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Lettera sulle elezioni politiche del 2013
Postato il Tuesday, 05 March @ 11:02:55 CET di fabio

L'Opinione di Beppi Lamedica Cari amici e cari compagni,
domenica 24 e lunedì 25 febbraio si sono svolte le elezioni politiche. La posta in gioco era la normalizzazione della situazione politica per ovviare alla grave crisi politica.
Non sembra che l’obiettivo sia stato completamente raggiunto il che conferma quanto paventavo in una mia lettera del 6 gennaio.
“E’ probabile - scrivevo - che non ci sarà alcuna normalizzazione e la crisi avrà gravi recrudescenze, per cui le gravi condizioni in cui ci troveremo costringerà gli eventi a realizzare le premesse per la costituzione di quel soggetto riformatore, di liberali e di democratici del quale l’alternativa liberale al regime ha necessità.”
Si è accresciuto il numero dei cittadini che si sente estraneo al regime politico attuale. L’astensione, in confronto alle elezioni del 2008, è incrementata di ben 5 punti essendo passata dall’ 19,49% al 24,82% del corpo elettorale.
Molto significativo è il minor consenso raccolto dai partiti che si identificano con il regime.
Il partito di Berlusconi ha raccolto in queste elezioni 7.332.667 mentre nel 2008 aveva raccolto 13.629.464 ossia ben 6.296.797 voti in meno.
Quello di Bersani, che nel 2008 aveva raccolto 12.095.306 di consensi, nelle ultime elezioni politiche ha raccolto solo 8.644.187 voti, cioè ben 3.451.119 voti in meno.
La Lega ha raccolto stavolta 1.390.156 voti mentre nel 2008 aveva raccolto 3.024.543 di consensi: persi più della metà dei consensi. (Però, la Lega, può ritenersi soddisfatta di aver raggiunto l’obiettivo di conquistare le quattro regioni del nord [Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Lombardia] per meglio contrattare con il probabile debole governo nazionale?)
La lista del Presidente del Consiglio in carica ha raccolto 2.824.001, ossia appena 800.000 voti in più di quelli conquistati dall’UDC di Casini nel 2008, quindi un consenso insufficiente a poter conquistare i seggi al Senato per costringere Bersani ad allearsi, abbandonando l’incompatibile Vendola.
Si dice che il vero vincitore delle elezioni è stato il Movimento di Beppe Grillo, M5S.
Bè 8.689.168 voti sono un bel patrimonio di consensi: 109 deputati e 54 senatori costituiscono una forza politica che potrebbe essere molto utile per tentare di conseguire il proprio obiettivo politico. Ma quale sarebbe l’obiettivo politico di questa forza politica che la si vuole descrivere eccentrica rispetto al regime? Lo dice ad alta voce: cacciare l’attuale classe politica. Ammesso e non concesso che questo possa costituire un obiettivo politico (perché solo la classe politica e non la classe dirigente?) rifiutare ogni accordo con Bersani, ad esempio (definito un uomo morto, uno stalker, etcc.) significa dare spazio a Berlusconi nel tentare di agganciare il PD nella operazione “governabilità”. In tal caso più che cacciare la classe politica il M5S la manderebbe direttamente al governo del Paese: un effetto inintenzionale della lotta politica dei grillini!
Si dice che la ingovernabilità dipende dalla pessima legge elettorale denominata “porcellum”: il PD non ha ottenuto la maggioranza dei Senatori perché il premio di maggioranza è assegnato regione per regione piuttosto che a livello nazionale, come invece accade per la Camera dei Deputati. Molti dimenticano che questo meccanismo è effetto di una modifica imposta dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi. Il “porcellum” era già brutto di per sè (ad esempio deputati e senatori rappresentanti dei partiti piuttosto che dei cittadini), con la modifica “Ciampi” è stata peggiorata. E poi ci si meraviglia del distacco dei cittadini dal regime: sono anche dei pasticcioni!
Capita, alle volte, che quando si raggiunge il fondo nasce una forza che spinge per riemergere. Ci troviamo in questa situazione? E’ possibile che accada il miracolo che ci sia un rimedio al degrado?
Chi crede nella Politica con la “P” maiuscola esamina i dati a disposizione con mente fredda e cuore caldo. Il cuore caldo suggerisce la necessità di un soggetto riformatore di liberali e di democratici per reagire al degrado. La mente fredda auspica: “a) il rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.” Inoltre chi scrive è convinto, come già più volte ribadito, che “I problemi nazionali e quelli transazionali sono talmente intrecciati che non si possono affrontare gli uni disinteressandosi degli altri. Perciò è necessario reagire all’Unione Europea intergovernativa e sostenere le iniziative per la Costituente europea, ossia rendere il Parlamento europeo rappresentativo dei cittadini piuttosto che dei partiti e il Premier europeo investito direttamente dal consenso elettorale. Solo una Europa politica e democratica può controllare i tecnocrati!”
Guardiamoci attorno e, secondo chi scrive, vi sono energie umane e culturali, utili al predetto progetto, in almeno due micro soggetti: i radicali della lista di scopo “Amnistia, Giustizia e Libertà” e gli immoderati della lista “Fare per fermare il declino”. Potrebbero costituire il nucleo liberale aggregatore del soggetto riformatore per trasformare la democrazia partitocratica postfascista in una democrazia liberale antitotalitaria.
Perciò diventa indispensabile prestare attenzione soprattutto nei confronti di questi micro soggetti per vedere se si può ricominciare da loro. La democrazia liberale antitotalitaria è il progetto politico che può trovare il consenso di coloro che si sentono estranei nei confronti dell’attuale regime politico. Dalla delegittimazione del regime si può passare alla legittimazione di una forza politica per la radicale alternativa liberale.
Proviamoci! (bl)

 
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