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Stringiamo un Patto: L'Opinione di Beppi Lamedica

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Lettera sulle elezioni politiche del 2013
L'Opinione di Beppi Lamedica Cari amici e cari compagni,
domenica 24 e lunedì 25 febbraio si sono svolte le elezioni politiche. La posta in gioco era la normalizzazione della situazione politica per ovviare alla grave crisi politica.
Non sembra che l’obiettivo sia stato completamente raggiunto il che conferma quanto paventavo in una mia lettera del 6 gennaio.
“E’ probabile - scrivevo - che non ci sarà alcuna normalizzazione e la crisi avrà gravi recrudescenze, per cui le gravi condizioni in cui ci troveremo costringerà gli eventi a realizzare le premesse per la costituzione di quel soggetto riformatore, di liberali e di democratici del quale l’alternativa liberale al regime ha necessità.”
Si è accresciuto il numero dei cittadini che si sente estraneo al regime politico attuale. L’astensione, in confronto alle elezioni del 2008, è incrementata di ben 5 punti essendo passata dall’ 19,49% al 24,82% del corpo elettorale.
Molto significativo è il minor consenso raccolto dai partiti che si identificano con il regime.
Il partito di Berlusconi ha raccolto in queste elezioni 7.332.667 mentre nel 2008 aveva raccolto 13.629.464 ossia ben 6.296.797 voti in meno.
Quello di Bersani, che nel 2008 aveva raccolto 12.095.306 di consensi, nelle ultime elezioni politiche ha raccolto solo 8.644.187 voti, cioè ben 3.451.119 voti in meno.
La Lega ha raccolto stavolta 1.390.156 voti mentre nel 2008 aveva raccolto 3.024.543 di consensi: persi più della metà dei consensi. (Però, la Lega, può ritenersi soddisfatta di aver raggiunto l’obiettivo di conquistare le quattro regioni del nord [Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Lombardia] per meglio contrattare con il probabile debole governo nazionale?)
La lista del Presidente del Consiglio in carica ha raccolto 2.824.001, ossia appena 800.000 voti in più di quelli conquistati dall’UDC di Casini nel 2008, quindi un consenso insufficiente a poter conquistare i seggi al Senato per costringere Bersani ad allearsi, abbandonando l’incompatibile Vendola.
Si dice che il vero vincitore delle elezioni è stato il Movimento di Beppe Grillo, M5S.
Bè 8.689.168 voti sono un bel patrimonio di consensi: 109 deputati e 54 senatori costituiscono una forza politica che potrebbe essere molto utile per tentare di conseguire il proprio obiettivo politico. Ma quale sarebbe l’obiettivo politico di questa forza politica che la si vuole descrivere eccentrica rispetto al regime? Lo dice ad alta voce: cacciare l’attuale classe politica. Ammesso e non concesso che questo possa costituire un obiettivo politico (perché solo la classe politica e non la classe dirigente?) rifiutare ogni accordo con Bersani, ad esempio (definito un uomo morto, uno stalker, etcc.) significa dare spazio a Berlusconi nel tentare di agganciare il PD nella operazione “governabilità”. In tal caso più che cacciare la classe politica il M5S la manderebbe direttamente al governo del Paese: un effetto inintenzionale della lotta politica dei grillini!
Si dice che la ingovernabilità dipende dalla pessima legge elettorale denominata “porcellum”: il PD non ha ottenuto la maggioranza dei Senatori perché il premio di maggioranza è assegnato regione per regione piuttosto che a livello nazionale, come invece accade per la Camera dei Deputati. Molti dimenticano che questo meccanismo è effetto di una modifica imposta dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi. Il “porcellum” era già brutto di per sè (ad esempio deputati e senatori rappresentanti dei partiti piuttosto che dei cittadini), con la modifica “Ciampi” è stata peggiorata. E poi ci si meraviglia del distacco dei cittadini dal regime: sono anche dei pasticcioni!
Capita, alle volte, che quando si raggiunge il fondo nasce una forza che spinge per riemergere. Ci troviamo in questa situazione? E’ possibile che accada il miracolo che ci sia un rimedio al degrado?
Chi crede nella Politica con la “P” maiuscola esamina i dati a disposizione con mente fredda e cuore caldo. Il cuore caldo suggerisce la necessità di un soggetto riformatore di liberali e di democratici per reagire al degrado. La mente fredda auspica: “a) il rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.” Inoltre chi scrive è convinto, come già più volte ribadito, che “I problemi nazionali e quelli transazionali sono talmente intrecciati che non si possono affrontare gli uni disinteressandosi degli altri. Perciò è necessario reagire all’Unione Europea intergovernativa e sostenere le iniziative per la Costituente europea, ossia rendere il Parlamento europeo rappresentativo dei cittadini piuttosto che dei partiti e il Premier europeo investito direttamente dal consenso elettorale. Solo una Europa politica e democratica può controllare i tecnocrati!”
Guardiamoci attorno e, secondo chi scrive, vi sono energie umane e culturali, utili al predetto progetto, in almeno due micro soggetti: i radicali della lista di scopo “Amnistia, Giustizia e Libertà” e gli immoderati della lista “Fare per fermare il declino”. Potrebbero costituire il nucleo liberale aggregatore del soggetto riformatore per trasformare la democrazia partitocratica postfascista in una democrazia liberale antitotalitaria.
Perciò diventa indispensabile prestare attenzione soprattutto nei confronti di questi micro soggetti per vedere se si può ricominciare da loro. La democrazia liberale antitotalitaria è il progetto politico che può trovare il consenso di coloro che si sentono estranei nei confronti dell’attuale regime politico. Dalla delegittimazione del regime si può passare alla legittimazione di una forza politica per la radicale alternativa liberale.
Proviamoci! (bl)
Postato da fabio il Tuesday, 05 March @ 11:02:55 CET (792 letture)
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Veneto Liberale e Fermare il Declino
L'Opinione di Beppi Lamedica Cari amici e cari compagni, a Ferragosto sul Corriere della Sera è comparsa una lettera nella quale si affermava l’esistenza dell’opportunità per “la nascita di una grande formazione popolare che raccolga il consenso dei milioni di elettori che credono nei valori del lavoro e della libertà, del merito e della competenza professionale, dell' apertura internazionale e dell' unificazione europea.”

Due idee di fondo animano l’iniziativa: “la crescita economica come chiave per ogni politica di rinascita della nazione; la coscienza che il maggior ostacolo alla crescita sia la configurazione attuale dell' apparato dello Stato che occorre quindi drasticamente riformare.

Postato da fabio il Thursday, 06 September @ 07:42:26 CEST (772 letture)
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LETTERA AGLI AMICI E AI COMPAGNI
L'Opinione di Beppi Lamedica Cari amici e cari compagni, verso metà dello scorso ottobre constatavo che il regime postfascista ha ancora le tossine del regime totalitario fascista in quanto per i totalitari non esistono avversari ma solo nemici da istruggere. L’antiberlusconismo, perciò, non è l’antidoto al regime partitocratico, ma ne è un elemento essenziale per la sua perpetuazione.
Aggiungevo che quello che occorreva era altro, ossia un soggetto politico riformatore di liberali e di democratici che rilanci con il laicismo, le riforme per le libertà politiche, civili e sociali. In pratica: a) il rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.
Sono trascorsi vent’anni da quando “Mani pulite” ha contribuito a costruire la favola della II repubblica. Proprio vent’anni fa Giuliano Amato, da Presidente del Consiglio, confessava la somiglianza, se non proprio la continuità, tra il regime di Mussolini e il regime postfascista. Diceva Amato che la repubblica antifascista aveva declinato al plurale (i partiti) il regime che Mussolini aveva declinato al singolare (il PNF). E qui occorre una precisazione sul termine “regime” che ha generalmente un connotato negativo, mentre io lo uso nel suo significato tecnico, come ha spiegato Angelo Panebianco rifacendosi ad un classico della scienza politica del 1950 (Lasswell H. e Kaplan A. “Potere e società” Il Mulino, Bologna 1997). Per “regime” si intende la combinazione di istituzioni politiche e di valori che giustificano l’esercizio dell’autorità.
Il regime di Mussolini giustificava l’autorità con i valori del fascismo e li combinava con lo strumento Partito Nazionale Fascista che, ad un tempo, faceva da tramite e da direzione dei gruppi e degli individui della società civile. Il regime postfascista, a propria volta, giustifica l’autorità con i valori dell’antifascismo e li combina con lo strumento del pluripartitismo parlamentare che, allo stesso tempo, fa da tramite e da direzione dei gruppi e degli individui della società civile. Di qui la qualifica di regime partitocratico.
Questo regime non può essere assimilato alla democrazia dei partiti” perché in questo ultimo la cultura liberale dà forma alla democrazia, mentre il regime partitocratico, pur essendo un regime democratico, è pervaso da una cultura aliberale se non proprio anti liberale. La prevalenza del socialismo marxista e della cultura cristiano sociale sulla cultura liberale è evidente nella Costituzione repubblicana entrata in vigore il 1 gennaio 1948. I valori dell’antifascismo oggi sono incardinati nelle istituzioni e soprattutto nella visione del consociativismo che fa partecipare al potere, in vari modi, il pluripartitismo parlamentare – anche delegando ad alcuni partiti il ruolo di “oppositori” che vogliono apparire “nemici” più che “avversari” del governo – , relegando gli antagonisti in un ruolo marginale. La fase che il regime sta attraversando, con il governo presieduto dal prof. Monti, non può essere considerata come una netta svolta rispetto al passato. Infatti il pluripartitismo parlamentare (PdL, PD, Terzo polo, Lega e IdV), che ha prodotto legittimamente e legalmente il governo c.d. tecnico” (altra favola: i governi sono sempre politici), sta producendo una serie di proposte di riforme istituzionali e costituzionali, sulle quali ci sarebbe un accordo di massima almeno da parte della maggioranza di governo; riforme che dovrebbero rendere opportuno o il rinvio delle elezioni politiche o il protrarsi dell’attuale formula consociativa anche a dopo il 2013: la partitocrazia è in crisi ed ha bisogno di tempo. (En passant: la cosa stupefacente è che anche l’alternativa al regime ha bisogno, purtroppo, di tempo, di qui la coincidenza della priorità individuata nell’emergenza finanziaria ed economica come indicata dalle autorità dell’Unione Europea).
Il pluralismo partitico parlamentare, cioè la artitocrazia, ha un progetto politico, per arginare la crisi del regime in atto, che può essere suddiviso in tre filoni: a) il rafforzamento del potere dei partiti con il sistema elettorale proporzionale; b) la restaurazione della concertazione con le corporazioni travestita da un’apparente la lotta ai privilegi, richiesta dal rigore finanziario prescritto dalle autorità dell’Unione Europea; c) l’oscuramento dei cosiddetti “temi eticamente sensibili” per ingraziarsi il potere, anche finanziario, del Vaticano.
Dicevo che in regime partitocratico gli antagonisti sono ridotti ad un ruolo marginale. Anzi durante il regime di Mussolini i fuoriusciti erano sostanzialmente banditi. Oggi non c’è la necessità del “fuoriuscitismo” perché la sofisticazione dei mezzi per silenziare gli antagonisti ha raggiunto una tale perfezione per cui l’antagonista, anche se urla, “emette silenzio”. Oggi l’antagonista è altrettanto bandito ed è un fuoriuscito in patria.
Oggi l’antagonista deve operare per costituire un soggetto riformatore di liberali e di democratici per a) il rilancio dell’alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria, anglosassone, b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell’impresa, c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.
Per evitare che la crisi del regime travolga anche i deboli e possa, nel contempo, diventare l’occasione per la trasformazione della democrazia partitocratica in una democrazia liberale è necessaria la presenza di un efficace soggetto politico per i cittadini senza potere. Le condizioni per il raggiungimento di questo obiettivo oggi non sono favorevoli, ma occorre impegnarsi per crearle.
La legalità è il migliore scudo dei deboli ed è il terreno di cultura per la nascita di un soggetto politico riformatore di liberali e di democratici che rilanci con il laicismo, le riforme per le libertà politiche, civili e sociali : di qui l’impegno, anche di piccoli gruppi di cittadini, per il rispetto delle leggi soprattutto da parte delle autorità.
Le iniziative nonviolente di Marco Pannella (amnistia per la Repubblica) sono utili perché fanno avanzare il progetto antagonista di un piccolo passo nella direzione giusta. (bl)
Postato da Fabio il Tuesday, 20 March @ 10:55:43 CET (838 letture)
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Lettera sulla caduta di Berlusconi
L'Opinione di Beppi Lamedica Cari amici e cari compagni,

Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni del suo quarto governo nelle mani del Presidente della Repubblica.
Così facendo ha aperto la strada al conferimento dell’incarico a Mario Monti, ritenuto da molti la “riserva della Repubblica”.
Silvio Berlusconi non aveva il dovere di dimettersi perché il Parlamento non lo aveva sfiduciato.
Solo in questo caso la Costituzione impone le dimissioni perché, formalmente, il nostro regime è una democrazia parlamentare.
Però Berlusconi, pur godendo di un’ampia maggioranza al Senato, alla Camera aveva solo la maggioranza relativa e non quella assoluta; e un governo non può fare affidamento su di una tale maggioranza per affrontare la sfida che la finanza internazionale stava portando al debito sovrano.
A me Berlusconi non piace perché la promessa di rivoluzione liberale non l’ha mantenuta, perché ha utilizzato il potere politico per difendersi dalle sue disavventure giudiziarie, perché non ha fatto nulla per offrire una immagine integerrima della sua vita privata, perché è l’esponente più significativo del conflitto tra l’interesse privato e l’interesse pubblico.
Stavolta devo, però, riconoscergli il merito di aver scelto di farsi da parte per permettere il tentativo di una diversa difesa degli interessi nazionali.
Alcuni diranno che lo ha fatto perché costretto dallo spread dei Buoni del Tesoro italiani e dei Bund tedeschi.
In una democrazia parlamentare è il Parlamento che manda a casa i governi e non certamente la finanza internazionale.
Affermare che è stato sfiduciato dallo “spread” significa dargli ragione sull’esistenza di un complotto finanziario ai suoi danni.
Personalmente non credo nell’esistenza di complotti, credo che il notevole debito pubblico, accumulato dal nostro paese in un lasso di tempo molto più lungo della presenza di Berlusconi al governo, ha esposto il nostro paese alla sfida della finanza internazionale.
La caduta di Berlusconi ha degli aspetti, diciamo, “sui generis”.
Lo aveva notato Michele Ainis.
C’è stato un preannuncio di dimissioni (o pre-dimissioni) per permettere al Presidente della Repubblica di effettuare delle pre- consultazioni e ventilare un pre-pre-incarico e si è lanciato un pre-toto- ministri.
Inoltre è stata approvata una finanziaria che non sarà attuata dal governo che l’ha predisposta.
Questi aspetti provano la drammaticità della situazione che stiamo attraversando.
La gazzarra scoppiata in piazza la sera del 12 novembre contraddice la serietà del momento.
Alcuni contestatori di fronte al Quirinale hanno intonato, l’altra sera, cori, insulti e lanciato monetine nei confronti del Presidente del Consiglio dimissionando.
Da una parte i tifosi del “meno male che Silvio c’è” e dall’altra i tifosi “Ho un sogno nel cuore/Berlusconi a San Vittore” sono gli effetti di un bipolarismo fondato sul berlusconismo/antiberlusconismo.
Non è stato un bello spettacolo! E’ vero i deputati del centrodestra dettero uno spettacolo squallido quando Prodi venne sfiduciato in Parlamento: per festeggiare furono offerti mortadella e spumante! Ma bastano questi episodi per buttare a mare il bipolarismo.
E’ necessario, perciò, tornare al sistema elettorale proporzionale con liste plurinominali e voto di preferenza.
I nostalgici tenteranno questa operazione, perciò occorre vigilare.
Giovanni Sabbatucci, in un buon libro di qualche anno fa “Il trasformismo come sistema”, scriveva: “Non si può escludere che il ritorno alle regole della Prima Repubblica possa portare a una nuova pietrificazione degli equilibri di governo, cancellando quei caratteri di mobilità delle scelte elettorali e di reale competività del confronto politico che costituiscono…il principale dato positivo della stagione iniziata negli anni ’90.
Gli elettori italiani…si sono abituati a partecipare a una gara autentica, in cui si decidono davvero – e si conoscono subito dopo la chiusura delle urne – il colore del governo e il nome del suo leader.
Non credo che rinuncerebbero volentieri a questo privilegio, tipico delle democrazie”.
La caduta di Berlusconi potrebbe essere anche conseguenza del risveglio politico di alcuni settori cattolici che ritengono non più utilizzabile l’uomo di Arcore.
(Che abbia avuto un ruolo la finanza vaticana.
) Il convegno di Todi di qualche settimana fa, le esternazioni di Bagnasco e di Benedetto XVI segnalano un fermento che non lascia indifferente il centrosinistra.
La professione di cattolicità di Mario Monti è nota, di qui l’attenzione dei postdemocristiani e dei postcomunisti del PD nostalgici del compromesso storico di memoria berlingueriana.
Ma, mi chiedo, i cattolici possono dar vita solo ad una nuova DC.
Oppure possono contribuire a dare energia ad un soggetto riformatore di liberali e di democratici.
La storia non si ripete mai allo stesso modo.
I cattolici non hanno contribuito molto al nostro Risorgimento, non fornendo utili energie alle forze liberali.
Nei primi anni del secolo XX hanno strumentalizzato il notabilato liberale per tentare di impossessarsi del potere ma si sono ritrovati il fascismo, con il quale sono scesi a patti.
Grazie anche a quanto avevano acquisito accordandosi con il fascismo sono riusciti a dar vita, nella seconda metà del secolo scorso, al partito democratico cristiano che è stato egemone almeno sino al 1992.
In questo ultimo ventennio i cattolici hanno rinunziato al partito unico pensando di poter influenzare, infiltrandosi, sia il centrodestra che il centrosinistra.
Ora i cattolici sembrano insoddisfatti del ruolo che stanno svolgendo.
Se i cattolici, correggendo l’errore del Risorgimento, si proponessero di offrire energie ad un soggetto riformatore di liberali e di democratici.
Mario Monti potrebbe costituire la transizione verso una democrazia liberale.
Comunque, non dimentichiamoci che il tentativo di Mario Monti ha l’obiettivo di riagganciare l’Italia all’Unione europea, o meglio a renderla protagonista e non più solo spettatrice.
L’obiettivo è ambizioso e, per noi italiani, è essenziale.
Però un governo senza la presenza di politici sembra un governo “anticasta” che dovrebbe essere sostenuto dalla “casta”: lasciare che Monti mendichi la fiducia dal Parlamento non mi pare che sia una buona idea! Pertanto hanno ragione da vendere coloro che sostengono la necessità che i politici “mettano la loro faccia” in questa avventura.
Se il tentativo di Monti (e di Napolitano) dovesse fallire le elezioni anticipate (con il “porcellum”) diventerebbero obbligate e il “si salvi chi può” potrebbe concretizzarsi.
(bl)

Postato da Fabio il Tuesday, 15 November @ 12:38:10 CET (973 letture)
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JONATHAN SWIFT “L’ARTE DELLA MENZOGNA POLITICA”
L'Opinione di Beppi Lamedica LETTURE

JONATHAN SWIFT “L’ARTE DELLA MENZOGNA POLITICA” BUR Rizzoli, Milano 2010

RIESCE A FARE DI UN MORO UN BIANCO

“La superiorità del suo genio consiste in un fondo inesauribile di menzogne politiche che dissemina copiosamente ogni qualvolta apre bocca e che, con una generosità senza precedenti, dimentica nella mezzora che segue, contraddicendosi.” Sembra il ritratto di qualche politico contemporaneo, ma Jonathan Swift scrisse queste parole nel 1710.

Geni di tal fatta, specialisti nell’arte della menzogna politica, vi sono sempre stati. Il diavolo, dice Swift, è il padre della menzogna ma i moderni hanno introdotto in questa arte grandi innovazioni.

Il genio che coltiva l’arte della menzogna politica “non si è mai chiesto se un’affermazione fosse vera o falsa ma solo se fosse opportuno affermarla o negarla a seconda della circostanza e del suo interlocutore; se pensate quindi di ragionare sulle sue asserzioni cercando di interpretarle, giacché vi pare vero il contrario, dovrete riflettere a lungo e ne uscirete sconfitti; che gli crediate o no, l’unico rimedio è di supporre di aver udito suoni inarticolati e privi di significato.”

Sembrano sufficienti queste citazioni per invogliare a leggere questo libretto di saggi d’occasione. Giuliano Ferrara, che ha redatto la prefazione, afferma che sarà di grande aiuto al “benessere della mente”: almeno per me, posso confermarlo.

“Come l’infimo scrittore ha un pubblico di lettori, così il più grande dei bugiardi ha un pubblico di creduloni”

Ma allora la democrazia si basa sui creduloni? Per questo è necessaria una forte iniezione di liberalismo nel sistema democratico. I pesi e i contrappesi servono anche a limitare il potere di questi geni ed evitare che facciano troppi danni.
(bl)

Postato da Fabio il Wednesday, 04 August @ 08:13:28 CEST (1201 letture)
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