conferenza sub-regionale su “Le mutilazioni genitali femminili e l’attuazione del Protocollo di Maputo”, organizzata dal governo del Mali e dall’associazione radicale ‘Non c’è Pace senza Giustizia’, con il sostegno finanziario della Cooperazione italiana e dell’Unicef. Alla conferenza era prevista la partecipazione di circa 200 persone tra rappresentanti governativi, di parlamenti, delle agenzie internazionali e delle associazioni, in particolare femminili, dei paesi dell’area (oltre al Malì, Mauritania, Senegal, Guinea Conakry, Burkina-Faso, Niger, Benin, Togo). All’apertura si sono registrate oltre 1200 presenze, “un segnale fortissimo”, ha detto Emma Bonino, “di una vera alleanza transnazionale che sta prendendo forma sulla base delle migliori strategie da attuare per sconfiggere le mutilazioni genitali femminili.

Le precedenti conferenze, organizzate nell’ambito della campagna internazionale Stop FGM! condotta da ‘Non c’è Pace senza Giustizia’, si sono tenute al Cairo (2003), Nairobi (2004) e Djibouti (2005). La conferenza di Bamako si focalizza, nel corso dei lavori di oggi e domani, sull’attuazione delle disposizione del Protocollo di Maputo, prima vera e propria ‘Carta dei diritti’ delle donne africane. Il Protocollo, adottato da 53 paesi dell’Unione Africana, è entrato in vigore nel novembre 2005 grazie al raggiungimento delle 15 ratifiche necessarie. All’articolo 5 proibisce esplicitamente, sia civilmente che penalmente, la pratica delle MGF in quanto violazione dei diritti fondamentali della persona umana.

“Oggi possiamo affermare”, ha proseguito Emma Bonino, ”che le cose stanno evolvendo rapidamente. Ma il fatto di aver percorso tanta strada, in così poco tempo, non deve farci smarrire la destinazione finale. Sarebbe un errore pensare che la partita sia vinta. Gli studi più recenti sono sufficienti per misurare l’immensa distanza ancora da percorrere”. Solo nel Mali, e nonostante una lotta avviata da molto tempo, le mutilazioni riguardano ancora più di 90% delle donne.

Per Emma Bonino “a quelli che vogliono ancora attribuire le MGF ad un fattore religioso, rispondiamo che c’è un consenso negli ambienti religiosi che respinge queste pratiche che rimontano alla notte dei tempi, precedendo il Cristianesimo e l’Islam; a quelli che ci parlano di tradizioni, rispondiamo che, grazie al Protocollo di Maputo, le MGF sono oramai considerate una violazione dei più elementari diritti della persona, come quella dell’integrità fisica”.

“Mi auguro”, ha concluso Emma Bonino, “che, in futuro, le mutilazioni genitali si coniugheranno esclusivamente al passato”

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* LIBERALISMO EUROPEO

SULLA EX BOLKESTEIN - PRODI

di Beppi Lamedica da http://venetoliberale.ilcannocchiale.it/  17/02/06

La direttiva Bolkestein, proposta dalla Commissione Prodi, frutto degli orientamenti emersi a Lisbona, è stata stravolta dal parlamento europeo, per tutelare diversi interessi corporativi.

La liberalizzazione dei servizi è talmente mini che può legittimamente dirsi che il liberismo ed il mercato sono stati battuti dagli interessi miopi e consolidati dei paesi ricchi a danno dei paesi europei poveri e dei poveri dei paesi ricchi. Il libero mercato europeo resta un miraggio per quei paesi poveri, che speravano di migliorare la propria precaria condizione economica. Ed è anche un miraggio per quegli italiani che facevano affidamento, per la liberalizzazione della società, nell'Europa.

E' grave che i partiti italiani, che sostengono l'attuale governo Berlusconi si siano profondamente divisi, come è grave che si siano divisi quelli che sostengono l'attuale opposizione, il che conferma la diagnosi della incoerenza delle attuali coalizioni e del destino immobilista che ci riserverà l'esito elettorale del prossimo aprile. Ed è altrettanto grave il silenzio dell'on. Prodi sullo stravolgimento di una direttiva prodotta dalla commissione europea che dirigeva, commissione tutt'altro che sostenitrice del liberismo selvaggio.

Il guaio è che anche a livello europeo manca un forte partito di liberali che abbia a cuore gli interessi dei consumatori, ossia di quelli che da tempo chiamiamo "cittadini senza potere".

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* CONGRESSO MONDIALE PER LA LIBERTÀ DI RICERCA SCIENTIFICA

PARTE LA CAMPAGNA PER FONDI UE A RICERCA SU STAMINALI

Da http://www.rosanelpugno.info/rosanelpugno/ 18/02/06

Si è conclusa a Roma la prima riunione del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica che, nella dichiarazione finale, lancia la petizione internazionale al Parlamento europeo contro il blocco dei finanziamenti alla ricerca sulle cellule staminali derivate da embrioni. Viene quindi deciso di attivare il meccanismo istituzionale della Petizione, affinché questo tipo di ricerca sia finanziata in tutti i 25 Paesi dell'Unione europea.

Scienziati, parlamentari e associazioni, con questa dichiarazione finale, “hanno voluto denunciare le preoccupanti tendenze oscurantiste e settarie che, attraverso legislazioni proibizioniste e drastiche riduzioni dei finanziamenti, minacciano la laicità dello Stato e la libertà di ricerca, tra l'altro ostacolando lo sviluppo di cure che potrebbero interessare milioni di persone in tutto il mondo”.

Inoltre, si “invita il Comitato dei promotori a proporre uno Statuto del Congresso Mondiale che possa coinvolgere i partecipanti nell'elaborazione dei temi e degli obiettivi, attribuendo specifiche responsabilità nei diversi ambiti di ricerca o nelle diverse realtà regionali”.

In ultimo, nella dichiarazione finale, “si chiede al Parlamento europeo che il 7° Programma Quadro per la Ricerca (quello dei finanziamenti dei progetti europei per promuovere la ricerca) consenta almeno la possibilità di finanziare progetti sulle cellule staminali derivate da embrioni soprannumerari e che venga estesa la finanziabilità ai progetti di ricerca che utilizzano la tecnica del trasferimento del nucleo cellulare”.

“Da oggi parte una mobilitazione che coinvolgerà in particolare scienziati, parlamentari e associazioni contro il tentativo di costruire uno Stato Etico Europeo” ha dichiarato Marco Cappato, segretario dell’Associazione Luca Coscioni – Rosa nel Pugno.

“Ci auguriamo che i leaders dell’Unione non vogliano sottrarsi a questa battaglia, che – ha proseguito Cappato – tra l’altro, esprime la più urgente necessità di una soluzione di continuità con l’opera del Governo Berlusconi”.

“Raccogliamo e ci felicitiamo intanto, come ha fatto Emma Bonino nel suo intervento, per la disponibilità espressa dalla rappresentante del Governo turco, Nuket Yetis, di ospitare la prossima riunione del Congresso Mondiale”.

“E’ la conferma - ha concluso Cappato – di quella Turchia tollerante e laica che, riteniamo, debba presto entrare a far presto di una Unione Europea che rischia di essere schiacciata dai propri dogmatismi.”

Bonino: Come negli anni '70 si creò un grande movimento di opinione nazionale e internazionale per ottenere la legge sul divorzio e sull'aborto, così oggi nel terzo millennio c'è bisogno di un grande movimento transnazionale per bloccare la metastasi italiana del clero e dei suoi addetti genuflessi contro i diritti civili e le libertà personali. E' questo il messaggio lanciato da Emma Bonino dalla giornata conclusiva del congresso mondiale per la liberta' della ricerca scientifica e dei ricercatori, organizzato a Roma dall'associazione “Luca Coscioni-Rosa nel pugno”.

"La chiesa è presente ovunque - ha spiegato la Bonino - la sua azione è penetrante, diffusa come una metastasi: possiamo ancora bloccarla con un grande movimento di opinione che metta assieme le sinergie possibili tra mondo della ricerca scientifica, mondo della cultura, mondo politico".

E la Bonino, senza perifrasi, aggiunge infine che "nel mondo politico italiano c'è una corsa sfrenata a ingraziarsi la chiesa, le gerarchie ecclesiastiche e il clero: a destra si salvano la Prestigiacomo e la Boniver e a sinistra salvo in parte i Ds e - prosegue -sospendo il giudizio su Bertinotti".

Però nonostante ciò, "possiamo farcela a difendere i diritti civili, le libertà personali e soprattutto il diritto alla cura e al benessere perchè - continua la Bonino - la malattia non è né punizione divina né destino ineluttabile: come è stata sconfitta la peste o il vaiolo così la scienza facendo ricerca sulle cellule staminali embrionali può arrivare a sconfiggere malattie genetiche oggi incurabili".

Per fare questo - conclude la Bonino - occorre rispettare "l'evidenza scientifica e biologica che illustra senza alcun dubbio che l'embrione non è persona umana".

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* COMUNICATO STAMPA

LUCA COSCIONI

Da http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti 20/02/06

E' morto Luca Coscioni.

Onore a lui ed ai radicali che si sono fatti strumento della sua battaglia politica per la libertà della ricerca scientifica.

Veneto liberale non può non riconoscere in Luca Coscioni l'ispiratore anche del proprio impegno antiproibizionista non limitato al campo delle "droghe".

Il che vuol dire che, nella lotta politica per la libertà della ricerca scientifica, Veneto liberale, continuerà a mettere a disposizione le proprie energie, anche se molto esigue.

Beppi Lamedica - segretario di Veneto liberale

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* PROGRAMMI DA BUTTARE

ASTENIAMOCI

Enrico Cisnetto dal FOGLIO del 17/02/06

Da buttare. C’è da sperare che i programmi economici delle due coalizioni che stanno dando vita alla peggiore (e più lunga) campagna elettorale della storia repubblicana, non vengano per nulla rispettati. Altro che misurare quanto il centro-destra abbia realizzato dei suoi progetti del 2001, altro che immaginare quanto il centro-sinistra, se vincesse le elezioni, sarebbe in grado di attuare del centinaio di pagine di contenuto economico sul totale delle 284 di programma di governo. Qui c’è da buttare tutto al macero. Siamo di fronte ad un vero e proprio disastro: non un minimo di verità sulla condizione della finanza pubblica, che non consente di mettere in pratica quasi nulla delle tante promesse elargite all’elettorato, salvo peggiorare ancor più i conti dello Stato; non una qualche analisi sulla necessità di modificare il modello di sviluppo e gli assetti del nostro capitalismo; poco o niente sul sistema di welfare da trasformare nella direzione delle opportunità, e dunque da ridurre sul terreno dei diritti. Tutti, invece, impegnati a confermare quel federalismo che, introdotto prima con la riforma del titolo V della Costituzione e poi ribadito con la devolution, ha saputo solo generare danni: ha fatto lievitare la spesa pubblica, ha compensato con le tasse locali la riduzione delle aliquote delle imposte nazionali, ha impedito la realizzazione delle grandi opere introducendo ulteriori “filtri” nei passaggi burocratici. Davvero: se si dovessero realizzare le politiche urlate in campagna elettorale, e soprattutto se le “non politiche” taciute rimarranno tali, il Paese non uscirà di certo dal suo declino strutturale.

Prendiamo il centro-destra. Il programma ufficiale – i famosi “dieci punti”, ovvero il secondo “contratto” con gli italiani – ancora non c’è, ma è ovvio che il giudizio si basi sull’operato del governo uscente. E qui ci aiuta il documentato Luca Ricolfi, che nel suo “Tempo scaduto” edito dal Mulino, nel fare il tagliando al primo Berlusconi (i suoi dati si fermano al 2004 e quindi non coprono il Berluconi bis) sostiene che l’unica promessa del 2001 mantenuta per intero è stata quella relativa all’aumento delle pensioni minime, mentre sugli altri punti del programma il giudizio è articolato ma nel complesso sostanzialmente negativo. Il lavoro di Ricolfi è davvero molto analitico, e dunque difficilmente controvertibile, e quel che più conta non appare mai prevenuto. Ma il vero nodo è un altro: sta nella fragilità dell’analisi fatta a suo tempo, quando si immaginavano tassi di crescita del tutto illusori e quindi spazi di manovra sul piano della finanza pubblica assolutamente inesistenti. Un errore che il governo non ha avuto il coraggio e la lungimiranza di correggere, neppure di fronte ad un avvenimento epocale come l’11 settembre, peraltro evocato a sproposito, quale giustificazione della stagnazione permanente in cui l’economia italiana ha vissuto in questi cinque anni. Al contrario, il governo ha proceduto di semestre in semestre a pronosticare che quello successivo sarebbe stato decisivo per la ripresa, senza attuare uno straccio di politica industriale e “bruciando” la propria coesione politica sulla questione delle grandi opere e persino sul nucleare – dimostrata a inizio legislatura con la “legge obiettivo” – sull’altare del dilettantismo politico nella gestione dell’apparato burocratico e soprattutto del localismo più becero generato dal federalismo. Ovvio, quindi, che a fine mandato il piatto dei risultati soppesati da Ricolfi pianga. Così com’è significativo che lo stesso studioso torinese abbia preventivamente calcolato in 80 miliardi, al netto delle manovre di correzione dei conti pubblici, il costo annuo delle promesse fatte in questi giorni dal premier – dall’abolizione dell’Irap all’ulteriore riduzione delle aliquote fiscali passando per un ritocco delle pensioni minime a 800 euro – che presumibilmente finiranno per diventare il nuovo contratto con gli italiani.

Non meno disperante – e anche qui Ricolfi ci conforta – è il quadro programmatico del centro-sinistra. Non solo perché, come scrive Alberto Alesina sul Sole 24Ore, “284 pagine sono inutili e fuorvianti, piene di luoghi comuni e senza alcuna scala di priorità”, ma soprattutto perchè non c’è né un’analisi seria sulla condizione della nostra economia – cosa sarebbe stata più facile per una forza che è stata all’opposizione – né l’ombra di un progetto Paese. Il programma di Prodi è una sorta di enciclopedia del “nuovismo”, con la furia iconoclasta di chi vuole azzerare sempre e comunque il lavoro del governo precedente. L’esempio più calzante è quello del mercato del lavoro, un terreno sul quale il governo Berlusconi ha ottenuto buoni risultati – Ricolfi nel suo libro parla di “deprecarizzazione”, cioè esattamente il contrario delle accuse che da sinistra si avanzano – e dove la continuità con le riforme del centro sinistra del 1996 (vedi “pacchetto Treu”) è stata fondamentale. Invece nel programma di Prodi si parla di “superamento della legge Biagi” – finendo per sposare la “linea Fiom” – quando gli stessi riformisti del centro-sinistra hanno sempre detto che si sarebbe dovuta semplicemente completare. Laddove si avanzano suggerimenti giusti, come quello del taglio del cuneo fiscale, si evita di quantificarne i costi – nello specifico, i cinque punti ipotizzati sacrificherebbero un punto di pil – e tantomeno di indicarne le coperture.

Parafrasando Totò: e poi dice che uno si butta sull’astensione!

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* NUOVA OFFESA AD UN SIMBOLO RELIGIOSO

IL CONSIGLIO DI STATO DICHIARA IL CROCIFISSO UN COMUNE SIMBOLO MULTIUSO DI VALORI CIVILI CON BUONA PACE DI CHI LO CONSIDERA IL SIMBOLO DELLA SUA FEDE

Da http://www.cdbitalia.it/ Comunità Cristiane di Base 22-2-2006

Scheda n. 1:

I fatti

Respinto il ricorso di una cittadina finlandese «Il crocifisso deve restare nelle aule»

Sentenza del Consiglio di Stato: Il Consiglio di Stato con la sentenza numero 556, ha respinto il ricorso di una cittadina finlandese, Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai suoi figli ad Abano Terme (Padova).

La donna aveva già fatto ricorso al Tar del Veneto che prima di darle torto aveva sollevato una questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale. I giudici della Consulta, nel dicembre del 2004, avevano dichiarato inammissibile la questione (e quindi non erano entrati nel merito) perchè l’affissione del crocifisso nelle scuole non era prevista da una legge, bensì da due regolamenti del 1924 e del 1927 sugli arredi scolastici sui quali il giudice delle leggi non poteva sindacare. A risolvere la delicata questione sono stati i supremi giudici amministrativi della sesta sezione.

Il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche non perchè sia un «suppellettile» come era stato affermato in precedenti sentenze della giustizia amministrativa in riferimento anche ai regolamenti del 1924 e del 1927 sugli arredi scolastici che lo hanno introdotto o un «oggetto di culto», ma perché «è un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili» (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, etc...) che hanno un’origine religiosa, ma «che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato».

Il crocifisso è un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi; innanzitutto per il luogo in cui è posto. In una sede non religiosa, come la scuola, destinata all’educazione dei giovani, l’esposizione del crocifisso per credenti e non credenti sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, perché è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo), valori civilmente rilevanti».

Nella sentenza di 19 pagine del Consiglio di Stato giustifica la scelta discettando anche sulla natura della laicità, lasciandone la definizione astratta alle dispute dottrinarie.

Scheda 2:

Interrogativi e commenti

Interrogativi

La sentenza del Consiglio di Stato chiude definitivamente la questione del crocefisso in quanto dichiarando di essere competente anch’esso esclude che la questione non possa esser portata di nuovo davanti al giudice ordinario?

Se non è un simbolo religioso che funzione ha il crocefisso in aula di giustizia? Se ha unvalore educativo, può pertanto essere condannato un giudice che si rifiuta di tener udienza in sua presenza?

E’ ilcaso del giudice Luigi Tosti condannato a 7 (sette) mesi di carcere e pene accessorie, sospeso dalle funzioni e dallo stipendio per anni 1 (uno) descritto nella memoria da lui depositata dinanzi al Tribunale penale dell'Aquila.

“Nell'ottobre del 2003 un paio di avvocati si lamentano con me dell'improvvisa comparsa, nell'aula dove stavo tenendo le udienze civili, di un vistoso crocifisso che, a loro giudizio, è stato apposto per reazione contro il provvedimento col quale il giudice dell'Aquila dott. Mario Montanaro, alcuni giorni prima, aveva ordinato la rimozione dei crocifissi dalle scuole di Ofena. Tenuto conto delle deliranti reazioni che l'ordinanza del dott. Montanaro aveva effettivamente innescato, anche ad alti livelli istituzionali, condivido appieno queste lamentele e, pertanto, stacco dalla parete il crocifisso e lo adagio sul carrello dei fascicoli.

Apriti cielo: il Ministro di Giustizia, appresa la notizia, dispone un'ispezione per valutare se sussistono gli estremi per trasferirmi d'ufficio da Camerino e per promuovere un'azione disciplinare. Sono costretto a recarmi a Roma, dove vengo messo sotto torchio da un ispettore ministeriale che mi inquisisce per conoscere i minimi particolari relativi al distacco "sacrilego" del crocifisso dalla parete. Mi si chiede persino di dichiarare quale sia il mio credo religioso.

A questa ispezione intimidatoria rispondo con una lettera con la quale chiedo al Ministro di rimuovere tutti i crocifissi dai tribunali, perché la circolare fascista che li contempla è incompatibile con la Costituzione repubblicana e lede miei diritti soggettivi di rango costituzionale (in particolare: diritto alla non discriminazione religiosa e diritto alla libertà religiosa) come sancito esplicitamente dalla Cassazione penale nella sentenza 1.3.2000 n. 4273, Montagnana).”

Che cosa succede all'estero?

Il problema della presenza dei simboli religiosi nella vita quotidiana non è solo italiano: problemi vi sono anche in molti altri paesi, Alcuni esempi.

AUSTRIA - una legge del 1949 e il Concordato del 1962 garantiscono la presenza dei crocifissi nelle scuole dove gli studenti cristiani sono la maggioranza.

FRANCIA - un'iniziativa promossa dall'associazione Une Vandée pour tous les Vandéens ha ottenuto che il tribunale ordinasse a due comuni di togliere dalla sala consiliare il crocifisso. Senza risultato, invece, la richiesta di togliere il simbolo del dipartimento della Vandea (una croce).

GERMANIA - una sentenza della Corte Costituzionale del 1995 ha sancito l'incostituzionalità della presenza dei simboli religiosi nelle aule scolastiche. Tale provvedimento riguarda le scuole elementari del solo land della Baviera (peraltro il più cattolico della repubblica federale), e subordina la permanenza del crocifisso a un'esplicita richiesta di genitori, insegnanti e alunni delle diverse scuole.

GRECIA - qui il maggior problema risiede nell'obbligo di dichiarare sulla carta d'identità la propria fede religiosa, adeguamento richiesto da una direttiva dell'Unione Europea. Si è mosso il locale garante della privacy sollevando un vespaio, con alcuni vescovi ortodossi ad incitare alla «guerra santa», contro l'Europa e contro la laicità dello stato.

SVIZZERA - nel 1990 il tribunale federale elvetico ha dato ragione ad un ricorso contro la decisione di un comune del Canton Ticino di esporre crocifissi nelle classi, sostenendone l'incompatibilità con la neutralità confessionale della scuola pubblica.

USA - qui la battaglia si combatte soprattutto contro la presenza sulle banconote del motto «In God we trust» («noi crediamo in Dio»). Per un quadro d'insieme sia sulle iniziative giuridiche intraprese, sia sul comportamento spicciolo dei cittadini atei (come la cancellazione del motto dai dollari), vai alla pagina dedicata all'argomento sul sito di American Atheists.

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* PER UN PARTITO DI LIBERALI

LE MASCOTTE LIBERALI NON SERVONO A NIENTE

di Luca Tentellini, da http://www.legnostorto.it/legnostorto/ 20/02/2006

Almeno un eletto liberale in ogni formazione politica, è l’auspicio di Oscar Giannino che rivela, di per sé, lo stato di difficoltà e frammentazione in cui versano i liberali italiani. Nessun governo può essere al 100 % liberale, ci ha detto il ministro Antonio Martino, portando ad esempio il caso dell’irrilevanza politica del Libertarian Party negli Usa che si è marginalizzato dallo scenario americano pur di non scendere ad alcun compromesso. Sempre Martino, con efficacia “semplicemente liberale”, ci ha messo in guardia dalla confusione che regna oggi sovrana, in uno scenario ove (quasi) tutti si dichiarano liberali, con il solo risultato di ammucchiare insieme a casaccio gli inconciliabili come, ad esempio, le politiche keynesiane con le teorie economiche di Milton Friedman.

Su il Riformista Valerio Zanone e Alfredo Biondi fanno il gioco della pallacorda liberale rinfacciandosi il tasso di liberalismo presente nell’Unione o nella CdL. Paolo Mieli scioglie il guinzaglio al prof. Giavazzi, eletto “liberale dell’anno”, ma fa finta di non sapere che i padroni del Corrierone non sono la medicina, ma costituiscono essi stessi il principale virus che affligge il capitalismo malato intorno al cui capezzale tutti si affollano. L’Istituto Bruno Leoni rivendica il primato degli economisti “puri” e polemizza con “i giuristi” Giulio Tremonti e Guido Rossi e con le loro derive dirigiste e gli attacchi al modello liberista, liquidato come “mercatismo”. Non si sono però accorti dell’inconsapevole riflesso corporativo che sottende alle pur condivisibili critiche a personaggi che, però, la politica economica la fanno, oltre a teorizzarla. Qui si rischia di replicare l’episodio che ha demolito l’autorevolezza e lo spirito scientificamente bipartisan del prof. Tito Boeri e del gruppo de La Voce quando attaccarono l’ex ministro Domenico Siniscalco perché era uno “dei loro” che aveva “tradito”, passando nel campo dell’arcinemico Berlusconi. Il tratto comune sembra essere l’incapacità di fare “Politica” e cioè di tradurre in azione concreta le teorie e la prassi liberale, al di là del pur necessario presidio scientifico e dell’attività culturale.

Rebus sic stantibus i liberali ci sono già benché, dispiace per l’ottimo Zanone, si debba usare il microscopio per cercare di rintracciarne qualcuno nell’Unione. Nella CdL hanno addirittura incarichi di prestigio, come Biondi e Martino e anche nelle formazioni di ispirazione cattolica, persone come Bruno Tabacci tengono alta la bandiera del liberalismo. Ai Riformatori Liberali Chicchitto ha risposto okay alla convergenza “politico-culturale”. Quanto a posti e poltrone, beh, ragazzi mettetevi in fila… Ce lo disse già tre anni fa, in un seminario laico-liberale organizzato a Tolfa dal direttore de l’Opinione, Diaconale. Insomma, fatevi la vostra bella rivista, il club, la fondazione ma non rompete troppo le scatole che qui ci abbiamo da lavorare… Appunto. Si cerca di tenere alta la bandiera, si concede il diritto di tribuna, si somministra lo “sfogatoio” una tantum del bell’editoriale di Piero Ostellino. E invece, tanto più si renderebbe necessario un intervento autenticamente liberale in un contesto di grande vuoto politico, tanto più risultano flebili le voci liberali e ignorate e disattese, nei fatti, le loro proposte.

Il campionario degli estremismi ideologici che oggi prevalgono, pur costituendo minoranze numeriche nel paese, malgrado siano le loro ideologie già state sconfitte e condannare dalla Storia, è vasto. Ciò grazie alla loro utilità marginale, propria di formazioni politiche che hanno sfruttato la loro nicchia per rendersi indispensabili in una possibile coalizione di governo ed esercitare, grazie al potenziale di ricatto, una sovraesposizione nella rappresentanza e nei posti chiave. Quando capiranno i liberali che fare le mascotte non serve a niente, e che per uscire dall’attuale irrilevanza e contare davvero qualcosa nella politica italiana, si rende necessario gettare le logore bandiere del passato e riunirsi in un soggetto politico unitario, per dare voce e speranza a milioni di cittadini?

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* CHE FARE?

DIAMO VITA ALL'ASSEMBLEA COSTITUENTE DEI LIBERALI ITALIANI

di Valerio Zicaro da www.liberalcafe.it 16/02/06

Dopo tanto parlare di liberali e di liberalismo, dopo tanto masochismo – dividere “quattro voti” in una miriade di partitini e movimenti liberali è masochismo puro e duro – dopo tanta sofferenza, è giunto il momento di decidere che cosa vogliamo fare da grandi: essere liberali ed offrire ai cittadini italiani uno spiraglio di libertà e di cambiamento oppure restare pezzi da museo?

Qualcuno ha parlato di costituire comitati di resistenza liberale. Condivido in linea di principio l’ottimo proposito ma ritengo che sia scoccata l’ora della nostra crescita verso qualcosa di più concreto.

Cari amici liberali, ovunque Voi siate, sono convinto - come credo lo siate tutti Voi – che la nostra diaspora sia durata abbastanza: diamo vita alla desistenza liberale riponiamo le armi, torniamo tutti insieme per dar vita ad un Partito Liberale nuovo, moderno ma costruito sulle solide basi del Liberalismo più genuino che ha segnato la storia del nostro Paese e delle nostre, singole, esistenze.

Perciò, senza ulteriori giri di parole, senza altri discorsi su questo e su quello, sul vero e sul falso liberalismo, sulla collocazione giusta o sbagliata, Vi sottopongo la mia proposta: convochiamo l’Assemblea costituente di tutti i Liberali italiani, dei liberali di destra, di centro e di sinistra e diamo vita alla nostra nuova casa, liberale sì, ma che vada oltre gli attuali movimenti e partiti.

Dobbiamo farlo per l’Italia, che sta imboccando la via del tramonto, dobbiamo farlo per i Padri Liberali, per noi Liberali.

E’ l’unica via per uscire da questo cul de sac in cui siamo intrappolati ed è l’unico modo per concretizzare i nostri ideali ed il nostro verbo liberale..

Per tale ragione, ho aperto un indirizzo e-mail assemblealiberale@infinito.it da utilizzare per sottoscrivere questo appello e per organizzarci per dar vita alla nostra Assemblea costituente.

Sinceramente non vedo alternative, se non quella di crogiolarci leggendo i libri di storia liberale e di continuare a battagliare sui siti internet.

Sinceramente liberale.

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* RADICI

IL MIO GOBETTI

di Beppi Lamedica da www.liberalcafe.it 14/02/06

Ottant’anni fa, il 15 febbraio 1926, moriva a Parigi Piero Gobetti, a soli 24 anni


 
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