Search
Topics
  Create an account Home  ·  Topics  ·  Downloads  ·  Your Account  ·  Submit News  ·  Top 10  
Principale
· Home
· Scrivici
· Statistiche
· Archivio Storico
· Argomenti
· Maxi Chat
· Segnalaci a...

mariosegni.eu
vai all''archivio delle news
mercoledì 10 ottobre 2012
"una stagione indimenticabile", a vent''anni dal palaeur


lunedì 25 giugno 2012
presentazione del diario di antonio segni 1956-1964


lunedì 9 gennaio 2012
109 costituzionalisti per il si all''ammissibilità


giovedì 17 novembre 2011
un governo per l''europa. rispondere alle sfide globali


venerdì 4 novembre 2011
ci salveranno le primarie?



PNM: sabato 11 marzo 2006
Postato il Thursday, 19 April @ 11:24:46 CEST di Fabio

Per non mollare

per non mollare

Newsletter per l'azione liberale

 

[…]SCIOPERO DEL VOTO alle prossime elezioni politiche, già viziate da illegalità per violazione del principio costituzionale della pari dignità delle forze politiche concorrenti e dall’esito scontato della vittoria dell’immobilismo conservatore, qualsiasi maggioranza scaturisse dalle urne[…]



(dalla Mozione politica dell’VIII congresso di Veneto liberale - 8 dicembre 2005 e 29 gennaio 2006)

 

Anno VII – n. 06 – 11 marzo 2006

SOTTOSCRIVETE IL MANIFESTO DELLA LIBERTA’ E DITE LA VOSTRA SULLE DODICI PROPOSTE.

 

www.societalibera.org

 

POTRETE ANCHE ADERIRE, VIA INTERNET, AL MOVIMENTO DI OPINIONE.

------------------------------------------------------------------

APPUNTAMENTI

  • ROMA 22/03/06 h. 10:30 Sala Margana – piazza Margana 41 – Convegno: “Liberalizzare l’Italia - Missione impossible o un’agenda bipartisan?” Intervento introduttivo di: Vito Tanzi Intervengono: Oscar Giannino, Paolo Reboanti e Carlo Stagnaro Coordina:  Alessandro De Nicola Organizzazione Istituto Bruno Leoni In collaborazione con Adam Smith Society

------------------------------------------------------------------

UNA BATTAGLIA LIBERALE

Lo stato di salute dei liberali nel nostro paese è pessimo. Alcuni si sono travestiti da conservatori per salvare sé stessi, illudendosi di salvare la tradizione del liberalismo italiani. Altri hanno tentato di trovarsi una nicchia negli schieramenti per bene e non hanno ottenuto un buon risultato, neanche per se stessi. Altri ancora, non elemosinando nomine, hanno preferito tenersi fuori dalla finta contrapposizione tra conservatori di destra e di sinistra mettendosi alla finestra.

Pensate a Pera che non è neanche più l’ombra del liberale popperiano di una volta quando, assieme ai clericali, propone un manifesto per salvaguardare le “tradizioni”, ”l’identità”, “i principi universali”, i “costumi millenari” e il “primato cristiano” di una civiltà “minata dall’interno da una crisi morale, culturale e spirituale”.

Pensate a Turci che per anni è stato nella casa che fu di Berlinguer e che faceva affidamento, grazie ai nuovi tempi, in un nuovo partito riformista. Ed invece la lascia indebolendone l’area liberal e mandando un segnale di profonda sfiducia nella possibilità della costruzione del partito democratico, riformista e riformatore. Turci sceglie la “Rosa in Pugno” che sembra sempre più un cartello elettorale per tentare di salvare il gruppetto socialdemocratico ed i radicali, non graditi ospiti del centrosinistra.

Pensate a Benedetto della Vedova che voleva fare una iniezione di liberalismo nella coalizione berlusconiana e si ritrova solo una poltroncina, in compagnia di La Malfa e Nucara, per guardare la politica parlamentare.

Infine Stefano De Luca che sperava almeno nella propria nomina per avere in cambio il sostegno di firme per ripresentare il simbolo del PLI. Ed invece si è trovato non solo senza nomina, ma anche senza candidatura e senza alcun sostegno per la presentazione di liste. Segni, Zanone e Morelli, che fine avete fatto?

Pochi, troppo pochi hanno deciso, per ora, dare una risposta al regime partitocratrico ed antiliberale tentando di acquisire consensi alla difficile battaglia per lo sciopero del voto. Lo sciopero del voto è la versione moderna del regicidio nei confronti del monarca che non vuole sottoporre alla Legge il suo potere. Un regime con scarsi consensi crolla. Ed una partecipazione popolare alle elezioni politiche scarsa è un severo indice del distacco tra paese legale e paese reale. Per questo lo sciopero del voto è una battaglia liberale.(bl)

------------------------------------------------------------------

* CECENIA

APPELLO DI INTELLETTUALI E POLITICI IN NOME DELL’UMANITA’ VIOLATA

dal CORRIERE DELLA SERA 8/03/06

È estremamente difficile per un osservatore neutrale superare le barriere impenetrabili che separano la Cecenia dal resto del mondo. Praticamente, non si conosce nemmeno il numero totale delle vittime. Secondo le stime delle organizzazioni non governative, la cifra va dai 100 mila (uno su dieci) ai 300 mila civili (uno su quattro). Il blackout delle informazioni imposto alla Cecenia impedisce una valutazione precisa degli effetti devastanti di un conflitto così spietato. Ma la censura non può comunque nascondere del tutto l'orrore. Sotto gli occhi del mondo intero è stata rasa al suolo una capitale, Grozny, con i suoi 400 mila abitanti, il primo caso dopo la distruzione di Varsavia operata da Hitler nel 1944. Una tale efferatezza non può essere giustificata come un'operazione anti-terrorismo, come insiste il Presidente russo Vladimir Putin. Le autorità militari russe affermano di dover lottare contro un gruppo che annovera dai 700 ai 2.000 combattenti; ma cosa sarebbe successo se gli inglesi avessero bombardato Belfast o se gli spagnoli avessero attaccato Bilbao, col pretesto di reprimere le rivolte rispettivamente dell'Ira o dell'Eta? Eppure il mondo intero rimane in silenzio di fronte al saccheggio di Grozny e di altre città e villaggi ceceni. Forse le donne, i bambini e tutti i civili che abitano questa regione sono meno degni di rispetto del resto dell'umanità? Sono considerati ancora degli esseri umani? Niente al mondo può scusare l'indifferenza dimostrata dal nostro tacere. In Cecenia c'è in gioco il nostro senso più elementare di moralità. Può il mondo accettare lo stupro di ragazze sequestrate dalle forze occupanti o dalle milizie? Dobbiamo tollerare l'infanticidio, o il rapimento di ragazzini torturati, mutilati, e rivenduti poi alle loro famiglie, vivi o morti? Non si può più dire «noi non ne sapevamo nulla». In Cecenia è a rischio il principio fondamentale che sta alla base della democrazia e dello Stato civile: il diritto alla vita, compresa la protezione degli innocenti, delle vedove e degli orfani. Gli accordi internazionali e la Carta delle Nazioni Unite, vanno rispettati in Cecenia come in qualsiasi altro Stato. Questa situazione mette a rischio la stessa lotta contro il terrorismo. Ormai tutti hanno capito che l'esercito russo si comporta come un gruppo di pompieri piromani, alimentando i focolai del terrorismo. Per quanto tempo ancora vogliamo ignorare il fatto che, sbandierando lo spettro del «terrorismo ceceno », il governo russo sta sopprimendo le libertà conquistate con la caduta dell'impero sovietico? La guerra cecena funge sia da maschera che da giustificazione per il ristabilimento di un potere centrale in Russia e impedisce alle istituzioni e alle autorità di combattere e limitare il Cremlino. Fermi nel rifiutare campagne coloniali e di sterminio, amando la Russia e convinti che essa possa fiorire in un futuro democratico, e poiché crediamo che il terrorismo, praticato indifferentemente da gruppi di ribelli o dagli eserciti, debba essere condannato, chiediamo che l'indifferenza sulla questione cecena finisca. Dobbiamo aiutare le autorità russe a liberarsi dalla trappola che loro stesse hanno teso e in cui sono cadute, mettendo a rischio non solo i ceceni e i russi, ma il mondo intero. Sarebbe davvero una tragedia se la questione cecena venisse messa da parte durante il vertice del G8 (in programma a San Pietroburgo nel giugno prossimo). La questione cecena e questa guerra orribile e interminabile devono diventare oggetto di discussione aperta per essere definitivamente affrontate in maniera pacifica.

André Glucksmann, Václav Havel, Prince Hassan bin Talal, Frederik Willem de Klerk, Mary Robinson, Yohei Sasakawa, Karel Schwarzenberg, George Soros, e Desmond Tutu

(Traduzione a cura dell’Università Iulm)

------------------------------------------------------------------

* L’IRAN E LA BOMBA ATOMICA

Per evitare la guerra serve un confronto a muso duro

da IL RIFORMISTA del 10/03/06

L'escalation è cominciata. Una escalation politica e diplomatica, ma nessuno si illuda che non diventi anche militare. Condi Rice è stata molto esplicita: il riarmo nucleare iraniano è «la sfida numero uno agli Stati Uniti». Ma solo agli Stati Uniti? Evidentemente no. La bomba atomica in mano agli ayatollah, peggio ancora in mano ad Ahmadmejad, è una minaccia per la pace mondiale. Su questo anche i paesi europei debbono essere convinti senza tentennamenti. Le posizioni emerse a Bruxelles, ma anche nelle cancellerie del vecchio continente, fanno pensare che sia così. Sull'Iran, la Francia ha una posizione netta, spalleggia gli Usa forse ancor più della Gran Bretagna, a tal punto che Washington evita qualsiasi polemica nei confronti di Parigi. I tempi del boicottaggio alle patatine fritte, le french fries, sono morti e sepolti. Anche Angela Merkel a Berlino si è espressa chiaramente. E Gianfranco Fini ieri ha ribadito che è inevitabile che la questione Iran venga portata all'Onu e la corsa all'atomica sanzionata. Ma come?

E' qui il punto. Europei e americani non bastano per determinare una maggioranza al Consiglio di sicurezza. Decisivo sarà l'atteggiamento della Russia e della Cina. Tuttavia, una linea unitaria e determinata dei paesi occidentali potrebbe fare la differenza, delineando uno scenario opposto rispetto a quello iracheno. Tanto più che questa volta le armi di distruzione di massa ci sono. L'Iran è davvero a un passo dalla bomba. E va preso sul serio, non è l'Iraq. L'unico modo per evitare che si arrivi a un confronto armato è mostrare una volontà chiara in sede Onu per isolare il regime teocratico di Teheran. Ci sono ancora mezzi diplomatici efficaci, scommettendo sul fatto che l'isolamento danneggi non solo l'immagine, ma il futuro di un paese percorso da correnti diverse. Sperando che le componenti del regime che negli anni scorsi avevano sperato di giocare un ruolo diverso e positivo nello scacchiere mediorientale (e che oggi sono in difficoltà) rialzino la testa e facciano ragionare l'intera classe dirigente. Potrà non riuscire e, allora, davanti a noi si presenterà il peggiore degli scenari possibili. Ma proprio per questo val la pena concentrare tutti gli sforzi, insieme agli Stati Uniti.

------------------------------------------------------------------

* LA SCELTA DEL CORRIERONE

MIELI VOTA MA NON PER MONTEZEMOLO

di Enrico Cisnetto da il FOGLIO 10/03/06

Sbaglierebbe due volte chi fosse indotto a sovrapporre il giudizio preoccupato di Luca Montezemolo sul declino italiano, che ha suscitato le ire di Silvio Berlusconi, e l’endorsement a Romano Prodi di Paolo Mieli. Primo, perché la presa di posizione del presidente della Confindustria non è affatto un’apertura di credito al centro-sinistra. E secondo, perchè il fondo del direttore del Corriere della Sera ha con evidenza altri scopi rispetto a quelli espliciti. Ma andiamo con ordine.

Sarà pur vero, come si dice, che il Cavaliere è fatto così e che pretendere da lui comportamenti “politici” è come aspettarsi che sappia governare, ma ho proprio l’impressione che questa volta l’aver attribuito Montezemolo al centro-sinistra sia un errore che un impolitico ma pur sempre grande rabdomante del marketing come lui non avrebbe dovuto commettere. Perchè il risultato non sarà spaccare la Confindustria, aprendo le porte ad una improbabile fronda interna, bensì quello di perdere per strada un ulteriore interlocutore del sistema degli interessi. E’ lo stesso errore che il premier ha commesso con Cisl e Uil nel corso della legislatura, quando prima ha convinto Pezzotta e Angeletti a rompere con la Cgil pur di firmare il “patto per l’Italia” e poi li ha clamorosamente mollati come da classico “armiamoci e partite”. Ma il ripetere questa volta è “diabolico”, se si considera che gli imprenditori sono la base sociale del centro-destra, e di Forza Italia in particolare, e che siamo alla vigilia delle elezioni. E credere che conquisterà il voto dei piccoli industriali e delle partite Iva mandando a quel paese il blasonato presidente di Fiat e Ferrari, vuol dire non aver capito le dinamiche che presiedono la formazione del consenso dentro Confindustria e non aver imparato nulla dall’eclissi (totale) dalla scena di Antonio D’Amato.

E poi c’è un’altra considerazione, non meno importante, da fare. Se fosse vero, come il Cavaliere accredita, che Montezemolo ha in testa un disegno politico per sé, allora a tutto avrebbe interesse meno che a prendere posizione per qualunque delle parti in gara il 9 aprile. Perché un’eventuale “discesa in campo” del presidente della Confindustria – peraltro improbabile, altrimenti avrebbe scelto la strada della terza forza a queste elezioni – non può che prefigurare l’uscita di scena tanto di Berlusconi come di Prodi. E allora, perchè dovrebbe farsi paladino di uno dei due? D’altra parte, tanto l’analisi confindustriale sul declino e la crescita zero, quanto il giudizio – totalmente condivisibile – sulla campagna elettorale “più lunga e più brutta dal dopoguerra” non vanno nella direzione della condanna del centro-destra e dell’assoluzione del centro-sinistra, ma in quella di un concorso di colpa con equa distribuzione delle responsabilità. Basterebbe leggere il fondo di Luca Ricolfi, uscito ieri mattina sulla Stampa, sulle “due sinistre” in gara, che sarebbe meglio sintetizzare come i due “partiti conservatori” che bloccano l’Italia, per capire che Confindustria non ha per nulla l’interesse a sponsorizzare una delle due coalizioni che formano il nostro sgangherato bipolarismo. E non per istituzionale equidistanza – che si riserva per i documenti ufficiali – né per calcolo da “potere forte” che preferisce la politica debole, che sarebbe una scelta masochista. Ma semplicemente perchè è maturata negli imprenditori italiani la consapevolezza che è questo sistema politico a non funzionare e che è ad esso, nel suo complesso, che occorre mettere mano.

Dunque, non regge la tesi che l’uscita di Mieli vada attribuita (anche) a Montezemolo. A me sembra, infatti, che siano altre le logiche di quel fondo – la cui unica irritualità, sia detto per inciso, sta nella sua tempistica – la più importante e intelligibile delle quali è ricavabile dal nome che manca nell’elenco dei leader del centro-sinistra indicati come affidabili: Massimo D’Alema. Rileggendo Mieli, si potrebbe sintetizzare con “vinca il centro-sinistra, perdano Berlusconi e D’Alema”. E non è difficile capirne il motivo: basta vedere la motivazione con cui Bertinotti passa l’esame Corriere: per aver “impegnato la propria parte politica in una nitida scelta al tempo della battaglia sulle scalate bancarie ed editoriali del 2005”. Insomma, il presidente dei Ds è un nemico perchè stava con i “furbetti” che volevano mettere le mani sulla Rcs. In più non bisogna dimenticare che Mieli suggerisce a chi opta per il centro-destra di votare Casini o Fini. Dunque ciò che conta non è tanto chi vince, ma il regolamento di conti interno alle due coalizioni. Ma, attenzione, sarebbe un errore fare l’equazione “Montezemolo capo dei poteri forti azionisti del Corriere = mandante di Mieli”. Certo, nella difesa della Rcs come nella partita Bankitalia i due hanno militato nella stessa squadra, ma questo passaggio politico appare del tutto “mielista”. Nel senso che è evidente il ruolo che il direttore del Corriere sta svolgendo e intende svolgere: quello del “nuovo” (e moderno) Cuccia, che sta al crocevia dell’intersecazione dei diversi poteri (finanza, media, politica) e se ne fa arbitro e burattinaio. E’ una partita tutta sua, che grazie all’autorevolezza e al senso politico (che tutti, o quasi, i suoi azionisti non hanno) di cui dispone può giocare anche in assenza di un mandato esplicito. Sarà un protagonista assoluto del riassetto che il sistema politico e il capitalismo nostrano dovranno necessariamente darsi. Ma la strada per quell’obiettivo è ancora molto, molto lunga.

------------------------------------------------------------------

* LIBERALISMO IN ATTO

MANIFESTO-APPELLO PER LA LIBERALIZZAZIONE DEI MERCATI DELL'ENERGIA

Pubblicato il 02/03/2006 da www.brunoleoni.com

L’Istituto Bruno Leoni (Torino) In collaborazione con Instituto Juan De Mariana (Madrid, Spagna), Liberalni Institut (Praga, Repubblica Ceca), e Lithuanian Free Market Institute (Vilnius, Lituania) promuove il seguente manifesto:

“La decisione del governo francese di tenere a battesimo la fusione di Gaz de France e Suez per scongiurare un’opa della compagnia italiana Enel, e le resistenze di quello spagnolo all’acquisizione di Endesa da parte dei tedeschi di Eon non sono fatti isolati. A dispetto della debolezza della politica energetica dell’Unione Europea, gli Stati membri sembrano interessati a blindare i mercati nazionali allo scopo di proteggere imprese da loro stessi controllate o comunque ad essi legate. Questa condotta non solo infrange il sogno di un’Europa economicamente integrata, ma rischia di produrre conseguenze negative per i consumatori.

Crediamo che sia urgente richiamare l’attenzione sulla miopia di queste politiche, che per tutelare un beneficio effimero mettono a repentaglio la competitività delle nostre imprese e la stabilità della nostra economia.

Per questa ragione chiediamo alla Commissione Europea e ai governi nazionali di favorire una maggiore integrazione economica, tanto più importante in un settore come quello energetico, strategico per il nostro futuro e che per sua stessa natura ha dimensioni europee e non può essere confinato negli spazi nazionali.

In particolare, chiediamo alla Commissione Europea e ai governi nazionali di impegnarsi per

a) Rimuovere gli ostacoli al consolidamento delle imprese europee, non impedendo acquisizioni da parte di compagnie straniere in ogni paese membro dell’Unione;

b) Collocare sul mercato la maggioranza delle azioni o quote delle imprese energetiche, ove ancora possedute dai governi;

c) Liberalizzare i mercati domestici per consentire la creazione di un autentico mercato interno europeo.

Solo con questi provvedimenti l’Europa potrà schierare sui mercati globali soggetti in grado di competere, innovare e farsi valere.”

------------------------------------------------------------------

* TESTAMENTO BIOLOGICO

INIZIATIVA DI UMBERTO VERONESI

Dal CORRIERE DELLA SERA del 1/03/06

Provocazione di Umberto Veronesi. L'oncologo ed ex ministro della Sanità offre, presso la sua Fondazione, un registro per depositare il proprio testamento biologico. «La decisione a proposito di un possibile accanimento terapeutico spetta al malato quando ancora può prenderla», ricorda Veronesi. Dalla sua parte almeno una decina di giuristi.

L'istituzione di un registro per chi vuole fare testamento biologico presso la «Fondazione Umberto Veronesi» (www. Fondazioneveronesi.it). Il gruppo di giuristi che fanno parte della Fondazione, 10 dei quali oggi a Roma, saranno garanti della volontà di chi, nel pieno delle facoltà mentali, sottoscrive un documento in cui è chiara la scelta riguardo a un eventuale accanimento terapeutico. Insomma la decisione non può e non deve essere dei medici bensì del malato stesso. Libera, e presa quando la coscienza ancora lo consente.

Ed è un medico a lanciare la provocazione in un Paese che, nonostante un dibattuto documento espresso dal Comitato nazionale di bioetica (Cnb) e tre proposte di legge «insabbiate» in Parlamento, non ha ancora varato norme al riguardo. Il medico provocatore è Umberto Veronesi: «Io, il testamento biologico l'ho fatto e l'ho affidato a una persona di mia fiducia. La mia paura non è la morte, ma la perdita delle facoltà mentali, della mia coscienza. Dovesse accadere, già da ora ho deciso liberamente che non voglio accanimenti terapeutici».

Umberto Veronesi rivendica il diritto di autodeterminazione in Italia e rilancia il dibattito sul «testamento biologico, o di vita» con una tavola rotonda (oggi a Roma, alle 13, presso la Cassa Forense) coordinata da Maurizio De Tilla, a cui partecipano alcuni giuristi esperti in materia (Guido Alpa, Luigi Balestra, Giovanni Bonilini, Lorenzo D'Avack, Rossana Cecchi, Gilda Ferrando, Salvatore Patti, Pietro Rescigno, Michele Sesta, Diana Vincenti Amato), il cardinale Ersilio Tonini e monsignor Silvano Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede all'Onu. «Non dobbiamo aspettare la prossima Eluana Englaro o un'altra Terry Schiavo per riaprire il dialogo sull'accanimento terapeutico — dice Veronesi —. Sfugge al legislatore che oggi il prolungamento o accorciamento della vita non sono valori in sé, ma lo sono in quanto assecondano il progetto di vita di ognuno di noi. La maggior parte dei malati, e una percentuale sempre più alta di popolazione sana, è favorevole al principio dell'autodeterminazione e della parità, in termini di diritti/doveri, con il mondo medico sanitario. Il paternalismo è superato in tutti i modelli sociali e negli ultimi anni lo stesso è avvenuto nel rapporto medico-paziente. Di fronte ad una medicina che estende sempre più le sue capacità tecniche, la gente sente il bisogno di riappropriarsi delle scelte che riguardano la propria esistenza, e la sua qualità, in ogni fase, compresa quella finale».

Il percorso è iniziato con l'introduzione dell'obbligo del consenso informato alle cure ed ha come tappa naturale il principio delle volontà anticipate da applicare quando, per motivi gravi di salute, non è possibile farle valere di persona. «Certo è un principio di responsabilità della vita — continua l'oncologo milanese — che pare in contrasto con quello della sacralità della vita (Dio ci dà la vita e Dio ce la toglie). Forse questo è il grande dilemma. Che però non deve arenare l'iter legislativo, negando un principio che non è in discussione perché si basa sul diritto alla salute e alla libertà personale riconosciuti dalla Costituzione».

Il testamento biologico non va però confuso con l'eutanasia, che è invece la richiesta esplicita e cosciente del malato di porre fine alla propria esistenza, quando questa sia diventata insopportabile. «Io mi batto anche per l'eutanasia — incalza Veronesi —. Ma una cosa per volta. Il testamento di vita vuole colmare la frattura della sopravvenuta incapacità dell'individuo di fare scelte coscienti ed è dunque uno strumento dell'autonomia dei malati. Nel nostro Paese non esiste una normativa, anche se in linea di principio le volontà anticipate possono essere considerate valide nel nostro ordinamento e tenute in considerazione dai medici».

In realtà manca una legge che obblighi a seguire il testamento biologico come negli Stati Uniti e in diversi paesi del Nord Europa (Olanda, Belgio, Danimarca, Germania). E in una situazione di vuoto normativo il tutto è affidato alla discrezionalità del medico, che a sua volta non è tutelato. «Nei Paesi dove la normativa c'è — conclude Veronesi — l'adesione della popolazione è forte. Negli Stati Uniti, i primi a regolamentare il living will ( Natural death act in California, nel 1976), si parla del 15% della popolazione. In Germania, dove la legislazione è recente siamo già all'8-10%». E gli italiani come si comporterebbero? Difficile fare previsioni, ma vale la pena ricordare un recente sondaggio Eurispes sull'eutanasia (scelta ben più controversa): tra i cattolici 38% favorevoli e 48% contrari, tra i non cattolici 69% favorevoli e 18,6% contrari. Indecisi il 12%.

------------------------------------------------------------------

* DISAVVENTURE LIBERALI

PLI

Da http://www.liberaliperlitalia.it/ 08/03/06

COMUNICATO STAMPA

Il Partito Liberale Italiano non intende ulteriormente avallare i falsi liberali della Casa delle Libertà,che finiranno per consegnare l'Italia alla coalizione della sinistra.

Una legge elettorale antidemocratica ed incostituzionale che consente l'assegnazione dei seggi in base alla fedeltà anziché al consenso popolare, ha riportato l'Italia all'epoca delle investiture medioevali.

Con la forza economica e l'occupazione di posti chiave, Forza Italia ed i suoi alleati perseguono esclusivamente un cinico disegno di potere.- Dopo avere sollecitato ed ottenuto la dichiarazione di collegamento dei liberali nell'alleanza, sono state boicottate le liste del PLI , che avrebbe svolto il ruolo di coscienza critica e di garante della realizzazione di politiche liberali.

Anche il diritto di tribuna parlamentare, offerto e solennemente proclamato da Berlusconi e confermato da Bondi innanzi all'intero Consiglio Nazionale del PLI, non è stato mantenuto, dopo avere raccolto la dichiarazione di accettazione di candidatura in bianco, privando così il partito persino dalla candidatura del suo segretario nazionale.

I liberali non possono che scindere la propria responsabilità da una coalizione che si qualifica esclusivamente per il poco decoroso spettacolo della disputa personalistica tra i propri leaders, che non è altro che il preludio della disastrosa gestione cui il Paese sarebbe destinato in caso di una eventuale vittoria elettorale.

Con le modeste forze, rappresentate dalle poche liste presentate il PLI, si porrà come autonoma "alternativa liberale" sottolineando come la questione morale non può non prevalere su quella politica.

Ufficio Stampa del PLI Nazionale

RIFORMATORI LIBERALI

Da www.riformatoriliberali.org 6/03/06

Benedetto Della Vedova candidato alla Camera nella Circoscrizione Piemonte1 e Peppino Calderisi candidato alla Camera in Emilia Romagna nelle Liste di Forza Italia.

Questo l'esito finale dell'accordo tra Riformatori Liberali e Forza Italia. Si tratta, per i Riformatori Liberali, di un seggio sicuro e di uno molto incerto che diverrebbe sicuro in caso di vittoria della Casa delle Libertà.

Le premesse e le aspettative erano diverse, come sapete. Ma da qui bisogna partire.

Domani sapremo in quali regioni saremo presenti con le nostre liste al Senato.

LA ROSA NEL PUGNO

di Marco Pannella da Notizie Radicali, giornale on-line di Radicali Italiani, del 5/03/06

“[…]Torniamo a chiedere a Roma Prodi di assumere una netta e chiara leadership dell’intera e attuale Opposizione, non rischiando di apparire solamente come candidato gestore di un prossimo Governo, prima che abbia visto la luce.

Oggi Silvio Berlusconi ha la necessità primaria di dare l’assalto alla potenzialità e anche alla relativa forza già acquisita dalla Rosa nel Pugno. L’assalto di suoi “socialisti, laici, liberali, radicali” sarà reso dai suoi mezzi e dalla sua spregiudicatezza possente, efficace, tanto i comunisti ed assimilabili dell’Unione gli sono preziosi e da esaltare come reale, grave pericolo per indurre paura, smarrimento, quanto la speranza che desta la Rosa nel Pugno deve essere colpita, annientata, su RaiSet, con ogni mezzo.

Un antico riflesso antiradicale e antisocialista, anticattolico-liberale, che appartiene a tanta parte della storia della Sinistra italiana, rischierebbe fortemente di far vincere Berlusconi nell’illusione di poter e dovere “far perdere” la Rosa nel Pugno. Ricerche di Renato Mannheimer (che abbiamo resi pubblici nei nostri siti www.radicali.it e www.rosanelpugno.it) valutano attualmente ancora al 20% le proponesioni di voto alla RnP di elettori provenienti dalla Casa della Libertà; mentre sondaggi riservati a disposizione di una delle forze maggiori dell’Ulivo valuta come assolutamente determinante il successo o l’insuccesso di questa nostra lista per la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento. Ci auguriamo che a queste nostre considerazioni venga riservata – almeno questa volta - attenzione e discussione, contro il cieco riflesso oligarchico di continuare ad ignorarli nell’illusione di poterli così scongiurare”.

------------------------------------------------------------------

* PER LA COSTITUENTE LIBERALE

LIBERALI ITALIANI: SONO I PEGGIORI NEMICI DI SE STESSI

di Nico Valerio da http://salon-voltaire.blogspot.com/ 10/03/2006

I nostri amici liberali, di ogni tendenza, partito e schieramento, oggi si lamentano e gridano al tradimento e all’incomprensione. "Ah, in che Italia illiberale viviamo – dicono – che razza di mascalzoni politici che abbiamo. Ci hanno boicottato, non hanno rispettato i patti, non hanno voluto inserire liste liberali e neanche candidati liberali né a Destra né a Sinistra".

Ma i nostri amici sbagliano, e di grosso.

La politica non è la Congregazione delle Dame di S.Vincenzo, in cui è buona norma fare "opere di bene". Può piacere o no, ma da che mondo è mondo la politica segue le leggi filosofiche della "utilità", e per questo tiene conto, proprio come l’arte militare, delle "forze" reali in campo, oltre che della psicologia dei capi. Uno stratega, un generale, secondo voi metterebbe in prima linea un battaglione di brocchi, di poche reclute mal equipaggiate e alla prima uscita, solo perché il suo comandante è un nobile d’alto lignaggio con un passato glorioso? No, quello che conta è l’oggi, l’organizzazione, l’abilità di trovare, indottrinare e addestrare i soldati, e poi la capacità effettiva di combattere con qualche probabilità di vincere.

Ebbene, i liberali, anche quelli delle sigle o dei nomi più gloriosi, dal PLI nel Centro-destra al gruppo di Zanone nel Centro-sinistra, si sono finora cullati nel culto delle memorie, nella nostalgia più struggente ma inconcludente dei tempi lontani in cui erano "prestigiosi, potenti e famosi". Ma, nonostante che molti di noi – per esempio, chi scrive, addirittura dal Consiglio nazionale del PLI – li abbiano più volte benevolmente strigliati perché passassero dalla sterile nostalgia all’azione, alla politica vera, nulla, assolutamente nulla hanno fatto nel decennio che ci separa dal fatidico 1993-1994, la stagione che vide la crisi della Prima Repubblica.

Né uno straccio di riunificazione, né rilanci operativi, né un po’ di propaganda spicciola tra le nuove generazioni, né addirittura quell’approfondimento teorico – convegni, grandi congressi – che serve in mancanza d’altro, insieme con la polemica politica quotidiana (perfino questa assente), almeno a far sentire ai giornali, alla tv, agli intellettuali dell’area liberale, e al largo pubblico che segue i mass media, che un soggetto politico liberale esiste ancora, respira. Nulla, lo zero assoluto. Quando, invece, i cugini radicali, naturale pietra di paragone per i liberali, pur nell’analoga modestia di forze e di mezzi, dimostravano ogni giorno non solo di essere in vita, ma di poter influire sulla vita politica italiana, imponendo addirittura temi di discussione.

Tutte carenze che, come le vediamo noi, le vedono anche i responsabili delle coalizioni di Destra e di Sinistra. Hanno capito subito che questi liberali super-individualisti e nostalgici, schizzinosi e snob, inadatti alla vita politica pratica, però frazionisti e uno contro l’altro (un esempio tra mille: il PLI quasi non esiste, ma in Sicilia qualcuno ha fondato il Nuovo PLI), che non sanno fare propaganda tra la gente, tra i giovani, le nuove coppie, le casalinghe, i pensionati, e tra gli stessi intellettuali liberali, incapaci di farsi capire perfino dai giornalisti con uno straccio di evento o di comunicato fatto bene, non avrebbero portato un solo voto tranne il proprio. E hanno visto giustamente le pressioni degli esponenti liberali per entrare nelle coalizioni solo un mezzo per mettere al sicuro la propria carriera professionale.

I liberali, perciò, anziché lamentarsi dei politici avversari, se la prendano con se stessi, con le invidie personali, col rifiuto di azzerare tutte le sigle e di creare, per esempio, una grande Assemblea costituente di tutti i Liberali italiani (basta col nome "partito") che miri almeno al 10-15 per cento alle elezioni del 2011. Se la prendano col proprio individualismo sfrenato, col frazionismo maniacale e asociale, con quel famigerato narcisismo aristocratico grazie al quale è nato in casa liberale il detto autoironico (sì, perché i liberali sono dei gran signori dotati di humour) per cui "ogni liberale è un partito a sé". Ma se la prendano anche con i propri leader, che saranno pure veri liberali, ma si sono dimostrati da dieci anni in qua del tutto inadatti all’organizzazione di partito, alla lotta politica, perfino a creare dei banali uffici stampa. Che vogliono fare da soli, ma non sanno fare nulla, e quindi non fanno. E si sbrighino, anche, perché quel 30 per cento buono di liberali potenziali che l’Italia, come grande nazione dell’Occidente, bene o male dovrebbe avere, e che ora sono sparsi tra dieci partiti, rischiano di dimenticare o di ignorare per sempre l’esistenza d’una casa madre. Insomma, altro che nemici: sono i liberali italiani i peggiori nemici di se stessi.

------------------------------------------------------------------

* SCIOPERO DEL VOTO

NESSUNO MERITA IL VOTO

da http://venetoliberale.ilcannocchiale.it/ 3/03/06

A proposito delle prossime elezioni politiche Veneto liberale ha manifestato l'intenzione di attuare lo sciopero del voto perché sarebbero "[...]già viziate da illegalità per violazione del principio costituzionale della pari dignità delle forze politiche concorrenti e dall'esito scontato della vittoria dell'immobilismo conservatore, qualsiasi maggioranza scaturisse dalle urne[...]", così come si legge nella mozione politica approvata dall'ultimo congresso.

Nel predetto documento si legge anche che Veneto liberale "[...]manifesta, ancora una volta, la propria disponibilità a partecipare a qualsiasi iniziativa di liberali sostenendo almeno

1 il modello di organizzazione federale come strumento per il nuovo soggetto politico nazionale;

2 la modifica del sistema elettorale in senso maggioritario, all'inglese;

3 l'assemblea costituente per le riforme istituzionali;

4 la "europeizzazione" dei cittadini.[…]

Questa parte del documento è leggibile anche sul sito http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti

Su IL GAZZETTINO ed. di Treviso, di oggi 3 marzo 2006, si legge che  Ottavio Pasquotti, segretario provinciale dello Sdi e uno dei leader della "Rosa nel pugno" avrebbe dichiarato: "[…] Non a caso noi siamo sempre stati favorevoli a una legge proporzionale, con sbarramento, con le preferenze […]"

Non pare che né la coalizione di centrodestra né quella di centrosinistra abbiano nei propri programmi i predetti quattro punti, anzi dalla dichiarazione più su riportata, addirittura la lista che astrattamente sarebbe stata più vicina alle opinioni espresse da Veneto liberale, sarebbe in netta contraddizione con l'ostilità verso qualsiasi sistema elettorale proporzionale da sempre manifestata dagli aderenti al sodalizio veneto e quindi non si vede come si possa coerentemente partecipare alle prossime consultazioni elettorali.

Quindi sciopero del voto come conseguenza del fatto che NESSUNO MERITA IL VOTO.

Beppi Lamedica - segretario di Veneto liberale

------------------------------------------------------------------

* L’IMPEGNO DEI LIBERALI

IL TRIONFO DELLA PARTITOCRAZIA

di Beppi Lamedica da http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti 7/03/06

Ho seguito tante consultazioni elettorali, visto che non sono più tanto giovane, ma mai avevo assistito ad un mercato di candidature così vergognoso. Le segreterie dei partiti politici si sono affannati, visto che la nuova legge elettorale lo permetteva, a mettere in lista i propri fidi – siamo ai “ricongiungimenti familiari” - ed assegnare loro i “posti” migliori. In altri casi hanno fornito carinamente a qualche loro ingenuo seguace una poltrona in prima classe per meglio “guardare” la politica parlamentare. In altri ancora hanno fatto finta di candidare persone di un certo spessore culturale in fondo alle liste, tanto per riempirle. Una volta quelle erano le “candidature di servizio” che umili attivisti offrivano alla “causa” ed ora sono gli specchietti per gli ingenui elettori che credono di “eleggere” i propri rappresentanti ma che, invece, ratificheranno i rappresentanti dei partiti politici. Per carità, non è antidemocratico tutto ciò. E’ semplicemente partitocratrico, ossia antiliberale.

Quello che manca è proprio uno strumento per modernizzare il paese. Pensate che nel centrosinistra vi sono quelli che vagheggiano il “partito democratico” che sembra la versione moderna dell’agglomerato di ex DC e di ex PCI, altri che vorrebbero far rivivere il PCI ed altri che sognano la rinascita di un socialismo democratico e liberale con alleati clericali e giustizialisti. Nel centrodestra reazionari sanfedisti stanno organizzando una crociata in difesa dei valori della tradizione occidentale travestendosi da liberali in appoggio al populismo ridanciano del leader della coalizione. E i liberali latitano. O meglio, cercano nicchie perché, avendo un’alta considerazione personale, credono che farsi “nominare” dal regime significa anche salvare il liberalismo in Italia. Forse salveranno la tradizione moderata del liberalismo italiano. Quella tradizione piena di fenomeni trasformistici sostanzialmente immobilistici e conservatori. Il paese invece ha bisogno della modernizzazione delle istituzioni, dell’economia e della società civile. Ha bisogno di riforme radicalmente liberali.

L’impegno dei liberali deve essere, oggi, la costruzione di un soggetto politico per i cittadini senza potere, per i consumatori che vogliono essere cittadini e non più sudditi. Per questo oggi bisogna scegliere lo sciopero del voto ed impegnarsi per costruire un soggetto politico di liberali, di moderati e radicali, di riformisti e riformatori, affinché non si debba più ricorrere a questo estremo atto eversivo

------------------------------------------------------------------

* LETTURE

UMBERTO ECO “A PASSO DI GAMBERO” Bompiani RCS Libri S.P.A., Milano 2006

GUERRE CALDE E POPULISMO MEDIATICO

Sono un ammiratore del prof. Umberto Eco proprio per la sapienza nell’uso dei “segni”. Il mestiere dell’usare le parole scritte non lo fa essere solo “scrittore” ma lo fa diventare inventore di un genere letterario con cui sceglie i suoi lettori. Stavolta, però, sono un po’ perplesso.

Il libro raccoglie articoli e testi di conferenze di questi ultimi anni avendo come oggetto gli eventi politici e mediatici accaduti tra il 2000 e il 2005. Paradossalmente Eco sostiene un ritorno al passato a livello planetario. Di qui il passo del gambero. Ma questa impostazione spiegherebbe se non addirittura giustificherebbe il regresso subito dal paese a causa del “regime berlusconiano”, oggetto della feroce critica del nostro autore? Sembra, ad avviso di chi scrive, una contraddizione. Ossia se il regresso è planetario perché mai addossare a Berlusconi il regresso del nostro paese?

Dice Eco, nella bella pagina sulle lezioni di Norberto Bobbio, che compito dell’intellettuale è quello di svolgere una funzione critica quando sa parlare contro la propria parte. Ma anche in questo caso non è contraddittorio descrivere gli elettori del centrodestra come idioti videodipendenti, poco acculturati se non proprio ignoranti e desiderosi di mettere la “mordacchia” ai magistrati? E’ per queste “apparenti” contraddizioni che il libro sceglie i propri lettori tra i tifosi della coalizione prodiana, gli unici capaci a digerirle?

La lettura di questo libro, ad avviso del sottoscritto,  è consigliabile anche ai delusi del centrodestra e del centrosinistra. Infatti leggendolo si potrebbe ritenere che la forma mentis del tifoso di centrosinistra sia simile a quella che traspare da questo libro, il che potrebbe indurre a porre in essere lo sciopero del voto alle prossime elezioni politiche. Con conseguente danno anche per la parte per cui batte il cuore di Eco. Ma forse, quello che a me sembrano contraddizioni, è parlare contro la propria parte. (bl)

INDICE: I passi del gambero – I. La guerra, la pace e altro – II. Cronache di un regime – III. Ritorno al grande gioco – IV. Il ritorno alle crociate – V. La Summa e il resto – VI. La difesa della razza – VII. Cerchiamo almeno di divertirci – VIII. Il crepuscolo d’inizio millennio.

------------------------------------------------------------------

SOLDI AI PARTITI!

I movimenti o partiti possono (quindi, non è obbligatorio?) chiedere il finanziamento adducendo la scusa di un rimborso per le spese elettorali sostenute.

Il finanziamento pubblico è pari ad 1 euro per ogni iscritto alle liste elettorali e per ogni anno di legislatura (in tutto 5 euro in 5 anni di legislatura invece di 4 mila lire, come previsto dalla precedente legge sottoposta a referendum nel 2000).

Ne hanno diritto tutti i partiti o movimenti che hanno superato la soglia dell'1% dei consensi.

Per ogni elezione il singolo partito avrà il finanziamento in proporzione alla percentuale dei voti ottenuti invece che in rapporto ai voti effettivamente ottenuti, naturalmente per aggirare gli effetti dell’astensionismo elettorale.

IL MALLOPPO PER LE ELEZIONI EUROPEE: 250.038.250,00 DI EURO

"La stessa parola rimborso è inesatta. Basti pensare che alle Europee del 1999, prima della legge del 2002, Forza Italia incassò il doppio di quanto speso, i Ds una cifra otto volte superiore, An, insieme al Patto Segni, poco più del triplo di quanto sborsato. Oggi, grazie alle norme approvate nel 2002, come contributi per le Politiche del 2001 il tesoriere di Forza Italia ottiene ogni anno oltre 14 milioni di euro, quello dei Ds poco più di otto, quello di An quasi sei. Senza la riforma di due anni fa le cifre sarebbero ridotte a un terzo" (M. Galluzzo Corriere della Sera 5 ottobre 2004)

sanatoria per i tesorieri dei partiti

Una pioggia di denaro sui partiti politici, con la possibilità di ottenere contributi anonimi fino a 50 mila euro e soldi dallo Stato anche in caso di interruzione della legislatura. Con tanto di sanatoria, e salvacondotto per il futuro, per i loro amministratori rinviati a giudizio. E, se non bastasse, un fondo di garanzia pagato dallo Stato per far fronte ai loro creditori. (Mario Sensini Corriere della Sera del 3 febbraio 2006)

---------------------------------------------------------------------

Non dimenticare la Cecenia! Puoi sostenere il Piano di Pace di Aslan Maskhadov in favore di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia firmando l'appello sul sito del TRP www.radicalparty.org

Olivier Dupuis – Già segretario del Trasnational Radical Party

---------------------------------------------------------------------

CAMPAGNA OTTO PER MILLE

L’otto per mille è il sistema con cui lo Stato finanzia la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose

Il 100% degli italiani versa l’otto per mille a tale fine, indipendentemente dalla loro volontà

L’unica cosa che puoi fare, è esprimere una preferenza tra i sette soggetti concorrenti, firmando il modello 730-1 o simili

Se non esprimi la prefe


 
Links Correlati
· Inoltre Per non mollare
· News by Fabio


Articolo più letto relativo a Per non mollare:
martedì 25 aprile 2006


Valutazione Articolo
Punteggio Medio: 0
Voti: 0

Dai un voto a questo articolo:

Eccellente
Ottimo
Buono
Sufficiente
Insufficiente



Opzioni

 Pagina Stampabile  Pagina Stampabile

 Invia questo Articolo ad un Amico  Invia questo Articolo ad un Amico



 



Web site engine\'s code is Copyright © 2002 by PHP-Nuke. All Rights Reserved. PHP-Nuke is Free Software released under the GNU/GPL license.