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Veneto Liberale e Fermare il Declino
Postato il Thursday, 06 September @ 07:42:26 CEST di fabio

L'Opinione di Beppi Lamedica Cari amici e cari compagni, a Ferragosto sul Corriere della Sera è comparsa una lettera nella quale si affermava l’esistenza dell’opportunità per “la nascita di una grande formazione popolare che raccolga il consenso dei milioni di elettori che credono nei valori del lavoro e della libertà, del merito e della competenza professionale, dell' apertura internazionale e dell' unificazione europea.”

Due idee di fondo animano l’iniziativa: “la crescita economica come chiave per ogni politica di rinascita della nazione; la coscienza che il maggior ostacolo alla crescita sia la configurazione attuale dell' apparato dello Stato che occorre quindi drasticamente riformare.

Dismettendo per ridurre indebitamento, liberalizzando per indurre concorrenza ed eliminare rendite, dimagrendo per diventare produttore di servizi utili, rientrando in un alveo più sopportabile sotto un profilo economico (spesa pubblica e tasse) e di libertà personale (burocrazia e merito).” Si precisa che l’iniziativa non ha nulla a che fare con la fantomatica “Cosa di centro” (di sapore neodemocristiana) anzi, si distingue da questa perché il linguaggio della iniziativa sostenuta dalla lettera ferragostana ha la sostanza di “un liberalismo popolare che in Italia non ha mai avuto il timone del governo e nemmeno una rappresentanza politica” Pertanto si dichiara che “Occorre cambiare in profondità, in primo luogo sul territorio e poi nella rappresentanza politica.” Perciò “ci impegneremo da settembre per un progetto apertamente politico e innovatore, lungo il quale incrociare la disponibilità e la volontà di quanti credono che l' Italia non meriti il ritorno a una stagione politica fallimentare.” I sottoscrittori della lettera ferragostana (Michele Boldrin, Carlo Calenda, Oscar Giannino, Andrea Romano, Nicola Rossi, Luigi Zingales) sono intellettuali che si richiamano a due organizzazioni culturali-politiche (Fare Italia e Fermare il declino) che hanno molti punti di contatto tra loro. Oscar Giannino, in una lettera del 3 settembre inviata a coloro che hanno aderito al Manifesto di “Fermare il declino” spiega l’esito di un incontro preparatorio di una convention che dovrà tenersi nel prossimo novembre “nella quale sciogliere definitivamente il dilemma intorno alle modalità della piattaforma politica con la quale lanceremo una proposta nuova al Paese, programmatica e di cambio di classe politica e dirigente.” Infatti il giudizio sul governo Monti manifesta l’esistenza di sensibilità diverse. La componente che fa riferimento a “Fermare il declino”, pur riconoscendo a Monti una personalità di spessore internazionale “che il predecessore non poteva neanche sognarsi,” ritiene “che il governo Monti non abbia scalfito le pessime prassi della PA italiana che sommate alla cecità della politica hanno condotto al declino italiano.” Altri sostengono che “l'offerta attuale della politica consiglia di restare a difesa attiva di Monti oggi, e pronti a sostenerlo anche un domani se presenti in Parlamento”. Italia Futura si trova in una posizione intermedia: “convinta dell'inopportunità di apparire come nemici del premier, mentre diverso è criticare anche pesantemente errori dei suoi ministri” La convention di novembre dovrebbe anche risolvere il problema della leadership (si esclude drasticamente l’esistenza di leader in sonno quali Montezemolo o Marcegaglia) e predisporre la “piattaforma politica con la quale lanceremo una proposta nuova al Paese, programmatica e di cambio di classe politica e dirigente.” Si precisa che “Non serve un partitino nuovo. L'essenziale è capire se e come saremo in condizione di presentare liste e candidati in coerenza a ciò per cui siamo nati e che ci unisce, alla luce anche di quella che sarà l'eventuale riforma elettorale.” “Per sventare il rischio di apparire come una formazione a caratterizzazione solo macroeconomica” sono allo studio varie proposte “a cominciare dai temi del lavoro, condizione femminile e giovanile”. Mi è stato chiesto come la penso su questa iniziativa denominata “Fermare il declino”. Devo dire che ha attirato la mia attenzione. I dieci punti del Manifesto sono condivisibili. Li elenco in modo da aver chiaro qual è il punto di partenza.
“1) Ridurre l'ammontare del debito pubblico.
2) Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni.
3) Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, dando la priorità alla riduzione delle imposte sul reddito da lavoro e d'impresa.
4) Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali quali, a titolo di esempio: trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali e banche (inclusi gli assetti proprietari).
5) Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti.
6) Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse.
7) Far funzionare la giustizia.
8) Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne, oggi in gran parte esclusi dal mercato del lavoro e dagli ambiti più rilevanti del potere economico e politico.
9) Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni.
10) Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo.”
L’aver messo al primo punto la riduzione dell’ammontare del debito pubblico spiega perché il primo intervento sui mass media riguarda questo argomento e non altri (ad esempio la giustizia). Il 4 settembre, sul Corriere della Sera, è comparso un intervento proprio sulla questione del debito pubblico. Michele Boldrin, Sandro Brusco, Carlo Calenda, Oscar Giannino, Andrea Romano e Nicola Rossi a conclusione del loro intervento scrivono : “Sono le prassi della politica e della burocrazia statale ad aver causato il declino del Paese. Per ritornare a crescere occorre anzitutto rivoltare come un calzino lo Stato, il suo perimetro, le sue priorità. È necessaria una discontinuità radicale da ‘questo’ Stato inefficiente. Tante volte Monti, parlando, ha mostrato di condividere questa visione. Ma per porla in essere, occorre che politica e partiti prendano davanti agli italiani impegni chiari. E che gli elettori giudichino. Nell'Italia in cui alla disoccupazione record si sommano i tanti casi, dall'Ilva al Sulcis, in cui l’intervento pubblico non dà certezze ma l’opposto, lanciare un grande patto per la crescita è possibile solo se si è in grado di fare un radicale cambio di passo rispetto ai riti stantii del recente passato. Altrimenti gli italiani continueranno a subire nella vita quotidiana i morsi del reddito che scende, mentre la benzina sale per le accise governative. Procedere con annunci subito smentiti significa accrescere la sfiducia.”
Si tratta di un buon inizio per un percorso riformatore, ma “per sventare il rischio di apparire come una formazione a caratterizzazione solo macroeconomica” non è sufficiente allargare l’orizzonte a“ temi del lavoro, condizione femminile e giovanile”. Occorre qualcosa di più e di diverso.
A chi scrive sembra fondamentale la costituzione di un partito politico. Sì, avete letto bene. Non un nuovo ‘partitino’ ma un grande e forte partito.
Proprio nel momento in cui i partiti godono di una scarsa considerazione da parte dell’opinione pubblica, è necessario invece puntare sulla forma partito.
Ossia un movimento che si pone come obiettivo l’aggregazione in un soggetto politico denominato “partito” per distinguersi da tutti i prodotti del “mattarellum” e del “porcellum”. E quel partito deve andare oltre la visione provinciale dei soggetti politici esistenti. Un partito che voglia far parte della famiglia culturale e politica “dei liberali e dei democratici” in quanto Riformatore, ossia né Conservatore né Socialista.
Di qui l’attenzione e la preferenza nei confronti di un sistema elettorale che possa favorire l’emersione di una offerta riformatrice che non deve essere diluita in populismi demagogici, conseguente a coalizioni algebriche, frutto di sistemi elettorali simil-proporzionali.
Inoltre diventa indispensabile una maggiore attenzione per le libertà individuali minacciate da integralismi conseguenti ad una eccessiva invadenza delle istituzioni pubbliche nella vita privata. Di qui un atteggiamento favorevole all’antiproibizionismo che non riguarda solo le droghe ma anche la libertà di ricerca scientifica e l’autodeterminazione individuale per la scelta delle cure sanitarie.
Martedì 18 settembre, alle ore 21, a Castelfranco Veneto, nella saletta “Pacifico Guidolin” della Biblioteca comunale, organizzato dalla locale sezione del CNA, verrà presentato il libro “Sudditi” curato da Alessandro De Nicola presidente dell’Istituto Bruno Leoni. Questi, assieme ad Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto e che quella sera relazionerà sul libro (significativo il sottotitolo del libro: “un programma per i prossimi 50 anni”) ha aderito a “Fermare il declino”.
Sarà un occasione per approfondire il progetto e verificare le possibili convergenze con il progetto del soggetto politico riformatore “di liberali e democratici” che costituisce il fine della microassociazione “Veneto liberale”, attualmente in trepida attesa che qualcosa di liberale compaia all’orizzonte. (bl)


 
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